CRONOCA DI UNA PRIGIONIA SCANDALOSA, INTERVISTA-DENUNCIA A NICA ANNIBALDIS DEL COMITATO PENDOLARI

Roma – Questa è una storia che non vorremmo mai raccontare. Una storia di prigionia, riguarda un abitante del X Municipio della capitale, ad Acilia, che non può prendere il treno Roma-Lido. Abbiamo intervistato Nica Annibaldis del Comitato Pendolari.

Nica Annibaldis, com’è nato il Comitato Pendolari Ferrovia Roma-Lido?
Il Comitato si è costituito ormai 5 anni fa dall’idea del nostro presidente: Maurizio Messina, di effettuare un questionario di “gradimento” della Roma–Lido verso l’utenza. Il questionario aveva il compito di produrre un’analisi puntuale sui problemi e potenzialità della linea e di creare una rete di pendolari che potessero, insieme, avanzare proposte e migliorie da proporre ai gestori (attualmente Atac è il gestore della linea e la Regione è la proprietaria). Da questo questionario è emersa una analisi impietosa sui 38 km della tratta e così il gruppo di persone interessate a fare qualcosa si è costituita in un Comitato ed eccoci qua!

Qual è la sua configurazione e di cosa si occupa?
Personalmente sono una componente del Comitato che per vocazione personale crede che il trasporto pubblico sia una risorsa importantissima che, non solo aiuta l’ambiente, ma dovrebbe consentire a tutti di spostarsi agevolmente nella nostra città. I componenti del Comitato, naturalmente, si sono specializzati in alcuni ambiti, personalmente ho preso a cuore la questione dell’accessibilità della linea, denunciando le enormi barriere architettoniche che non consentono a persone disabili o anziani, ma anche a semplici mamma e papà con le carrozzine, di spostarsi sui mezzi pubblici.
Ci racconti la storia di Mauro…
Mauro l’ho conosciuto perché mio marito lo ha visto in carrozzina uscire di casa e superare mille ostacoli per potersi spostare nel quartiere. Strade rotte e dissestate, scivoli mal costruiti o con alta inclinazione, per non parlare dell’inciviltà della gente che parcheggia occupando le rampe di accesso ai marciapiedi. Un giorno parlando con lui mi ha raccontato l’incredibile e assurda odissea per prendere il trenino. I treni della Roma-Lido, infatti sono treni presi dalla metro A e metro B e riadattati. Sono gli scarti della metro, e non sono adeguati per la Roma Lido . Oltre ad essere più corti della banchina , infatti, il 90% dei treni ha uno spazio tra treno e banchina troppo grande o alto. Chi è normo dotato non ci fa caso. Invece per chi ha la carrozzina è un problema. Le ruote della carrozzina di Mauro si incastrano in questo spazio, il vano motore pure. E’ necessario che qualcuno spinga la carrozzina all’interno e poi all’esterno dei convogli. In sostanza per Mauro, così come per tutte le persone nella sua situazione, bisognerebbe attivare un servizio “dedicato” di personale addetto Atac che, contattato, lo accompagni a prendere il treno, sia all’andata che al ritorno. Alcune volte lo hanno aiutato gli addetti alla sicurezza, ma è un gesto volontario che non assicura a Mauro di poter prendere il treno una volta arrivato alla stazione, perché non tutti si prendono questa responsabilità, hanno paura. Questo inoltre non può essere un servizio gestito da “volontari”, deve essere un servizio certo e strutturato, giusto?!

Cosa avete fatto e cosa state facendo in merito?
Come Comitato abbiamo denunciato agli organi competenti questo scandalo. Abbiamo chiesto ad Atac e Regione di attivarsi, ma ci è stato risposto, in maniera “piccata” che non possiamo chiedere un servizio del genere a dipendenti Atac, perché sarebbe -cito le testuali parole di Nicastro, direttore di esercizio per la Roma -Lido: “Squalificante e pericoloso”. Non comprendiamo queste parole, abbiamo solo capito che da parte di Atac, come sempre, non c’è nessuna intenzione di risolvere i problemi! Anzi, come al solito nascondono la polvere sotto il tappeto e peggio, fanno finta che il problema non esista, oppure criticano in maniera dileggiante chi cerca di fare qualcosa. Abbiamo così fatto una denuncia tramite una trasmissione televisiva, ora Atac e Regione dicono che esisterebbero dei prototipi di rampe mobili da omologare in dotazione ai macchinisti. Queste rampe mobili sarebbero apposte all’occorrenza dal macchinista per colmare lo spazio tra treno e banchina, e poi rimosse una volta che la persona disabile è entrata nel treno. L’uovo di Colombo. Queste rampe, che un addetto Atac ci aveva detto esistere, prima sono state negate da Atac, ora pare ci siano ma sono appunto prototipi, da omologare e quindi prima che siano attivi, secondo noi, passeranno anni. Per questo chiediamo che nel frattempo si attivi un servizio alla stazione dedicato, per questi casi. Abbiamo anche coinvolto il Municipio, in particolare l’assessorato alla mobilità e quello alle politiche sociali. Cerchiamo di coinvolgere tutti i soggetti che possono fare qualcosa.

Cosa può fare ognuno di noi?
Innanzitutto seguirci su blog e sulla pagina Facebook, dove spesso portiamo avanti campagne di sensibilizzazione e di invio in massa di mail ai vari personaggi sulle varie problematiche. Per esperienza, quando si è in tanti ad attivarsi, qualcosa è successo. Per esempio, dopo tantissime richieste, sono stati installati i tabelloni elettronici con gli orari, una vittoria storica per il Comitato.
Dove possono, i cittadini, contattarvi e quali criticità segnalarvi?
Il nostro blog è https://ostiaroma.wordpress.com/ e la pagina Facebook è “Comitato Pendolari della Roma-Lido”. Si possono segnalare tutte le criticità per la Roma-Lido ma il nostro invito è a partecipare in prima persona, a non delegare. Insieme, in tanti e uniti possiamo fare molto!

Ci tenga aggiornati, è una lotta di civiltà che sposiamo senza indugi. Siamo chiamati a dare il nostro contributo per mettersi in cammino verso un’umanità piena, reale e concreta, che non escluda nessuno. Grazie di cuore per il tuo esempio, Nica!

                                                                                                                              Emanuele Cheloni