In Viaggio con....Micro

L’URLO NEL SILENZIO

Da Capo Nord a Oslo, la magia di un Paese dove la natura vince sull’uomo. Panorami mozzafiato, colline e monti, fiordi, spiagge, flora e fauna, tutto è unico e irripetibile

Oslo- In Capo al Mondo. Ci siamo stati. Aspettando il sole di mezzanotte. Ed è incredibile, tra il forte vento e la pioggerellina sottile sottile, ammirare la luce abbagliante, dall’alto della falesia (una scarpata, un dirupo che si è formato nell’arco di migliaia di anni e dovuto all’azione erosiva del mare sulla costa rocciosa) sulla punta nord dell’isola di Magerøya a Nordkapp.

È l’attesa di un evento, di una magia che non ha eguali. Il tempo sembra fermarsi nella parte più settentrionale della Norvegia, una lunga striscia di terra di 1700 chilometri incontaminati popolata da poco più di 5 milioni di abitanti.

Qui, il tempo si è veramente fermato e, tranne i villaggi, i piccoli porti e le città norvegesi più grandi e note, tutto è pura natura e la sensazione è che così resterà. Per sempre.

Panorami mozzafiato, colline e monti, fiordi, spiagge, flora e fauna, tutto è unico e irripetibile dove il sole, da giugno a settembre, non tramonta mai mentre sui monti la neve dell’inverno insiste e attende la nuova che verrà.

Poco più a sud, Alta, nello stato di Finnmark. E qui si fa un salto indietro di 4200 anni prima di Cristo con i graffiti rupestri dal 1985 Patrimonio dell’Unesco. Le immagini raccontano di una civiltà dedita a caccia e pesca. Lungo un sentiero accarezzato da splendida vegetazione e costeggiando il mare, eccole le testimonianze dei nostri antenati che incidevano nella pietra la loro quotidianità.

Percorrere buona parte della Norvegia in 9 giorni, in pullman e in battello, attraversare chilometri dove primeggiano il verde dei monti e le variazioni di verde e blu delle acque è “il viaggio”. Incontrare greggi di renne, fermarsi per lasciarle passare… scorgere a ridosso di un costone nei pressi di una cascata, una tendina da campeggio, isolata… Sì, tutto è magia.

Ed ecco, scendendo ancora verso sud, Tromsø, con il suo porto, con i suoi ponti che collegano una parte all’altra della città dominata dal monte Tromsdalstinden con piste da sci e da snowboard.

Scenari mai uguali tra loro, una continua sorpresa per il viaggiatore che qui, per una volta, può sentirsi esploratore.

Harstad, altro splendido borgo marinaro, ci ricorda quanto la Norvegia abbia patito la Seconda Guerra Mondiale. Ne è testimonianza il cannone Adolf, costruito dai tedeschi nel 1943. Nei pressi, Trondenes Kirke, la chiesa in pietra più a nord del mondo, costruita nel 1250. Nei prati circostanti, pietre sulle quali sono scolpiti i nomi di chi è lì sepolto. Semplici, avvolte da splendidi fiori.

Il viaggio prosegue verso Svolvaer, percorrendo la strada che costeggia il Tjeldsund la nuova strada panoramica Lofast che collega la terraferma con le isole Lofoten, fiore all’occhiello della Norvegia. È incredibile come in un piccolo posto come questo (4.378 abitanti) possa essere condensato il meglio della natura. Dal porticciolo via verso Trollfjord. Al timone del battello un vero lupo di mare. Equipaggio giovane e tuttofare. Guida gli ospiti alla pesca e il pescato fresco diventa subito zuppa per tutti. Il resto è a disposizione dei gabbiani che al volo o dalle mani dello stesso equipaggio consumano il loro pasto.

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Le Isole Lofoten. Impossibile descrivere l’intreccio armonioso, l’incanto di un ambito che l’uomo non ha contaminato. Un arcipelago di 1227 chilometri quadrati con poco più di 24mila abitanti. Il mare qui prende i colori del blu della nostra Sicilia e all’improvviso del verde della Costa Smeralda. Tutto condensato e attorniato da vette ripide. Le strade costiere, unico esempio del lavoro umano, portano al villaggio di Nusfjord dove magiche nel loro color rosso attendono le Rourber, piccole casette in legno, prima dimora dei pescatori di merluzzi e balene, oggi alloggi caratteristici delle Lofoten. Le Rourber sono sostenute da enormi massi rocciosi. Una esperienza unica.

Tappa dopo tappa, via verso il villaggio di Å dove, sparpagliato su un costone, c’è il Museo dei villaggi dei pescatori e il museo dello stoccafisso. Un piccolo forno attrae la nostra curiosità. Entriamo e troviamo… una donna italiana, trasferita qui per amore avendo trovato il suo vichingo.

Reine, altro villaggio incantato di soli 309 abitanti. Un porto di pescatori a sud-ovest della città di Moskenes, sempre nelle isole Lofoten. Si trova sull’isola di Moskenesøya, al di sopra del Circolo Polare Artico, a circa 300 chilometri sud-ovest dalla città di Tromsø. Il fiato si fa corto vedendo come un costone divide due specchi d’acqua.

Via verso Bodø, 50mila abitanti, una città affacciata sul porto, punto di riferimento con il suo scalo aeroportuale. Centri commerciali, negozi di tutti i generi ed in particolare, il culto della casa, l’armonia delle stoffe e delle porcellane. La casa per i norvegesi è la culla dove ritrovarsi nei mesi freddi e bui, in famiglia, al caldo ed in conversazione. A misura d’uomo.

L’ultima tappa è Oslo, oltre 600mila abitanti per la capitale che con il suo porto collega l’altro approdo, quello di Copenaghen. Qui lo scenario cambia e i percorsi cittadini sfiorano palazzi in netta contraddizione con i paesaggi norvegesi. Contraddizioni anche per quanto riguarda il gran numero di mendicanti che insistono, nonostante recenti leggi proibiscano il mendicare. Una città Oslo dove ristrutturazioni perenni raccontano di un luogo in continua trasformazione.

Conosciuta anche come Christiania dal 1624 al 1878 e come Kristiania dal 1878 al 1924, Oslo è nota anche per Edvard Munch, il pittore dell’Urlo, nativo di Løten e scomparso nel 1944. Una vita tormentata la sua che proprio con l’Urlo tocca l’apice della disperazione e della solitudine. Il protagonista dal volto di mummia grida il suo tormento mentre alle sue spalle, con lo sfondo di fiordi e di un tramonto accecante, due individui sembrano non tener conto di lui. Indifferenza.

Un viaggio in Norvegia può essere fatto in vari modi. Noi abbiamo raccontato il nostro, indimenticabile.

 

Emanuela Sirchia

 

 

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Emanuela Sirchia

Nel 1983 si iscrive all'Università di giornalismo di Camerino. Nell'ottobre del 1988 approda al neo nato "Il Giornale di Ostia", dove rimarrà per 25 anni. Dal marzo 1991 è iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Già collaboratrice per Paese Sera, ha scritto per il giornale aziendale dell'Acea e per il settimanale Free Magazine. Dal 2008 al 2013, è nell'ufficio stampa e pubbliche relazioni del Municipio X e dal 2006 a tutt'oggi ricopre l’incarico di addetto stampa del teatro Nino Manfredi. Ha scritto di cronaca nera, bianca, sport, spettacolo, arte e cultura. Tra i personaggi da lei intervistati: Tito Stagno, l’uomo della luna, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Paola Gassman, Valeria Valeri, Gianrico Tedeschi e vari campioni sportivi come Bruno Conti, Rudi Voeller e Beppe Giannini. Per la giudiziaria, ha seguito la vicenda dei fratellini Brigida, il caso Marta Russo e l’omicidio di via Poma. E’ stata inviata per il Giubileo del 2000 e dal 1994 è accreditata in Campidoglio. Dice di sé: “ogni volto, ogni storia, ogni mostra visitata, ha lasciato un segno indelebile, esperienze di vita che non hanno eguali”.

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