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MANDUCANS ROMAE/2- IL SECONDO PASTO

COME MANGIAVANO GLI ANTICHI ROMANI? E CHE COSA? STEFANO CAMPIDELLI CI GUIDA IN QUESTO VIAGGIO NELL’ANTICO IMPERO FATTO DI ENOGASTRONOMIA E CULTURA (II Parte)

Roma- Il secondo pasto della giornata, nell’Antica Roma, si consumava attorno alla sesta ora del giorno, che corrispondeva a circa le 11.00-12.00 d’inverno ed alle 13.00-14.00 d’estate, questa approssimazione è dovuta al fatto che non c’erano strumenti di misurazione del tempo precisi.

Il pasto era caratterizzato dalla frugalità, infatti si consumava per lo più fuori di casa e stando in piedi, in pratica era poco più di uno spuntino.

Tale caratteristica si spiega nel fatto che i romani, nelle prime ore del pomeriggio, andavano alle terme, situate in vari punti della città. E risultava difficile digerire il cibo se si faceva un pasto abbondante.

Fuori casa si utilizzavano dei locali, per chi aveva qualche sesterzio, che prendevano nomi diversi a seconda del cibo che distribuivano e della grandezza del locale. Detti locali erano chiamati Tabernae Vinae, Popinae e Copinae.

Le Tabernae Vinae erano delle vinerie che si affacciavano sulla strada e servivano vari tipi di vino messi in vasi di terracotta posti ad altezza d’uomo per facilitarne la presa nel versare il vino nella coppa del consumatore. Assieme ai vari tipi di vino, si servivano focacce, verdure, olive e uova.

L’arredamento di questi locali era molto semplice, un banco e vari vasi per contenere il vino, tutto questo sulla strada.

Dietro il banco, solitamente, c’erano i magazzini con l’abitazione del proprietario. Le Popinae erano simili alle nostre osterie, qui venivano serviti molti più tipi di vivande, dalle verdure, ai formaggi, al pane, focacce, piadine, carne fredda, tutte queste pietanze venivano scritte su tavole di legno chiamate Menus.

L’arredamento di questi locali era più complesso rispetto alle Tabernae Vinae. All’interno di tali locali c’erano dei tavoli con delle panche e sgabelli  ed un banco a forma di L. Inseriti all’interno del banco c’erano dei vasi dove si mettevano olive, uova, formaggi ed altre vivande, che venivano ricoperti con piatti di terracotta subito dopo l’asportazione delle vivande stesse. Alle spalle del banco, c’era il lavabo dove venivano lavate le stoviglie usando solo acqua corrente.

Dietro le Popinae erano situati sia la dispensa che l’abitazione del proprietario. Le Copinae, invece, erano dei veri e propri piccoli alberghi situati presso le strade di maggior scorrimento a cui, nella maggior parte dei casi, erano annesso un locale dove si poteva mangiare. Le Copinae erano disposte  su due piani, il primo dava sulla strada il secondo era il piano superiore.

Nel primo locale si trovava il locale dove si poteva mangiare, qui venivano preparati e serviti i cibi scritti sui Menus. Nel secondo locale, quello al piano superiore, c’erano le stanze presso cui alloggiare per la notte, ed effettuare altre “prestazioni”, in quanto non era raro che le Copinae erano usate come case di appuntamenti a tutto guadagno extra del proprietario.

Per chi non si poteva permettere questi locali, per mancanza di denaro, ci si doveva accontentare o dei venditori ambulanti sparsi per la città, o ci si arrangiava come ci si poteva, questo avveniva nella maggior parte dei casi.

Il secondo pasto della giornata prendeva il nome di Prandium, ma a volte prendeva il nome di Jentaculum, quando era più frugale del solito. Il terzo ed ultimo pasto della giornata era chiamato Cena o Coena.

Stefano Campidelli

Stefano Campidelli

Dopo gli studi in Scienze della Comunicazione, sviluppa il suo interesse per il mondo dell'editoria on-line. Divora riviste, giornali e tutto ciò che è attualità, inchiesta e approfondimento. Ama il collezionismo e i libri di genere storico o fantasy, come viaggiare su due binari paralleli. E' appassionato e cultore di vini e della buona gastronomia. Oltre che delle vere tradizioni popolari. Romane, soprattutto.

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