A “Più libri più liberi” ha raccontato la storia del nuovo giornale online gratuito che ha coinvolto, da quest’estate, 15mila giovani, assumendone 20. Sperando che sia d’esempio nel giornalismo e in tutto il Paese: «che Open diventi il vostro modo di informarvi»

Roma – In conclusione della Fiera nazionale “Più libri più liberi”, presso la Sala Nuvola, Enrico Mentana ha presentato Open, il suo progetto di giornale online gratuito fatto da giovani per giovani e non solo. Era il 7 luglio, un sabato mattina, quando sulla sua pagina Facebook, il direttore del TG LA7, lanciò l’idea di qualcosa di mai visto nel panorama giornalistico italiano. Mentana racconta: «Perché è nato tutto questo? Per due o tre anni sono andato in tanti incontri a parlare della situazione del giornalismo e del Paese. Immancabilmente mi premeva di dire che noi (vecchi giornalisti) eravamo gli affossatori della speranza dei giovani, essendo la generazione che con la sua longevità professionale e col suo peso contrattuale non ha fatto assumere più giovani.

Sono entrato nel TG a 25 anni, poi durante la mia carriera nel giornalismo si parlava sempre di fare un atto di lealtà, destinare una parte del nostro stipendio a un fondo per la creazione di giovani giornalisti, ma nessuno al momento della concretezza si faceva vivo. Nelle redazioni non volevano pensare a niente che intaccasse la propria posizione, per rimanere attaccati alla poltrona fino all’ultimo giorno. Dopo questi due, tre anni mi sono detto: io ho avuto fortuna e grande successo, c’è bisogno di un giveback (un istituto molto anglosassone che qui non si fa)….restituire una parte di questa fortuna. Ed ecco l’idea matta di fare un giornale online creato dalla nuova generazione di giornalisti per una nuova generazione di lettori».

Davanti una platea eterogena e appassionata ha continuato, con un tono deciso e disponibile: «ho assunto 20 ragazzi, cioè il maggior numero di ragazzi inseriti in una testata giornalistica italiana quest’anno, come mi ha detto il presidente della FNSI (federazione nazionale stampa italiana). Il mondo dell’informazione oggi è un circuito simile a quello del mercato dell’antiquariato: giornalisti di 50-60 anni scrivono per un pubblico di 50-60 anni. Il giornalismo è antiquariato perché le nostre modalità sono novecentesche. Questa bella nostra passione novecentesca non rappresenta più le coordinate del nuovo mondo, dei giovani, che hanno altri parametri culturali, politici e sociali. Pensate agli 1.50 euro per andare dal giornalaio e comprare un foglio di notizie del giorno dopo…assurdo per un giovane. Ma c’è la possibilità che il giornalismo cambi anima facendo entrare i giovani nelle fabbriche delle informazioni. I giovani siano i costruttori e gli utenti di una nuova informazione. Il giornalismo di domani sarà questo, tutto gratuito, e si ripagherà con la pubblicità e le  donazioni di fondazioni disinteressate (come succede un po’ in America)».

Qui c’è già tutta la sostanza di open. «E il 7 luglio queste cose le avevo in mente. E sono arrivate 15Mila candidature, una scorsa l’ho data a tutte. Da 200 selezionati, sentiti personalmente con colloqui, siamo arrivati a 20 assunti. A partire dal 1 dicembre la redazione ha iniziato a lavorare. Il nome l’ho scelto dando senso alla disponibilità e all’ascolto, al tenere la porta aperta verso i nuovi fenomeni; un nome facile inglese che non ha barriere nemmeno linguisticamente. Ho dovuto convincere anche il mio editore per fare da boa per questa avventura, ma con Cairo ci siamo venuti incontro, e la raccolta pubblicitaria mi è sembrato giusto affidarla al suo concessionario. Il salto nel vuoto è fortissimo perché dal 1 dicembre si è cominciato a usare attivamente i miei soldi, si è costituita una sede, a Milano. Qui perché il mio TG è a Roma e questo Open deve essere autonomo. È questa la sua forza» ha aggiunto.

Il 18 dicembre Open parte all’alba, sull’app o sul web, fatto per essere letto da chi non ha mai letto giornali o da chi si è disamorato. Sarà giovane per la scelta fresca degli argomenti, e sarà anche per un pubblico dall’età più matura, essendo poi un punto di approdo per quando i giornali avranno momento più difficili. Per questo progetto è nata una società a impresa sociale senza scopo di lucro. Questa è l’idea veramente forte, perché Open non è una avventura commerciale. E i soldi guadagnati saranno spesi per altri investimenti. Mentana ha dato il via a una rivoluzione, e ci crede fortemente, la sua passione è un’onda spumeggiante e concreta che ha rinfrescato il pubblico in sala, e sarà cavalcata e alimentata da Open; ha proseguito: «mio figlio di 12 anni mi ha chiesto cosa erediterà da Open, gli ho risposto la triste verità. C’è troppa voglia secondo me di qualcosa di nuovo che sia diverso e che permetta il salto generazionale. E sia di esempio anche per gli altri settori, per dire che si può fare, chi ha la possibilità di farlo. Questo Paese tiene scientemente i giovani fuori dal circuito lavorativo, molto più di altri in Europa. Noi non possiamo vedere che il mondo gira, in tutto il mondo i grandi creativi e manager nelle aziende hanno trent’anni, qua ci sono i novecenteschi. E un giovane ha anche più possibilità di studiare rispetto ai genitori, eppure oggi nessuno trova un posto di lavoro, e nessun posto a cui avrebbe diritto rispetto il suo corso di laurea. In Open entreranno tutti questi argomenti. Open sarà una alternativa a tutti i giornali, ecco perché non ne ho parlato sui giornali e in TV, questa è la prima avventura informativa senza lanci pubblicitari. Di molti temi non se ne parla, noi ne parleremo, come quello dei gender fluid (quelle persone che non si sentono né uomo né donna; quando ci si sente rappresentanti da entrambi i generi binari, ma si rifiuta l’ideologia di appartenere all’uno o all’altro). Un giornale su cui puntare per l’affermazione dei giovani. Sarà interattivo per fare una community e non un partito. La trattazione della politica sarà quella sui temi e le parole, e ci saranno battaglie contro le bufale (a partire da David Puente) a servizio del cittadino. Alcuni giornalisti si sono riconosciuti in questo progetto, e mi hanno dato la loro disponibilità per avere un ancoraggio a una professione che non si inventa. Perché anche col web non ci si informa da soli: uno non può decidere cosa è successo, ha bisogno di un mediatore, dai menestrelli del medioevo ai giornalisti per fornire le notizie. Il sogno è di fare di Open il menestrello delle notizie, che i circuiti culturali tendono a escludere. Una Informazione giovane, senza steccati, fresca, gratuita. Il mio riscontro sarà la gratificazione, che Open diventi il vostro modo di informarvi».

L’intervista

Open aprirà la via ad altre iniziative? Ci saranno altri Open?

Se Open sarà una cosa per riaprire il circuito vizioso, io credo che sarà la svolta. Le cose cambieranno solo se i giovani saranno nei giornali. Io sono un gancio ma nient’altro, voglio essere ricordato come mecenate attivo. La terra promessa del futuro è un’informazione via web che possa abbracciare le generazioni, gli under 30 e gli over 30.

Chi sono i 20 ragazzi presi, come li ha scelti?

Nessuno degli assunti è figlio di giornalista, affinché nessuno potesse dirmi qualcosa sui nomi scelti. La scelta l’abbiamo fatto vedendo le persone. Poi ho anche scoperto che sono 12 maschi e 12 femmine in redazione. Erano ragazzi che avevano qualche esperienza e che fossero sorprendenti. Diverranno gli occhi dei giovani per i giovani.

Cosa tratterà Open?

Sarà un post-giornale in cui trattare tutte le cose principali. I giovani se comprano un giornale oggi è Internazionale, perché sono aperti, i giovani conoscono il mondo e vogliono saperne quando vengono coinvolti. I nostri giovani giornalisti non prenderanno i tic dei giornalisti più anziani come hanno fatto quelli entrati nei giornali, gireranno con lo zainetto con tutti gli strumenti per fare i giornalisti. Perché il giornalismo è un mestiere difficile, di bravura e improvvisazione, di naso e setaccio.

 

Emanuele Forlivesi