Gustatio

MANDUCANS ROMAE/3- LA CENA

COME MANGIAVANO GLI ANTICHI ROMANI? E CHE COSA? STEFANO CAMPIDELLI CI GUIDA IN QUESTO VIAGGIO NELL’ANTICO IMPERO FATTO DI ENOGASTRONOMIA E CULTURA (III Parte)

Roma- Il terzo ed ultimo pasto della giornata era il più importante di tutti gli altri e prendeva il nome di Cena o Coena. Il pasto avveniva tra la nona e l’undicesima ora, ossia tra le 16:30 e le 18:30. Questi orari si spiegano per due motivi.

Il primo perché non essendoci luce artificiale, o essendocene poca, si preferiva iniziare il pasto con la luce del sole, il secondo era che il Prandium, ossia il secondo pasto della giornata, era un pasto frugale, di conseguenza la fame si faceva sentire abbastanza presto.

Al pari dei Greci, anche per i Romani la Cena era il pasto principale della giornata, per cui era motivo di vanto essere invitati ad un banchetto che prendeva il nome di Convivium e ci si andava vestiti elegantemente.

Anche per i loro banchetti, i romani erano scaramantici, infatti gli invitati dovevano essere più di tre e non meno di nove, non meno delle Grazie e non più delle Muse, sia le Grazie che le Muse erano delle divinità sacre al dio Apollo. La Cena la si organizzava e la si consumava nel Triclinium.

Il Triclinium era la sala da pranzo della Domus, adatta per i banchetti il cui arredamento era molto spartano. L’arredamento del Triclinium consisteva esclusivamente in tre letti ed un tavolo.

I letti prendevano il nome di Triclinii,  questi erano disposti a ferro di cavallo al centro del Triclinium, ed a seconda della loro posizione prendevano nomi diversi.

C’era il Summus Lectus, detto anche Consiliare, che si trovava sulla destra ed era riservato al padrone di casa o all’ospite più importante, poi c’era il Medius Lectus, che si trovava al centro, ed infine il Imus Lectus, che era quello di sinistra.

C’era anche l’uso di disporre i Triclinii a mezzaluna davanti la tavola, in questo caso la disposizione prendeva il nome di Stibadium

I Triclinii, che si trovavano al centro della sala, erano disposti a ferro di cavallo attorno ad un tavolo chiamato Mensa, generalmente di forma rettangolare e facilmente trasportabile dagli schiavi.

Il Triclinium aveva il pavimento inclinato di circa 10° verso il centro della sala, per facilitare sia la presa del cibo sia la pulizia della stessa sala da parte degli schiavi, invece dalla porta al centro della sala, il pavimento era perfettamente orizzontale, questo per facilitare il trasporto dei pasti dalla cucina.

I pavimenti del Triclinium erano ornati con mosaici di fattura molto fine raffiguranti scene mitologiche in cui Enea e Bacco la facevano da padrone. Sulle pareti erano dipinte nature morte assieme ad altre scene mitologiche

Nelle grandi Domus, c’erano diversi Triclinium di grandi o medie dimensioni che venivano utilizzate a seconda delle occasioni. Come abbiamo detto era un motivo di vanto essere invitati ad un Convivium, per questo ci si andava vestiti elegantemente.

Gli uomini indossavano la Toga.

Le donne indossavano lunghe vesti sovrapposte chiamate Subuculae, quella di sotto che arrivava fino ai piedi, la veste indossata sopra la Subuculae, prendeva il nome di Supparum, che era leggermente più corta rispetto alla veste di sotto, poi, a seconda delle stagioni veniva indossata la Stola, che altro non era che una mantella aperta chiusa con spille o camei all’altezza del petto o della spalla, a seconda di come era stata indossata.

Le donne indossavano anche diademi, bracciali, anelli di finissima fattura. Per avere un’idea delle vesti femminili, bisogna andare a vedere su alcuni quadri come è vestita la Vergine Maria.

Durante la Cena sia le donne che gli uomini, per evitare di sporcarsi, indossavano una veste chiamata Veste Coenatoria la quale era molto ampia e facilitava i movimenti. In epoca repubblicana, le donne non erano ammesse ai Convivium, ed erano relegate in altre stanze o restavano a casa loro, questo perché non le si riteneva all’altezza di affrontare certi discorsi di cui si parlava all’interno del banchetto

Con l’avvento dell’età imperiale, le donne, acquisirono sia indipendenza economica, sia maggiore peso politico, e per questo vennero ammesse ai Convivium. In un Triclinium si entrava con il piede destro, perché di buon auspicio per la riuscita del Convivium , poi si mangiava sdraiati sul fianco sinistro, con il gomito che poggiava sul cuscino del Triclinio , la mano sinistra  reggeva il piatto l’altra mano serviva per prendere il cibo nel piatto e accompagnarlo alla bocca, le gambe erano posizionate verso destra, stando di fronte al tavolo.

Le regole di bon-ton erano notevolmente diverse dalle nostre. Era consentito espellere tutti i gas intestinali tramite rutti o peti, anzi c’era un editto emanato dall’Imperatore Claudio che invitava l’espulsione di questi gas.

In caso di bisogni fisici, uno schiavo portava un vaso dove urinare, e lo si faceva davanti tutti. Si mangiava con le mani, dunque era facile sporcarsele, per questo l’ospite era obbligato a portare un tovagliolo dove si puliva il viso  con le proprie mani, questo tovagliolo serviva anche ad avvolgere i cibi dopo il pasto per portarseli via.

Inoltre alcuni schiavi portavano dei vasi con dell’acqua profumata per gli ospiti che ritenevano opportuno lavarsi le mani con più cura. Il cibo che cadeva in terra non doveva essere raccolto, in quanto si credeva che andasse direttamente negli inferi.

Per quanto riguarda l’usanza del vomitare per poi continuare il banchetto, questa fu descritta solo in una lettera indirizzata ad un altro senatore da Lucio Anneo Seneca, ma oltre questa testimonianza non si hanno notizie certe.

Era ben accetto portare persone non invitate direttamente dal padrone di casa ma portate da un’ospite, in queste persone, chiamate Umbrae, seppur bene accette, non avevano il diritto di sdraiarsi sul letto triclinare, ma potevano sedersi su sgabelli o sedie dette subsellia.

Alla fine della cena, il proprietario, per ingraziarsi gli ospiti regalava loro piccoli doni, questo momento prendeva il nome di Apophoreta. Gli schiavi che assicuravano il servizio, avevano diverse funzioni e prendevano dei nomi diversi a seconda della funzione che eseguivano.

Il più importante di tutti era il Nomenclator, che aveva il compito di assicurare la riuscita della cena, annunciare gli ospiti, ricordare i loro nomi al padrone di casa e dirigere gli altri schiavi durante il banchetto.

Il secondo, in ordine di importanza, era l’Archimagirus, ed era il capo della cucina, poi venivano i Ministatores che erano diretti dal Nomenclator ed avevano vari compiti all’interno della sala da pranzo, c’era chi portava pietanze, chi versava il vino, chi rimaneva accanto all’ospite per ogni sua esigenza durante tutta la durata del banchetto.

La Cena era costituita da due fasi, nella prima si mangiava e si beveva moderatamente, nella seconda si beveva molto di più e si svolgevano altre attività, questa seconda fase veniva chiamata Comissatio.

La portata prendeva il nome di Ferculum, dal verbo Fero,portare, ed il loro numero variava a seconda della classe sociale del padrone di casa e di quanto era disposto a spendere per la riuscita del banchetto.

Il primo servizio, chiamato Gustatio, ossia l’antipasto, comprendeva cibi pepati e stuzzicanti per stimolare l’appetito.

Venivano serviti uova, zucche, verdure, ostriche ed il vino che era sempre mescolato con altre sostanze liquide, infatti il più delle volte prendeva il nome di Mulsum.

Dopo l’antipasto veniva la Prima Cena, ossia il secondo servizio, che era il servizio principale era costituito da piatti di carne e di pesce finemente preparati, in alcune occasioni c’era la Altera Cena nella quale venivano serviti altri piatti a base di carne o di pesce.

L’ultimo servizio prendeva di nome di Seconda Mensae, corrispondeva al nostro dessert, infatti si servivano sia cibi che bevande dolci.

La Seconda Mensae, era così chiamata perché, in origine si sostituiva la tavola dove vi erano i resti della Prima Cena, poi con il passare del tempo si cominciò a sostituire solo la tovaglia del primo servizio.

Per i Convivium si spendevano enormi somme di denaro, si poteva arrivare benissimo a quaranta portate, per questo molti Imperatori fecero delle leggi per limitare sia i capitali, sia le derrate alimentari destinati a tale uso.

Queste limitazioni erano dovute al fatto che la maggior parte dei capitali spesi per i banchetti andava alle popolazioni nemiche di Roma quali i Parti, i Goti, i pirati nel Mediterraneo ed i Bretoni.

Altro problema che si creava, era che i Convivium, sottraevano enormi derrate alimentari ai magazzini statali della Annona, di conseguenza, tale cibo, non poteva essere distribuito alla popolazione della città con enormi problemi in tempo di carestie.

Queste leggi però venivano costantemente eluse sia dai controllori, sia dai controllati creando problemi. I Convivium, servivano per ostentare la ricchezza della classe aristocratica ma erano anche occasioni per festeggiare un evento, e spesso e volentieri erano delle riunioni di affari vere e proprie.

Anche nella letteratura latina si menzionavano i Convivium, specialmente nel Satyricon di Petronio Arbitro. Questo capolavoro letterario, ci è giunto in forma frammentata con scritti disordinati e di difficile comprensione, perciò è estremamente difficile anche avere un’idea precisa dell’opera.

Con quest’opera Petronio vuole denunciare il degrado dei costumi e delle tradizioni all’epoca dell’Imperatore Romano Nerone con ironia e sberleffo. Una delle figure principali di questo scritto è il liberto Trimalcione o Trimalchione.

Trimalcione era un liberto, ossia una persona che aveva acquisito la cittadinanza romana, ed era diventato ricchissimo attraverso le sue attività commerciali, dall’aspetto grasso e pelato non faceva altro che ostentare la propria ricchezza contro ogni regola.

Durante i suoi Convivium, Trimalcione si vestiva con abiti imperiali adornato da allori e gioielli di ogni tipo, seguito da giochi acrobatici e musiche eseguite dai suoi schiavi, serviva cene da circa settanta portate con stupende coreografie.

All’interno dei suoi Convivium eseguiva orge sessuali sia con schiavi che con schiave anche in presenza della moglie Fortunata. Recitava versi di opere, sostenendo di averli scritti lui, invece erano stati scritti da altri poeti quali Virgilio e/o Omero.

Il servizio che aveva in tavola era di oro massiccio, e sosteneva che erano i famosi piatti d’oro di Corinto che Annibale Barca aveva fuso nella città greca dopo aver sottratto il tesoro dell’antica città di Troia.

Si fece anche fare un finto funerale, per testare l’affetto sia dei suoi schiavi, che arricchiva con ricche donazioni, sia dei suoi ospiti.

Affetto che, ovviamente, mai mancava. Il grande regista Federico Fellini, si ispirò a questo romanzo per il suo film-capolavoro Satyricon Anche in questo film Fellini vuole denunciare la decadenza della società occidentale attraverso le vicende dell’opera di Petronio. Come si è visto, questi Convivium erano caratterizzati dall’abbondanza dei pasti, specialmente nelle Dominus degli aristocratici, ma non tutti i Convivium erano caratterizzati da questa abbondanza.

L’Imperatore Augusto era noto per la sobrietà dei suoi pasti, anche perché mangiava prima della Cena, il filosofo Seneca era famoso sia per la sobrietà sia anche per la critica con cui parlava di Convivium troppo sfarzosi, Orazio pretendeva la sobrietà come stile di vita per gli invitati. Anche per  le classi meno abbienti, il pasto della sera, era considerato di grande importanza. Per la piccola borghesia, il pasto era composto da massimo tre portate

Finito il Convivium, c’era il momento della Comissatio.

 

Stefano Campidelli

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Stefano Campidelli

Dopo gli studi in Scienze della Comunicazione, sviluppa il suo interesse per il mondo dell'editoria on-line. Divora riviste, giornali e tutto ciò che è attualità, inchiesta e approfondimento. Ama il collezionismo e i libri di genere storico o fantasy, come viaggiare su due binari paralleli. E' appassionato e cultore di vini e della buona gastronomia. Oltre che delle vere tradizioni popolari. Romane, soprattutto.

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