IL LUNGO DIBATTIMENTO SI È CONCLUSO CON LA CONDANNA DI SALVATORE BUZZI A 19 ANNI DI CARCERE E A 20 PER MASSIMO CARMINATI ACCUSATI DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE

 

Roma – Venti mesi, oltre 230 udienze, decine di imputati e decine di testimoni. Prime pagine di quotidiani e riviste, servizi e speciali Tv, libri e saggi; senza contare il terremoto politico-amministrativo che negli ultimi tre anni ha fatto cadere teste e poltrone e provocato non poche ferite all’interno delle coalizioni e a tutti i livelli, nazionali e locali. L’aula bunker del carcere di Rebibbia chiude le porte a tutti, soprattutto chiude all’accusa di associazione mafiosa, chiude a Mafia Capitale, chiude in particolare all’idea letteraria di Mafia.

LA SENTENZA

Del verdetto, al quale peraltro ha assistito il sindaco Virginia Raggi in rappresentanza del Comune di Roma parte civile al processo, stupisce la rapidità con la quale la Corte, presieduta da Rosanna Ianniello, è giunta. Segno evidente che non ci sono stati dubbi tra i giudici e che dunque la Mafia a Roma non c’è, niente 41 bis. Quindi a fronte dei 500 anni di carcere richiesti dalla procura, ne sono stati cancellati la metà e proprio perché è caduta l’accusa di associazione mafiosa. Ed eccole le condanne principali: 19 anni a Salvatore Buzzi, il re delle cooperative rosse. Colui che è riuscito a “lavorare” con la destra e con la sinistra, assolvendo a compiti che la pubblica amministrazione (quella romana) non era e forse non è ancora oggi in grado di assolvere. Per l’irriducibile “socio nero” Massimo Carminati, 20 anni di carcere. Al l’ex capo dell’assemblea Capitolina Mirko Coratti (Pd) la corte ha inflitto una pena di 6 anni di reclusione. Luca Odevaine, ex responsabile del tavolo per i migranti, è stato condannato a 6 anni e 6 mesi. Undici anni per il presunto braccio destro di Carminati, Ricardo Brugia, 10 per l’ex Ad di Ama Franco Panzironi. L’ex presidente del municipio di Ostia, commissariato per infiltrazione mafiose, Andrea Tassone è stato condannato a 5 anni.

Su 46 imputati tre sono stati assolti. Si tratta di Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, per i quali la Procura aveva chiesto 16 anni di carcere, e l’ex dg di Ama Giovanni Fiscon, per il quale erano stati chiesti 5 anni. Secondo l’accusa Rotolo e Ruggiero avrebbero garantito i contatti tra la denominata “Mafia Capitale” e ambienti della ‘ndrangheta.

LA SCONFITTA

Né vincitori né vinti e d’altra parte qui si parla di un processo che vede la condanna di personaggi che evidentemente hanno commesso dei reati. Salvo poi dimostrare il contrario in appello o in Cassazione per quanto riguarda la procedura processuale. Una sconfitta però c’è. Da questo vortice di nomi e situazioni esce a pezzi la politica quella che non vuole fare a meno della burocrazia e delle lungaggini di iter che portano solo al malaffare. Esce sconfitta Roma e l’Italia intera da essa rappresentata perché sì, la vicenda del cosiddetto “mondo di mezzo” al quale gli stessi personaggi condannati si vantavano di appartenere, è invece il vertice. Il sistema è talmente radicato che non basta certo il verdetto di questo processo a chiudere la partita. Un lungo dibattimento approntato per Mafia, un procedimento del quale è rimasto vittima il municipio X (Ostia e dintorni) da due anni commissariato al contrario dell’amministrazione capitolina non sciolta per gli stessi motivi!

Eppure la maggior parte dei personaggi a giudizio sono stati seduti sugli scranni dell’aula Giulio Cesare. E molti funzionari vagano ancora per gli uffici di Palazzo Senatorio.

Un verdetto che non è una bacchetta magica. Non toglie il marcio e non chiude un romanzo a fosche tinte. Si è chiuso solo un capitolo e con molte contraddizioni.