Sfida semiseria e confronto tra la stella del calcio brasiliana e il più grande atleta olimpico dell’antichità: chi è davvero il migliore?

Il calcio è totalmente cambiato: un tempo a calcare i prati verdi degli stadi erano giocatori non altissimi e con fisici spesso imperfetti, mentre oggi a scendere in campo troviamo invece fusti adonici con corpi scolpiti nel marmo, con addominali di ferro e gambe d’acciaio. Si potrebbe pensare che siano dei vichinghi, dei titani del pallone, degli assi del tackle… e invece no! Molte volte per un semplice falluccio, molti di questi calciatori rimangono a terra per ore intere, inscenando melodrammi istrionici degni del quinto atto dell’Amleto. Chiaramente si tratta di un espediente, volto a impietosire l’arbitro al fine di ottenere un calcio di rigore, una punizione dal limite dell’area o, più semplicemente, l’espulsione dell’avversario. Ma quando a farlo sono quelli che i più elogiano come i migliori calciatori del mondo, non si può non arricciare il naso: spesso a buttarsi a terra o a frignare oltremisura sdraiato sul campo è persino il celeberrimo Cristiano Ronaldo, un nome che è preceduto dalla sua aurea di leggenda. Ma quest’edizione dei Mondiali in Russia non può che premiare come “Migliore attore dell’anno” Neymar da Silva Santos Júnior, meglio noto come Neymar o Neymar Jr. Nulla da rimproverare all’attaccante brasileiro, che con i suoi trucchi di magia e le sue giocate da funambolo riesce sempre a incantare spettatori e avversari, ma il suo vizietto del tuffo e della simulazione tendono ad accostarlo più al nuoto che al calcio. Nella terra della Kalinka e della vodka, Neymar si è già distinto per due scene decisamente pietose, di quelle che non vorremmo mai vedere in televisione, che privano il calcio di quel sano spirito di competitività che lo contraddistingue. Il primo è avvenuto durante Serbia-Brasile, ultima partita del girone di qualificazione. Scatta la prima mezz’ora di gioco sul cronometro, e Neymar si invola sulla fascia destra alla rincorsa del pallone. Consapevole della sua velocità, Adem Ljajic, numero 22 della Serbia, decide di intervenire in scivolata. Neymar con un leggero colpo di punta del piede si allunga il pallone, e il serbo finisce per speronare il piede contro la caviglia di Neymar. L’intervento è falloso, ma fortunatamente Ljajic impatta su Neymar con morbidezza, senza eccessiva cattiveria. Ma Neymar, per aggiungere pathos al fallo, decide di rotolare letteralmente per un’abbondante decina di metri. Il web nel “memare” il gesto ha inserito “Rollin’ (Air Raid Vehicle)” dei Limp Bizkit, ma personalmente, nel rivedere la reazione eccessiva e smodata di Neymar, mi è venuta in mente la vecchia pubblicità dei Rotoloni Regina, quella dove la carta igienica comincia a rotolare per tutta la città.

Il secondo gestaccio di Neymar è più recente, ed è da ricollegare all’ultima partita dei Pentacampeaos contro il Messico. Siamo nel secondo tempo, e il Brasile è in vantaggio di un goal. In seguito a un lancio dalla difesa, Neymar e Miguel Layun si affrontano in un duello aereo, subito vinto dall’attaccante verdeoro. Layun allarga il braccio, e costringe Neymar ad allungarsi il pallone oltre la linea del fallo laterale. Nel tentativo di controllare il pallone, il brasiliano inciampa (o forse tenta di far credere uno spintone, ma in questi casi facciamo valere il beneficio del dubbio). Per perdere tempo, Neymar si siede a terra con il pallone tra le gambe, gesto che, oltre ad essere decisamente antisportivo, infastidisce non poco il centrocampista messicano, che decide di andarsi a riprendere il pallone. Nello strappare la palla dal grembo di Neymar, Layun appoggia i tacchetti dello scarpino sul piede di Neymar. Comportamento sicuramente poco elegante… ma apriti cielo! Neymar comincia a gridare e a dimenarsi come un ossesso, rigirandosi e strizzando gli occhi come un soldato americano colpito da un cecchino tedesco durante lo sbarco in Normandia, come se quel piccolo pestone fosse stata una martellata. Comincia a reggersi lo scarpino stringendolo forte al petto, come se dovessero amputargli il piede per intero, mentre tenta di convincere l’arbitro a punire il messicano con un cartellino, possibilmente rosso. La VAR riguarda le immagini, le stesse che vengono trasmesse in mondovisione: Layun appoggia lo scarpino, ma senza alcuna intenzione di far male al brasiliano. L’esagerazione di Neymar Jr. stavolta non viene accolta con memes e battute goliardiche, ma da stoccate e veementi critiche di giornalisti, giocatori e allenatori stufi di queste pagliacciate farsesche, indegne di una competizione prestigiosa come la Coppa del Mondo e di un fenomeno come lui. Purtroppo, questi due episodi non sono isolati, ma sono accompagnati da una molteplicità di casi che da anni fanno di Neymar certamente un buon giocatore, ma con il tremendo vizio dell’esagerata drammaticità in campo. Alcuni esempi li trovate qui sotto, sia con la maglia del Santos, del Barcelona FC, del PSG e del Brasile.

La domanda è: Neymar, giocatore pluripremiato, campione in ogni squadra di cui ha indossato la casacca, grande capocannoniere e attaccante dotato di una classe e di una leggiadria che molti paragonano a quella del leggendario Pelè… ha davvero bisogno di fare queste cose? Un campione non dovrebbe distinguersi anche per la sua integrità in campo? Non dovrebbe rialzarsi subito e combattere anziché rimanere a terra a lamentarsi e a supplicare l’arbitro di punire “quel brutto ceffo che lo ha spinto a terra”?

La storia è piena di grandi talenti dello sport, ma uno dei più celebri è senz’altro Milone di Crotone, del quale alcuni aneddoti sono avvolti da una nube di fantasiosità e di leggenda. Era cittadino di Kroton, l’attuale Crotone, importante centro magnogreco fondato dai coloni Achei, e visse nella seconda metà del VI secolo a.C., quando la città era impegnata durante la guerra contro Sibari. Milone era un atleta, ma non si allenava con il pallone tra i piedi a fare rovesciate e dribbling, dal momento che infatti era un pugile e pancrazista. Il suo allenamento era certamente inusuale: mentre Neymar oggi giorno si preoccupa di tenerci aggiornati su Instagram mentre solleva qualche pesetto in palestra o tira qualche fucilata in una rete, il buon Milone ogni mattina si svegliava poco dopo l’alba e si faceva una bella corsetta con un vitello sulle spalle! E quando aveva intenzione di intensificare il suo workout, sceglieva il vitello più grasso della sua mandria o metteva all’ingrasso il vitello con cui era solito allenarsi. Ma parliamo di vittorie: Neymar vanta nel suo palmares una Champions League, due scudetti della Liga spagnola (e tre Copas del Rey), uno della Ligue 1 di Francia, una Copa Libertadores, un Mondiale per Club e una Supercoppa Europea, ovviamente senza contare vari premi e titoli individuali che comunque certificano il prestigio di un grande giocatore. Dalla sua, Milone vanta invece sei vittorie nei Giochi Pitici, dieci negli Istmici, nove nei Nemei e fu incoronato per ben cinque anni di seguito campione dei Giochi Olimpici (Neymar invece vanta una sola vittoria alle Olimpiadi… ma ovviamente parliamo di tutt’altre competizioni). In sostanza, Milone è rimasto imbattuto per oltre vent’anni, ed è riuscito più volte a trionfare in tutti e quattro i Giochi Panellenici attorno ai quali si concentrava l’attenzione di tutte le pòleis della Grecia e dell’Italia Meridionale. La muscolatura possente e la stazza nerboruta facevano di Milone un vero portento della lotta, e la concentrazione che riusciva a mantenere quando si ritrovava faccia a faccia con gli avversari era impareggiabile. Sia Milone che Neymar condividono una particolarità: entrambi hanno dato prova del proprio talento in giovane età; Milone vincendo i suoi primi giochi di Olimpia a soli 15 anni, mentre Neymar ha debuttato nel Santos a 17 anni, e  già dai suoi primi tocchi di palla molti avevano intuito che presto la giovane promessa brasiliana avrebbe raggiunto successi più appaganti. Inoltre, dettaglio più curioso, a entrambi è stata dedicata una statua: quella di Milone fu fatta scolpire nel marmo pario da un suo sfegatato ammiratore di nome Madeas, e fu posta di fronte a uno degli ingressi dello stadio di Olimpia (mica un’arena qualsiasi!), mentre quella di Neymar si tratta di un’accuratissima riproduzione in cera dell’attaccante brasiliano oggi esposta al Museo di Madame Tussauds di Orlando.

Ma quello che distingue i due atleti è senza dubbio la loro forma mentis: Neymar gioca per sé stesso, per la propria gloria personale e per il proprio portafoglio (concetti solo parzialmente condivisibili): lo dimostra l’alterco che il brasiliano ebbe con il compagno di squadra Cavani per un calcio di rigore, i continui giuramenti di eterna fedeltà al Barcelona sfumati davanti alla promessa di un pingue salario in quel di Parigi e alcuni ricatti al PSG per un aumento di stipendio (dal momento che prende solo 37 milioni di euro l’anno, poverino!). Molte volte O’Ney si è reso protagonista di comportamenti antisportivi e indecorosi, assolutamente indegni di un fuoriclasse come lui. Milone invece era di tutt’altra pasta: nonostante fosse enorme e potentissimo, non usò mai la sua straripante forza al di fuori del quadrante di lotta (se non una volta quando, mentre il palazzo presso il quale era ospite cominciò a crollare, il crotonese si sostituì a una delle colonne e resse il soffitto per dare tempo agli altri convitati di fuggire) ma anzi, quando fondò la sua scuola di lotta, istruì i suoi allievi con saggezza e scrupolosità. Milone infatti era molto amico del filosofo Pitagora, suo concittadino, dal quale aveva appreso l’importanza del senso della comunità e dell’amicizia: attraverso questi precetti il leggendario lottatore impartì ai pugili della sua scuola gli ideali del rispetto e della lealtà, sia verso i propri compagni che nei confronti degli avversari (anziché provocarli e sbeffeggiarli come fa un calciatore di nostra conoscenza…)
Milone e i suoi atleti vinsero 20 titoli in 26 edizioni dei Giochi Olimpici, battendo tutte le più importanti città-stato della Grecia, eccezion fatta per Sparta (risultato formidabile per una città come Kroton, cittadina quasi insignificante nel mondo greco!) Milone fu riconosciuto come il più grande campione di tutti i tempi, avendo vinto tutte le “Coppe del Mondo” dell’epoca, e quando divenne troppo vecchio per lottare, solo allora si godette il meritato riposo.

Ma la storia di Milone ci insegna che la gloria è effimera e caduca, soggetta al mutamento del tempo e al logorio della natura: quando il pugile crotonese si rese conto che di lui, tra i suoi concittadini,  rimaneva solo l’opaco e lontano ricordo delle sue vittorie, si avventurò nella campagna e provò a testare la sua forza su un tronco di quercia mezzo spaccato, per verificare se l’età avanzata avesse fiaccato la sua muscolatura da dio. Infilò allora le mani nella spaccatura e la divaricò ulteriormente, fiero della sua potenza. Ma di colpo il tronco si richiuse intrappolandogli le mani. Milone, indifeso, concluse dunque la sua luminosa vita vittima delle belve che lo divorarono.

Ovviamente ci si augura che a Neymar non accada né questo né alcun’altra spiacevole conclusione, ma che anzi, seguendo le orme di grandi stelle del calcio del passato all’epoca considerate delle “teste calde”, mitighi alcuni suoi comportamenti veramente ridicoli e disdicevoli, e impieghi tutte le sue forze nel diventare un mito del calcio, dal momento che ha tutte le carte in regola per riuscirci.

Magari un giorno potremmo considerare Neymar una leggenda dello sport proprio come Milone di Crotone… una leggenda con il pallone tra i piedi.

                                                                                                                            Michele Porcaro