Ci sono voluti mesi alla fine, però, il parlamento italiano è riuscito a far passare la legge che dovrebbe tutelare, finalmente, i molti bambini non accompagnati che ogni anno arrivano sulle nostre coste

Roma – Il 29 marzo le camere hanno approvato, a larga maggioranza, il Testo unico in base al quale i minori stranieri non accompagnati che arrivano nel nostro paese godranno degli stessi diritti dei loro coetanei italiani o proveniente da un qualsiasi altro paese dell’UE. La decisione, adottata dalla Camera dei Deputati fa dell’Italia il primo paese europeo ad aver elaborato una legge organica di questo tipo.

L’orgoglio, a cui si fa riferimento, è tutto nelle parole di Antonella Inverno, responsabile dell’Unità Policy and Law per Save the children. Non ha nulla a che vedere, però, con l’essere italiani o meno. Quanto piuttosto con il fatto di essere riusciti a portare a compimento con successo una lunga “battaglia” di umanità. Quella che anni Save the children ha deciso di “combattere” e che si è concluso solo pochi giorni fa. “Siamo molto contenti, mi dice, perché io e miei colleghi abbiamo seguito l’iter legislativo fin dalla formulazione iniziale della legge e, poi, attraverso le successive modifiche al testo”.

Era il 2016, quando alcuni rapporti dell’Europol poneva l’accento sul fatto che oltre 10.000 minori stranieri giunti in Europa fossero, misteriosamente, scomparsi. Finiti, con tutta probabilità, in quella rete criminale che li sfrutta come mano d’opera a basso costo. Il pericolo, però, era rapidamente rientrato anche grazie alle molte inchieste giornalistiche a riguardo. Il problema, tuttavia, rimaneva. Molti dei ragazzi stranieri arrivati in Europa, ma soprattutto in Italia, infatti si è scoperto preferissero sottrarsi al sistema d’accoglienza istituzionale perché troppo farraginoso. Tentando, diversamente, di raggiungere parenti ed amici direttamente in altri paesi europei.

Secondo Save the children nel 2016 si è registrata un’impennata nel numero di minori stranieri non accompagnati sbarcati nelle nostre coste, per la maggior parte provenienti dalla Libia. “Un dato in continua crescita dovuto alla molte crisi umanitarie che stanno interessando diversi paesi nel mondo, afferma Antonella Inverno, e che non risparmiano nemmeno i più piccoli”. Ciò nonostante, il clima di paura ed insofferenza diffuso in tutto il vecchio continente, alimentato ad arte da irresponsabili populismi, ha portato al ripristino delle frontiere, rendendo ancora più complicato spostarsi all’interno dello spazio Schengen e favorendo il deprecabile meccanismo dei rimpatri forzati.

Solo lo scorso anno sono arrivati in Italia 25.772 MSNA, il doppio rispetto ai 12.300 del 2015, per lo più da Egitto e Gambia. Di questi, secondo il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, 17.245 sono ospitati in strutture d’accoglienza. Mentre, stando sempre alle cifre rese pubbliche dal Governo, le richieste d’asilo si aggirano intorno alle 11.656. Un esercito di piccoli disperati in fuga da guerre, violenze e crisi alimentari. Per queste ragioni, il Decreto approvato alla Camera appare ancora più importante, se non addirittura fondamentale.

Un atto dovuto, a quanto pare. Indispensabile, al fine d’integrare le lagune di un sistema di tutela dei diritti umani che fino ad oggi si poggiava, esclusivamente, sulla Convenzione di New York del 1989, ratificata dall’Italia ma spesso disattesa. Sulla base di tale Convenzione, infatti, ai MSNA dovrebbe essere garantito un permesso di soggiorno per età anche che sono entrati senza Visto e, quindi, irregolarmente. È solo dal 2014, però, che il nostro paese si è munito di un Piano nazionale per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Cioè da quando, si è presa coscienza del fatto che gli 800 minori arrivati in Italia nel 2013 erano diventati 2.000 nel 2014.  

Secondo Antonella Inverno, “il Testo unico sui minori non accompagnati introduce non poche importanti novità”. La prima, è l’imprescindibilità dell’accertamento dell’età del minore in questione e, soprattutto, l’obbligo da parte delle autorità italiane dell’identificazione corretta dello stesso. L’atto, poi, dovrà essere notificato sia al minore interessato sia al tutore provvisorio. È prevista anche la possibilità di fare ricorso, opzione tutt’altro che da secondaria. Infine, nella legge viene ufficializzata la figura del mediatore culturale durante tutta la procedura.

La seconda importante novità, invece, è la definitiva regolamentazione del sistema d’accoglienza integrato tra strutture di prime d’accoglienza, esclusive per minori e che li potranno ospitare per un massimo di 30 giorni, e il sistema di protezione per richiedenti asilo, i così detti Sprar. Il Governo, in questo senso, si impegna a mettere a disposizione strutture adeguate sul tutto il territorio nazionale. Rimane comunque, secondo Antonella Inverno, “l’importanza di promuovere l’affidamento familiare come opzione preferenziale”.

Spetterà d’ora in poi al Tribunale per i minori le competenze in materia di rimpatrio assistito. Così come l’obbligatorietà, entro i prossimi 3 mesi, a stilare liste di “tutori volontari”. Per quanto riguarda i permessi di soggiorno, il decreto legge stabilisce come unica tipologia di permesso quella per età e per motivi familiari, eliminando tutte le altre tipologie fino ad ora previste dalla legge. Il quale, a questo punto, potrà essere richiesto direttamente dal minore alla questura competente. Permesso che, salvo casi eccezionali come “gravi danni per lo stesso”, al diciottesimo anno d’età si convertirà automaticamente in “normale” permesso di soggiorno.

Le più importanti novità, tuttavia, possono essere rinvenute mi dice ancora Antonella Inverno propria nella tutela di quegli imprescindibili diritti umani troppo spesso violati. A partire, quindi, dal “diritto all’ascolto” nei procedimenti amministrativi e giudiziari e all’assistenza legale, garantita dal patrocinio a spese della stato. Le associazioni, in tal senso, potranno ricorre in sede di giurisdizione amministrativa ogni qual volta ritengano che un diritto sia stato negato.

Passando, poi, per il diritto all’istruzione, finalmente, garantito dal decreto legge in questione attraverso l’acquisizione di titoli conclusivi di corsi di studio anche quando al compimento di diciotto anni questi non siano in possesso del permesso di soggiorno. In ultimo, viene così garantito anche il diritto alla salute grazie all’inserimento dei MSNA nei registri del Servizio Sanitario Nazionale.

 

Mattia Bagnato