Storie dall'Italia

L’ULTIMO AVAMPOSTO TRA DOLORE E MORTE

Viaggio nell’ospedale di Bisaccia, tra pareti scarne e solitudine. Faccia a faccia con la sofferenza dei pazienti, ma anche tanta voglia di riscatto per gli abitanti dell’Irpinia che pretendono una sanità migliore. Intanto, il sospetto che dietro l’affare eolico possa nascondersi l’ennesima speculazione

Bisaccia (Av)- C’è un luogo nell’entroterra meridionale, un luogo lontano e assolato, dove il silenzio riempie tutto lo spazio intorno e quel silenzio ti prende la mano e ti porta dolcemente lontano da questo mondo. Un comune piccolo, piccolissimo, dove i tralicci eolici superano il numero di abitanti e dove la gente si trascina nella quotidianità assopita e rassegnata alla condizione meridionale oramai accettata. Accettata come la morte che si cura nell’ospedale di Bisaccia, in provincia di Avellino, dove i letti di ferro risalgono agli anni 80, forse 90, ma che importa, nulla ha più importanza quando sai che hai davanti l’ultimo respiro e sai che in quel posto il silenzio sarà più doloroso della consapevolezza di morire.

L’attenzione per l’affare eolico ha fatto terra arsa intorno e tutti si sono dimenticati di quell’ospedale, della vita stanca e della morte certa. E’ incredibile, quasi spettrale la struttura, mura e vetri consumati dalla luce del sole, scale larghe e piante finte che ornamentano l’ingresso verso il mondo del non ritorno. Un omino col camice bianco cammina lungo i corridoi, è un medico anestesista, specializzato in terapia del dolore, è stanco anche lui, ha i suoi anni e troppe sofferenze susseguite nei suoi occhi spenti ma ancora compassionevoli. Credo sia un eroe; no, forse è Caronte, forse è lui l’ultimo traghettatore di vite, di quest’ultimo avamposto di quest’ultimo mondo.

Si chiama Salvatore, l’ho conosciuto personalmente, l’ho guardato a lungo, non mi ha mai sorriso, aveva spesso gli occhi rivolti verso il basso, gli avrei voluto dire che la colpa non era sua e che il silenzio intorno poteva essere un alleato, forse. A Bisaccia se apri le finestre dell’ospedale puoi ascoltare il rumore delle pale eoliche, qualche decennio fa si vedevano solo colline spoglie, non si ascoltava alcun rumore e quelle colline potevano lasciar sognare, qualcuno forse le avrà riempite con idee proprie, oggi non si possono più riempire, non c’è più spazio.

Salvatore, medico anestesista all'ospedale di BIsaccia (Av)
Salvatore, medico anestesista all’ospedale di Bisaccia (Av)

Salvatore continua a camminare e sale da un piano all’altro, diviso a metà tra un lamento e una dose di morfina iniettata con amore. Hanno razziato tutto, hanno tolto il futuro, la terra e la gioventù e hanno lasciato solo Salvatore e la certezza della morte. Percorro i suoi passi, lo seguo per un po’ ma non ho il coraggio di andare oltre, penso: perché non trasformare questo posto in un centro d’eccellenza per la terapia del dolore o per cure sperimentali? Tornerebbero un po’ di medici, personale, servizi e l’intera area potrebbe essere valorizzata. Penso, sono seduto in una delle tante sale d’aspetto, alzo gli occhi e guardo fuori. Guardo quei tralicci e riabbasso gli occhi come Salvatore.

L’Irpinia… Quant’è bella questa terra. Torno da Salvatore che è alle prese con una seduta di agopuntura, aspetto fuori. Qui arrivano anche pazienti che si curano con l’omeopatia, pare che questo medico affaticato sia ancora bravo e apprezzato per le sue terapie senza farmaci. Si, sarà pur bravo ma il rumore dei suoi passi fanno eco in questi corridoi e restano il suono che molti pazienti vorrebbero sentire nel momento di maggior dolore, quei passi, non il vento, solo quei passi stanchi e trascinati. Vorrei offrirgli un caffè ma non c’è neanche una macchinetta, uno di quei distributori automatici che servono per una pausa e una chiacchiera, niente. Ho visto in giro ma non ho trovato nulla. Sarebbe stato bello se quelli delle aziende eoliche avessero regalato un distributore di caffè e dolci; così, un segno d’affetto, come si usa con i vicini quando vengono a trovarti. Certo un bar sarebbe stato troppo ma una macchinetta con quei neon colorati e tanti snack dolci… Non salati, solo dolci, affinché ci fosse stata un’altra dolcezza oltre la morte qui dentro.

E con la voglia di caffè ancora penso: ci vorrebbero una decina di medici come lui, più giovani e pieni di rabbia, pieni di determinazione, e di dolore vissuto, per far morire queste pale e far vivere questa terra e la sua gente. A Salvatore.

Michele Zizza

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Michele Zizza

Giornalista con una laurea dedicata alla filosofia della comunicazione e del linguaggio, ho incentrato lo studio sulla digital life de i fenomeni più insidiosi come il cyberbullismo. Trovo interessanti le strategie dei social network e come gli algoritmi agiscano sulla vita. Mi occupo di comunicazione istituzionale e prendo pillole di PNL e comunicazione efficace. Adoro sciare e il freddo, i paesi scandinavi, il jazz, la fusion, il blues e i Pink Floyd. Ho una bimba, Ginevra

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