L’intervista all’autore Alessandro Ingafù Del Monaco per comprendere il tema della mobilità in tempo di globalizzazione tra consigli pratici e spunti di riflessione

Roma – Quando la parola viaggio non è sinonimo di vacanza implica decine di dubbi e assunzioni di responsabilità. Scegliere di trasferirsi in un’altra città, o persino oltreconfine, è una scommessa rischiosa molte volte più simile a un salto nel vuoto. Si può ponderarla per mesi, anni, ma rimarrà sempre legata a una serie di variabili difficilmente circoscrivibili. Spesso, si abbandona l’idea e la si chiude in un cassetto declassandola a ipotesi. Per gli aspiranti viaggiatori e soprattutto per gli indecisi, per chi sceglie di andare e chi invece di rimanere, esiste finalmente una lettura a cui appigliarsi per orientarsi nella scelta: Manuale di viaggio. Per una filosofia di chi parte e di chi è già partito di Alessandro Ingafù Del Monaco.

Tra preziosi consigli pratici e spunti di riflessione su quanto ogni viaggio può incidere sulle proprie prospettive future, il saggio di Ingafù non si configura come un manuale di fuga, ma come una critica ragionata della mobilità in tempo di globalizzazione. Tra destino e carattere, l’autore ha scelto il secondo e ha deciso di mettersi in gioco più volte combattendo la precarietà all’insegna del movimento. Inghilterra, Francia, Germania e Belgio hanno accolto i suoi progetti di vita soggetti a continue riscritture fino all’attuale approdo a Bruxelles. Consapevole della difficoltà di questa perpetua sfida, ha deciso, penna alla mano, di mettere su carta le sue riflessioni sul tema del viaggio in un saggio dalla verve carismatica e dalla facile lettura, in cui filosofia e realtà sono perfettamente coniugate.

Da uno spunto autobiografico, prende avvio un’analisi sociologica sul mondo contemporaneo in cui il termine precarietà è parola chiave. Per gettare luce sulla complessità dell’emigrazione, i ragionamenti si dividono in due parti: una teorica, in cui il tema è affrontato attraverso l’indagine nel pensiero dei più grandi filosofi della tradizione occidentale; una pratica, dedicata a consigli 2.0 su come trovare lavoro oggi, tra esempi di CV e lettere di presentazione in varie lingue e suggerimenti per affrontare le difficoltà di un trasferimento basati su esperienze di vita. La lettura del manuale permette agli aspiranti viaggiatori di avere una visione critica del meccanismo a cui stanno per partecipare, «perché solo capendolo si può imparare non a controllarlo, ma assecondarlo. Solo così non si può essere schiacciati e finire in una scommessa in perdita».

Una definizione di viaggio?

Viaggio è stare in movimento (ride, n.d.r.)

Si è sempre liberi di scegliere quando si è in viaggio?

No, siamo stati educati con la filosofia del “do what you love” ma in realtà non è vero per niente. Siamo sempre soggetti/oggetti a un insieme di possibilità oggettive che sono sempre già limitate (dal lato economico, dalla classe sociale, dalla cultura di appartenenza…). In realtà la libertà è limitata in viaggio. L’importante è cominciare. Poi con il tempo, di cambiamento in cambiamento, le cose si assestano.

Che ruolo hanno le relazioni umane in un progetto di viaggio?

Le relazioni sono importanti già in qualsiasi progetto di vita perché insieme e d’accordo si può fare molto di più di quello che si può fare da soli. Nel viaggio c’è una dimensione del bisogno, quando sei da solo in un paese straniero è inevitabile aver bisogno degli altri per dover risolvere tutta una serie di carenze del reale come possono essere legate alla dimensione professionale o abitativa. Le relazioni sentimentali o amicali con persone del luogo ti insegnano la cultura, il gusto del luogo, è così che ti integri veramente.

L’ostacolo più grande di un viaggio a lungo termine?

La globalizzazione ci suggerisce di metterci in viaggio per migliorare le nostre condizioni di vita, rispetto a trent’anni fa risulta molto più difficile trovare un posto. Viaggiare in questo senso vuol dire inserirsi in un processo concorrenziale molto grande. C’è molta gente laureata, poliglotta… La concorrenza c’è ed è reale che va dal professionale all’abitativo, fanno addirittura i “casting” sulle scale per dare in affitto una casa. Ti chiedono quali siano le tue abitudini sessuali, musicali, alimentari… La cosa più difficile è vedere la propria particolarità annullata in questo esercito di precari di riserva.

Problemi tecnici?

Documenti, burocrazia, tasse, lavoro, contatti… Anche per questo le relazioni sono molto utili. Abitativo, lavorativo, banca e medicale. Poi i problemi non finiscono mai.

Consigli pratici?

  1. Innanzitutto ricordarsi che trasferirsi comporta una grande spesa economica, cambiare casa per trovare un lavoro con una differenza di guadagno rispetto all’Italia molto bassa non ha senso. Farlo per un’esperienza culturale limitata nel tempo sì. Ma questa frenesia per partire all’estero non ha molto senso.
  2. Scegliere un paese che sia alla nostra portata tanto linguisticamente quanto culturalmente
  3. Partire con un progetto, che sia di studio o lavorativo

 

Serena Mauriello