Passato all’opposizione in un PD fiacco e lacerato, Renzi è il protagonista della nuova frontiera del rapporto tra politica e media, raccontando la sua città. Pose da copertina, retorica politica e orgoglio personale si mischiano alla narrazione delle bellezze fiorentine e ai suoi ricordi legati a Firenze. Nonostante tutto qualcosa arriva, come la passione di un uomo verso la sua città, e gli va riconosciuto.

 

Il 15 dicembre, con “Firenze secondo me” in prima serata del sabato su Nove, è partita la carriera di Matteo Renzi come divulgatore culturale televisivo. Il documentario a puntate su Firenze da lui scritto e condotto è composto da quattro puntate, ciascuna da 90 minuti. Percorrendo un viaggio attraverso i luoghi simbolo del capoluogo toscano e gli avvenimenti storici che hanno fatto di Firenze una delle città più visitate al mondo; dal punto di vista del cittadino Renzi, come dice il titolo: per l’ex presidente della provincia ed ex sindaco «nessuno può aver uno sguardo universale su Firenze», per questo qualsiasi racconto della città sarà una cosa soggettiva.
«Quando cammini per le strade della tua città tutto diventa abituale, ordinario, prevedibile. Quando passeggiamo, spesso non facciamo neanche più caso a quello che ci sta attorno. Un piede dopo l’altro, un passo dopo l’altro»; ed ecco che seduto su una barchetta attraccata all’Arno, Renzi raggiunge Piazza della Signoria, Palazzo Pitti e le altre meraviglie fiorentine. Sul volto l’emozione che la camera cattura e restituisce, scandisce il racconto suo personale dei luoghi in cui è nato, cresciuto, con gli amici di scuola come il giradino di Boboli, o quelli in cui ha vissuto l’esperienza da amministratore, politico e da ambasciatore, come il Salone dei Cinquecento.
La curiosità di vedere il leader politico più dibattuto degli ultimi anni in una nuova veste era tantissima, e Renzi ha esordito dichiarando la sua incompetenza: come storico dell’arte, come critico, come conduttore televisivo; giustificando la propria conduzione per essere stato “l’ultimo cittadino” di Firenze, capovolgendo il proprio passato di primo cittadino della città del Giglio. Renzi è un grande comunicatore ma è sembrato troppo spesso la parodia di Alberto Angela, cercando di ripeterne il grande successo proprio al sabato sera.
“La bellezza salverà il mondo” ha ripetuto Renzi, come disse Dostoevskij quando per qualche tempo dimorò a Palazzo Pitti, e da qui si è avviato uno storytelling da epopea circolare che percorre Firenze visitando scorci paesaggistici, monumenti e musei, dalla Galleria degli Uffizi a Palazzo Vecchio, dalle Urne de’ Forti cantate dal Foscolo nella Basilica di Santa Croce, al Duomo. Matteo esalta la sua città come centro del mondo, dal Rinascimento ai giorni d’oggi, passando anche per la strage di via dei Georgofili.
Sono due particolari momenti a non convincere nel racconto: il rapporto speciale dell’ex sindaco con la Madonna del Cardellino negli Uffizi realizzata da Raffaello, e l’espressione rattristata nel ricordare la strage di Via dei Georgofili compiuta da Cosa Nostra nel 1993: la voce non riscalda, non trasmette vibrazioni, che pure vorrebbe regalare, e non approfondisce le storie, i contenuti dietro un quadro o un ricordo; la figura di Renzi nell’alto della Galleria, sovrapposta alla ricostruzione di quel drammatico attentato al cuore della vita culturale di Firenze, spezza la naturalità e la solennità della memoria focalizzando l’attenzione su uno sguardo paternalistico che ha il sapore di retorica.
Una retorica e un egocentrismo del senatore Renzi che alza gli occhi al cielo mentre cammina, fiero della città che ha amministrato, portando avanti la sua battaglia politica, già sentita ma che poco è riuscita a fare: «dobbiamo recuperare l’orgoglio di essere italiani. Dire una cosa fatta all’italiana deve tornare a voler dire una cosa fatta davvero bene». Questo documentario documenta perfettamente la doppia anima di Renzi, il suo egocentrismo, la sua cura dell’immagine ma anche le sue passioni, l’impegno civile e l’ottimismo irriducibile, il patriottismo e l’amore per l’Italia che lanciano slogan politici o tweet acchiappa like. Renzi ci prova però, a credere nelle sue idee e ideali difendendoli e provando a trasmetterli, dall’attività politica al documentario. E a tratti ci riesce anche a smuovere nello spettatore un brivido, una scarica di orgoglio nazionale, una consapevolezza per un Paese che è certamente il più bello del mondo ma che non riesce a superare, in bellezza, in efficienza, in uguaglianza, la sua storia. Per questo Renzi, tanto amato e tanto detestato, divulgatore dell’eccellenze fiorentine, provoca persino tenerezza, per l’impegno e la sincerità di sentimenti che mette per Firenze, svelando un lato privato più intimo e apprezzabile. Perché al di là della vicenda politica, in “Firenze secondo me” c’è anche la storia di un uomo qualunque che racconta l’amore per la sua città e che morirebbe per essa.
Per queste ragioni la platea ideale per questo prodotto televisivo potrebbe essere il mercato estero, con un pubblico meno viziato dai pregiudizi che potrebbe effettivamente ammirare il racconto di un luogo magico da parte del suo ex sindaco. E sempre per queste si spiega il flop dell’auditel (1,8%) con 367mila telespettatori. Ma Renzi sui social ha ringraziato quei pochi che l’hanno seguito: «Su #FirenzeSecondoMe grazie a tutti per i commenti. Firenze emoziona sempre e sono felice se sono riuscito ad accompagnarvi davanti al mistero di questa città». E ha concluso: «La proposta più bella è quella di chi suggerisce di fare anche una MilanoSecondoMe, una RomaSecondoMe, una NapoliSecondoMe. Sarebbe bellissimo, ovviamente condotti da personaggi che hanno una relazione speciale con queste città».

 

Emanuele Forlivesi