FINO A FEBBRAIO NELLA SALA BRASINI DEL VITTORIANO UNA ECCEZIONALE MOSTRA SUL PADRE DELL’IMPRESSIONISMO. IN RASSEGNA 60 TELE MAI ESPOSTE NELLA CAPITALE CHE L’ARTISTA HA TENUTO GELOSAMENTE FINO ALLA SUA MORTE

 

Roma – Il cuore di un artista non è facile da aprire anche se lo stesso artista dà l’illusione di permetterlo.

Nelle tele esposte alla mostra dedicata a Claude Monet, in corso al Vittoriano fino all’11 febbraio 2018, il pittore francese sembra invece spalancare desideri e pensieri; consente al visitatore di entrare in punta di piedi in un momento particolare della sua vita, l’ultimo, quello in cui l’angoscia prevale. In particolare forse per Monet, la sofferenza maggiore era quella di non poter vedere come una volta il mondo esterno immortalato, a causa di un grave problema alla vista.

                                       

Le rose

E così, il padre dell’Impressionismo, rende quelle “impressioni” ancora più tali, dando un ulteriore impulso alla trasformazione dell’arte che lui stesso aveva già avviato tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. È nel 1872 che Monet, dalla finestra di una camera dell’Hotel l’Amirauté dipinge il porto di Le Havre al sorgere del sole. Non cerca il particolare, cerca l’emozione.

Due anni dopo espone la tela e il curatore del catalogo Edmond Renoir, chiede all’autore il titolo e Monet dice: “Metta Impressione”.              

Barca a vela Effetto sera

                           

È la natura ad entusiasmare ed ispirare l’artista tanto da fargli dichiarare che le uniche cose che sapeva fare erano dipingere e piantare fiori. Pittura, giardino e famiglia per lui erano la vita. L’eccezionalità della rassegna del Vittoriano sta nel poter ammirare, per la prima volta, alcune opere che Monet teneva gelosamente nella sua casa e che lasciano una tantum le sale del Musée Marmottan Monet di Parigi che a sua volta aveva ricevuto i dipinti in donazione da parte del figlio Michel. Grazie anche alla sensibilità della curatrice della mostra, Marianne Mathieu, è possibile quindi ammirare i primissimi lavori ; caricature grazie alle quali riuscì a guadagnare i primi soldi.

Poi il passaggio alle tele e sembra di entrare nella sua casa e nel suo giardino, creato due volte. Prima con terra e rastrello poi immortalato con colori e pennelli; tutti i capolavori sono stati dipinti all’aperto.

                           

Il treno nella neve La locomotiva

L’emozione scende dallo sguardo all’anima quando sfiora Il treno nella neve. La locomotiva o Il castello di Dolceacqua o ancora I riflessi sul Tamigi.

Ognuno “si impossessa” di un’opera. L’arte è bella per questo. Lascia la libertà di scegliere e per noi Barca a vela. Effetto sera sono pura magia. Come lo sono Ninfee, Iris o lo splendido Le rose; questi ultimi esposti nella sala grande al primo piano dell’Ala Brasini del Vittoriano. Tele che superano il metro, un’esplosione di colori e di spazio da poter percorrere anche attraverso percorsi multimediali come ormai siamo abituati a vedere.       

Il castello di Dolceacqua, 1884 

E, a proposito di tecnologia, c’è il recupero di opere gravemente danneggiate durante un incendio al museum of Modern Art di New York. Una vera e propria nuova materializzazione di una delle celebri Ninfee ad esempio racconta di come la tecnica può accarezzare l’arte.

CHI ERA MONET

Claude Monet, nasce a Parigi il 14 novembre 1840, ma trascorre i primi anni a Le Havre, dove inizia a disegnare caricature e si fa notare da E. Boudin che lo convince a dedicarsi alla pittura di paesaggio. Nel 1859 si trasferisce a Parigi dove scopre la pittura di Delacroix, Daubigny, Corot ed incontra Pissaro, Bazile, Sisley e Renoir, con cui inizia a dipingere “dal vero” nella foresta di Fontainbleu. Nei primi anni di lavoro Monet non aveva vissuto momenti felici, soprattutto dal punto di vista economico, e nel 1869 i creditori gli confiscarono tutte le tele in suo possesso e non poté dipingere per mancanza di colori. I paesaggi di Monet, realizzati con un attenzione particolare ai riflessi della luce sull’acqua, rappresentano le prime opere dell’impressionismo.                                                 

La tavolozza e la pipa di Monet

Fu proprio l’opera di Monet “Impression. Soleil levant” del 1872 ed esposta nel 1874 a suggerire il nome per la nuova corrente artistica: l’Impressionismo. Claude Monet approfondisce le leggi fisiche che stanno alla base della percezione della luce e del colore da parte dell’occhio umano. Dedica infinite variazioni dello stesso soggetto al solo scopo di catturare un momento preciso e una luce particolare, che sono l’artista poteva vedere nel momento in cui dipingeva. Nel 1883 Monet si trasferisce a Giverny, in Normandia, dove crea un giardino e si costruisce un rifugio o più semplicemente un mondo tutto suo, che diventerà il soggetto preferito per le sue opere. Claude Monet trascorre a Giverny oltre 40 anni della sua vita e utilizza il suo giardino con le sue piante ed i suoi fiori per realizzare degli autentici capolavori. Muore nel 1926.