Storie dall'Italia

MORIRE IN CARCERE

Nonostante la decisione dei giudici, Domenico Gallo è costretto a rimanere in cella a combattere contro il cancro. La denuncia dei familiari: <<Nessuno vuole curarlo>>. Il Gip ha disposto il trasferimento in ospedale ma nessuna struttura finora lo ha ospitato

Afragola (Napoli)- Sono ormai sei mesi che i familiari di Domenico Gallo, arrestato nel gennaio del 2015 per associazione a delinquere, chiedono che qualche struttura sanitaria possa prendersi cura di lui. L’uomo, formalmente scarcerato e sottoposto agli arresti domiciliari presso un ospedale o una casa di cura dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, è costretto a rimanere in cella perchè nessun ospedale vuole prendersi cura del detenuto che adesso sta combattendo la dura battaglia della vita contro un epatocarcinoma, un maligno e aggressivo tumore al fegato.

La Denuncia dei Familiari. <<Non gli rimane molto da vivere – ha raccontato la sorella Cinzia- e vorremmo che possa trascorrere i suoi ultimi giorni con le cure che merita e non da solo in una cella>>. Domenico Gallo, detto Mimmo, era divenuto nel corso degli anni il “Re dei Palazzinari” abusivi nelle terre di camorra tra Acerra e Afragola, ed è stato arrestato nel corso di un’operazione che ha portato dietro alle sbarre altre 29 persone, ritenute dagli investigatori boss e gregari del presunto sodalizio criminale facente capo ai Moccia che da decenni detta le regole del malaffare nell’area a nord di Napoli.  Le condizioni di salute di Domenico sono precipitate dopo alcuni mesi di reclusione, tanto che in una lunga relazione di consulenza tecnica, il medico incaricato della perizia ha concluso ritenendo incompatibile la detenzione in carcere del malato.

Le Disposizioni del Gip. Il 14 luglio del 2015 il Giudice per le indagini preliminari del Tribubale di Napoli, Claudio Marcopido ha disposto per l’indagato la sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari presso il <<nosocomio o la casa di cura indicata dal medesimo al momento della scarcerazione e […] prescrive al prevenuto di non allontanarsi dalla predetta clinica/ospedale senza idonea autorizzazione e di non comunicare in alcun modo con persone diverse da quelle che con lui convivono o che lo assistono o che condividano con lui la stanza di degenza>>. I familiari di Domenico Gallo chiedono solo di poterlo assisterlo fino alla fine, ma in tutta la Campania sembra non ci siano ospedali disposti a curarlo. Per questo lanciano la loro richiesta di aiuto: << Abbiamo cercato un letto in tante strutture sanitarie – ha continuato la sorella di Gallo- ma tutti ci hanno chiuso le porte in faccia. Nessuno vuole curare Mimmo che, nelle ultime settimane, ormai è legato a un filo>>.

Anche il pm che ha seguito l’inchiesta ha espresso parere favorevole al trasferimento di Gallo dal carcere all’ospedale, sottolineando che non sono state ancora chiuse le indagini preliminari e che sono intervenuti elementi nuovi che non hanno attenuato il gravissimo quadro indiziario del detenuto. Dal canto suo Gallo si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda e ha respinto sempre l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico.

Adesso, però, il “Re del Mattone Selvaggio” come era soprannominato tra Acerra e Afragola chiede di essere curato.

Emanuele Cheloni

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Emanuele Cheloni

È laureato in Scienze Religiose, Summa cum Laude probatus e menzione accademica, presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, con una tesi su "L' umanesimo di Gesù: universalità ed universalismo". È giornalista iscritto all'Ordine Nazionale ed è impegnato a Roma con la Società San Vincenzo de' Paoli, nell'ascolto e aiuto delle difficoltà e povertà urbane. È professore di Religione.

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