Storie dall'Italia

L’università italiana è un’università al maschile

Nonostante la nomina della prima rettrice donna de La Sapienza di Roma, nel mondo accademico le differenze di genere non sono ancora risolte

Roma –  Nell’ambito dell’università, della ricerca e dell’innovazione le donne sono una minoranza e a dirlo è l’Unione europea. In collaborazione con l’Eurostat e il Gruppo Helsinki su donne e uomini nella ricerca e nell’innovazione (Helsinki Group on Gender in Research and Innovation and Statistical Correspondents), l’UE rende noto annualmente un documento atto a mostrare un panorama aggiornato sullo stato della parità di genere nel campo della ricerca e dell’innovazione. Gli ultimi dati raccolti e pubblicati dalla commissione europea attiva in questo ambito non sono confortanti: tra i precari, la componente femminile è di gran lunga più alta di quella maschile; il gender pay gap (la differenza di salario tra i due sessi) è ancora un problema vivo e diviene sempre più evidente con l’aumentare dell’età; le donne sono fortemente sotto rappresentate come autrici di ricerche scientifiche e proprietarie di brevetti.

A conti fatti, lo scenario italiano non è dei migliori. A dimostrare la criticità della situazione sono i numeri: le donne rappresentano solo il 20% dei professori ordinari della penisola. Nei gradini più alti della lunga gerarchia accademica la componente femminile è tanto più rarefatta quanto ci si avvicina alla vetta. Al progredire della carriera universitaria, il numero di donne diminuisce, rendendo, così, un fondo perso anche le risorse pubbliche impiegate per il finanziamento delle ricerche portate avanti fino all’abbandono del mondo accademico. Il CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), ovvero l’associazione delle Università italiane statali e non statali, sembra essere ben consapevole della mancata parità di genere nelle aule della penisola. A settembre 2019 ha per la prima volta pubblicato, infatti, le Linee guida per il Bilancio di Genere negli Atenei Italiani, esito di un lungo lavoro portato avanti dalle responsabili prof.sse Paola Inverardi (Università dell’Aquila), Aurelia Solo (Università della Basilicata) e Maria Cristina Messa (Università degli Studi di Milano), sotto il coordinamento di Antonella Riccardo. Si tratta di uno strumento essenziale per promuovere l’eguaglianza di genere nelle Università e per integrare la prospettiva di genere in tutte le politiche di Ateneo.

A un anno di distanza dall’ideazione e propagazione del Bilancio di Genere, è stata eletta la prima rettrice dell’Università La Sapienza in settecento anni. Docente e preside della Facoltà di Medicina e Odontoiatria come i suoi ultimi due predecessori, Antonella Polimeni è la prima donna a ricoprire un ruolo fino a oggi apparentemente riservato ai soli uomini (ben 47 i suoi predecessori). Per trovare la prima rettrice della storia Italia non bisogna guardare troppo indietro, ma risalire ad appena 28 anni fa quando fu eletta Bianca Maria Tedeschini Lalli al vertice di Roma Tre (poi riconfermata per un secondo mandato). Nonostante Antonella Polimeni abbia ottenuto più del 60% delle preferenze, la sua nomina suona ancora come un’eccezione nel panorama italiano. Sono solo 7 le rettrici italiane, al fronte di 77 – più del decuplo, occorre sottolineare – uomini. Alla luce dei numeri, la parità di genere nel contesto accademico italiano sembra ancora tutta da scrivere.

Serena Mauriello

Dopo aver insegnato lettere nelle scuole superiori, Serena Mauriello è attualmente dottoranda in Italianistica presso l'Università la Sapienza di Roma. Suoi contributi sono stati pubblicati su importanti riviste specialistiche come Rivista di Studi Italiani o Bollettino di Studi di Italianistica. Ha partecipato attivamente a convegni e seminari sul Medioevo italiano. Nel ambito del giornalismo, scrive principalmente di cultura e società.

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