Il 73% degli italiani crede che gli immigrati siano quattro volte di più dei dati reali; a causa di disinformazione e politica. Così cresce l’ostilità verso l’immigrazione e le minoranze sociali.

 

L’Italia è il paese dell’Unione europea in cui è maggiore il divario tra gli immigrati percepiti e quelli realmente presenti sul territorio nazionale. A rivelarlo è l’Istituto Cattaneo nello studio “Immigrazione in Italia: tra realtà e percezione”, che ha preso in esame i dati dell’Eurobarometro sulla presenza di immigrati negli stati dell’Ue. Secondo quanto emerge dalla ricerca, il 73% dei cittadini italiani sovrastima la presenza di immigrati nel paese. Alla domanda: “Per quanto ne sa lei, qual è la percentuale di immigrati rispetto alla popolazione complessiva in Italia?”, l’errore di valutazione degli italiani raggiunge una percentuale del 17%.
A fronte di un 7% di immigrati presenti nel paese, gli italiani ritengono che si tratti del 25% della popolazione complessiva. I cittadini italiani sono quelli che in Europa hanno la percezione più distorta, ma siamo anche tra i più ostili al fenomeno dell’immigrazione.
All’aumentare dell’ostilità verso gli immigrati, aumenta anche l’errore nella valutazione sulla presenza di immigrati nel proprio Paese. Ad ogni modo, osserva il Cattaneo: «da questa correlazione non è possibile stabilire nessun nesso di tipo causa-effetto. Nel senso che l’atteggiamento fortemente negativo verso l’immigrazione potrebbe essere la causa di una sovrastima degli immigrati presenti nella società così come potrebbe esserne la conseguenza».
Stiamo vivendo ancora in questi giorni la cronaca dell’emergenza migranti della nave Diciotti, con le varie accese discussioni e posizioni politiche, da Salvini a Di maio, da Renzi all’Unione Europea;  perciò i dati della ricerca si inseriscono tempestivamente in questi fatti e soprattutto nel più recente clima di odio e intolleranza verso gli stranieri in Italia, alimentato da veri atti di discriminazione e violenza da parte di italiani verso i neri, verso i diversi. E l’Istituto Cattaneo lo sottolinea: «l’immigrazione è stato un tema centrale durante la scorsa campagna elettorale ed è rimasto al centro della discussione pubblica anche nei mesi successivi, dopo la nomina del governo Conte. Sicuramente, si è trattato di una tematica che ha contribuito al successo elettorale della Lega e sulla quale lo stesso Matteo Salvini (come si è visto nelle ultime settimane) ha impostato la propria agenda di governo (e di comunicazione) come ministro dell’Interno».
In Italia, sottolinea il report, la differenza tra la percentuale di presenze reali e quelle percepite cresce all’aumentare dell’ostilità verso gli immigrati, e sarebbe il risultato di una scarsa informazione e anche di pregiudizi radicati negli elettori, fomentati dal discorso politico.
Allora sarebbe  sbagliato  pensare  che  il  tema  dell’immigrazione  sia soltanto una questione di mal-percezione, perché i suoi effetti sugli atteggiamenti dei cittadini sono concreti e reali. Ed è soprattutto con quelli che la politica e i partiti devono oggi fare i conti.

Italia e resto d’Europa
Lo scarto è il più ampio tra tutti i paesi dell’Unione europea: dietro all’Italia si piazzano Portogallo (errore del 14.6%), Spagna (14,4) e Regno Unito (12,8). L’errore di percezione è invece minimo in alcuni paesi nordici: +0,3 in Svezia, +2,2 in Danimarca, +2,6 in Finlandia. Ancora più basso il dato per paesi come la Croazia (+0,1) e l’Estonia (addirittura -1,1).
Quel che è peggio, però, è che in Italia esiste una diretta correlazione tra l’atteggiamento ostile nei confronti dei migranti e l’errata percezione del loro numero effettivo. «L’Italia si conferma il paese collocato nella posizione più estrema, caratterizzata dal maggior livello di ostilità verso l’immigrazione e le minoranze religiose», scrive l’istituto Cattaneo nel suo report. L’istituto bolognese rileva come il distacco tra percezione e realtà sia legato anche al modo in cui i partiti politici presentano il fenomeno ai loro elettori: «I dati a disposizione sono spesso frammentari e talvolta presentati in maniera partigiana, stiracchiandoli da una parte o dall’altra in base agli interessi dei partiti. Il che contribuisce spesso a proiettare un’immagine distorta della realtà del fenomeno migratorio in Italia, dove le percezioni contano più dei dati concreti».

Come cambia la percezione
Lo scarto è maggiore tra coloro che si definiscono di centrodestra o di destra, che sovrastimano la presenza di migranti del 25%; scende invece al di sotto della media nazionale tra coloro che si considerano di centrosinistra o di sinistra (l’11%). Anche gli intervistati di sinistra, tuttavia, ritengono che gli immigrati in Italia siano più del doppio di quelli realmente presenti.
L’orientamento politico non è l’unico fattore che fa variare la distanza tra realtà e percezione. Un altro elemento da considerare è il grado di istruzione. «Per chi non è andato oltre la scuola dell’obbligo l’immigrazione in Italia supera il 28%, mentre tra i laureati la stima si riduce di oltre 10 punti, attestandosi al 17,9», rivela il rapporto.
Dunque, gli orientamenti politici dei cittadini orientano anche le loro valutazioni sulla presenza,  più  o  meno  diffusa,  degli  immigrati.  Ma  oltre  a  questo  fattore  politico va tenuto conto anche del livello di informazioni  posseduto  dai  cittadini.  Gli  intervistati  con  un maggiore grado di istruzione sono anche quelli più informati sulla società e sulla politica, e quindi capaci di fornire un’indicazione più precisa sul fenomeno dell’immigrazione. L’istruzione e, tramite essa, la predisposizione a una maggiore informazione politica sembrano dunque in grado di limitare l’errore percettivo dei cittadini italiani  sulla questione dell’immigrazione.  
I dati variano anche in base all’area geografica di appartenenza. Nel Nord Italia il livello di immigrazione è stimato dagli intervistati al 20% circa, mentre al Sud arriva a superare il 27. «Questo è particolarmente significativo perché contrasta completamente con la realtà», evidenziano dall’Istituto Cattaneo. Nel Mezzogiorno, infatti, gli immigrati sono meno del 5% della popolazione, mentre nelle regioni settentrionali sono circa il 10%.

 

Emanuele Forlivesi