UNA DICIOTTENNE, DI ORIGINI EGIZIANE, È MORTA IN INGHILTERRA DOPO UN COMA DI TRE SETTIMANE, A SEGUITO DI UN’AGGRESSIONE DA PARTE DI UNA BABY GANG A FEBBRAIO. LA PROCURA DI ROMA HA APERTO UN’INDAGINE

Roma – Era cresciuta non lontano dal mare. Quello di Ostia, che non potrà rivedere mai più. Mariam Moustafa, diciottenne di origini egiziane, è deceduta dopo aver combattuto per tre settimane tra la vita e la morte. In coma, a seguito di un’aggressione, il 20 febbraio, da parte di una baby gang a Nottingham, in Inghilterra. Una storia di violenza inaudita, che sembra quella di un film e che purtroppo non lo è. Stavolta chi ha ucciso, per noia o divertimento, non vive tra le pagine di una qualche sceneggiatura destinata al cinema o alla televisione. È reale, in carne e ossa, e non è di certo un vecchio killer di professione.

A massacrare Mariam è stato infatti un gruppo di ragazzine come lei. Bulle senza alcuna pietà, e senza un’apparente ragione. In dieci l’hanno accerchiata, nel pieno centro della città inglese, alla fermata dell’autobus in Parliament Street. Poi, la furia omicida che ha spazzato via per sempre i sogni e il futuro della giovane Mariam. 

La ragazza si era trasferita oltremanica circa quattro anni fa con la famiglia, e si era iscritta al Nottingham College scegliendo la facoltà d’ingegneria. Quando il gruppo di coetanee ha cominciato a colpirla, picchiandola ripetutamente, Mariam Moustafa ha tentato inutilmente di difendersi, poiché neppure il successivo intervento di un autista è stato in grado di salvarle la vita. Al contrario: dopo aver perso i sensi, è stata trasportata d’urgenza al Queen’s Medical Center. E lì la faccenda si è ulteriormente complicata.

Dopo la decisione dei medici di dimetterla, forse non accorgendosi dell’emorragia celebrale in atto, la studentessa italoegiziana è stata riaccompagnata l’indomani in ospedale, piombando infine in coma per dodici, lunghissimi, giorni

Affidando i lavori a Sergio Colaiocco, la Procura di Roma ha dunque deciso di aprire un’indagine per omicidio. Ipotesi condivisa dalla famiglia Moustafa, secondo cui alla base della terribile aggressione, oltre a un’inspiegabile crudeltà (le bulle avrebbero addirittura ripreso il pestaggio col cellulare), vi sarebbero ragioni di natura razzista.

È, allora, giunto il momento di fare chiarezza e dare giustizia a Mariam e alla sua famiglia, una richiesta avanzata dalle stesse autorità egiziane. Nel frattempo, mentre il ministero degli Esteri ha fatto sapere di essere costantemente aggiornato sulla vicenda grazie al lavoro dell’ambasciatore italiano a Londra, Raffaele Trombetta, proprio “in raccordo con il collega egiziano”, oggi si terrà in Procura a Roma un vertice al fine di chiarire i motivi della morte della Moustafa, già vittima di un’altra aggressione la scorsa estate.

Alcune di quelle ragazze ad agosto avevano rotto la gamba di Mariam e riempito di pugni la sorella più piccola, Mallak, di 15 anni“, ha confessato la madre Nasreen ieri sera ai microfoni di Paolo Trincia delle Iene. Affermando inoltre che “una sera di una settimana fa” le bulle avevano persino “tirato delle uova” contro la porta di casa della famiglia Moustafa, dove ora c’è spazio solo per il dolore e la voglia di capire il motivo che ha indotto quel gruppo di ragazze, poco più che adolescenti, a uccidere Mariam, che pare volesse far ritorno nella Capitale. Città nella quale non tornerà però neppure adesso, visto che – a quanto si apprende – la famiglia vorrebbe seppellirla in Egitto.

Simona Cappuccio