Melania Mazzucco ci racconta la vita di una donna, la sua disperazione e la sua rinascita in Italia. Brigitte, “Io sono con te”

Roma- “Io sono con te”. Sono diventata una volontaria e un’insegnante di Italiano per Stranieri per caso, per paura della disoccupazione. Una laurea in Lettere. Un volantino pubblicitario sulla bacheca fuori dallo studio di Giulio Ferroni alla Sapienza. Una certificazione che sembrava aprire la porta della speranza di un lavoro. Nella realtà dei fatti è andato tutto diversamente. Ma se sto scrivendo queste righe, se riesco a percepire a pieno l’energia del libro che vi sto per raccontare, è unicamente grazie alla mia esperienza presso la Scuola d’Italiano per Stranieri Effathà del C.I.A.O. Onlus di Acilia, Roma.

Gli ultimi, gli invisibili. 

La storia raccontata da Melania Mazzucco è ambientata sempre a Roma. La protagonista è una degli ultimi. Una degli ultimi del genere umano. Una degli invisibili. In questi tempi di odio e di divisione, nei quali la paura fa da padrona, forse queste pagine possono diventare una guida alla ritrovata umanità. La riscoperta dell’emozione che tendere una mano può portare. Distanziandoci dalla nostra quotidianità, dalle nostre certezze, mettendoci nei panni di chi le proprie di certezze le ha perse tutte da un giorno all’altro. Cercando ciò che nelle religioni può unire. Ciò che la Storia fatta e voluta dai potenti, dagli arricchiti, dai manipolatori, ha annullato. Il nostro essere umani. Tutti.

Il libro.

Melania Mazzucco, con “Io sono con te”, ha deciso di avventurarsi in un mondo conosciuto a pochi. La realtà più cruda da accettare. Racconta la perdita della dignità, la disumanizzazione della carne. Uno dei tanti corpi avvolti dalla fame, dallo sporco, dalla povertà, la povertà che ci annebbia la vista, che ci permette di non vedere più niente oltre il colore della pelle e i vestiti macchiati. La Mazzucco per 250 pagine ci parla di Brigitte. Una donna congolese che dall’essere un’infermiera congolese finisce per essere una senza tetto della stazione Termini di Roma.

Brigitte non sa più chi è, non si riconosce più. Finisce al Centro Astalli di Roma. Le viene chiesto il suo nome. Brigitte. Non riesce più ad ammettere che quella donna, sporca, affamata, stanca, sdraiata a Roma Termini, possa essere davvero lei. Racconta del suo paese, della guerra, delle ricchezze del suolo, degli investitori provenienti da ogni parte del mondo, di quando faceva l’infermiera e il governo aveva cercato di corromperla, di come sia stato ucciso suo fratello perché lei non ha collaborato, della violenza carnale subita. Accanto a questa storia, c’è quella del Centro Astalli, di chi vi lavora, di chi ha scelto di dedicare la propria vita alle sofferenze altrui, ai fallimenti, e alle rinascite. E le vite di Filippo, di Francesca, di Martino, di Maria, sfiorano e si intrecciano con quella di Brigitte.

Ma il Centro Astalli che cos’è? 

L’Associazione Centro Astalli è la sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati-JRS. Da oltre trent’anni è impegnata in numerose attività e servizi che hanno l’obiettivo di accompagnare, servire e difendere i diritti di chi arriva in Italia in fuga da guerre e violenze, non di rado anche dalla tortura. L’accompagnamento dei rifugiati e la condivisione delle loro esperienze è al centro di tutti i servizi del Centro Astalli, da quelli di prima accoglienza, fino all’impegno di advocacy.

  • Cristina Ippoliti