Cronache di Roma

Lucha y siesta: abbiamo perso la casa per le donne!

Era il 2008 quando un gruppo di attiviste occupò l’ex sottostazione Stefer “Cecafumo”, ribattezzata così dai vecchi del quartiere. Nessuno immaginava che la struttura in quasi dieci anni sarebbe cresciuta tanto da ospitare nel corso del tempo quasi cento donne diventando non solo un punto di riferimento per i servizi sociali ma anche per le donne stesse; sono circa settecento quelle passate dallo sportello di ascolto.

Il centro, costruito alla fine degli anni venti, era una stazione della ferrovia che collegava Roma ai Castelli romani. L’edificio, prima fu trasformato in ufficio e successivamente abbandonato, negli anni novanta.

Secondo le operatrici del settore e gli esperti, una donna che ha subìto violenza, necessita di almeno un anno per ritrovare il proprio equilibrio e ricostruirsi un percorso, a maggior ragione se ci sono figli. Nonostante questo, n ancora troppi centri, il supporto massimo di accoglienza per una donna è di circa sei mesi.

Sono trascorsi dieci anni dalla nascita del progetto Lucha y siesta e la mancanza di strutture per le donne che vogliono uscire da una situazione di violenza e ricominciare rappresenta ancora un problema serio.

Nonostante lo stanziamento di un fondo regionale, il centro antiviolenza e casa rifugio per le donne Lucha y siesta è andato all’asta, come previsto dal tribunale fallimentare.

L’edificio, che sorge nel quartiere Tuscolano, fu occupato da un gruppo di attiviste nel 2008 e si trasformò ben presto in un punto di riferimento per le donne della capitale che scappavano dalla violenza domestica.

Il 25 febbraio il comune di Roma aveva disposto l’interruzione delle utenze dello stabile, di proprietà dell’Atac. Le proteste delle attiviste e degli abitanti del quartiere, hanno fatto sì che ciò non accadesse dichiarando un presidio permanente per impedire che la struttura venisse sgomberata.

Intanto, nello stesso giorno, la maggior parte delle donne è stata trasferita e nell’edificio sono rimaste solo in cinque con i loro tre figli. Le operatrici hanno convocato una nuova mobilitazione e temono che la struttura venga definitivamente sgomberata e che questo sancisca la fine di dodici anni di esperienza. In tutta Roma sono disponibili 25 posti letto per donne che vittime di violenza che scappa ed ha bisogno di essere accolta mentre la convenzione di Istanbul ne raccomanda uno ogni diecimila abitanti. La casa rifugio Lucha y siesta ne  forniva il 60 per cento.

Come pubblicato ieri dal magazine Internazionale:

la sindaca Virginia Raggi non ha voluto ricevere le operatrici e le attiviste che sono andate al Campidoglio il 25 febbraio per chiedere la revoca del distacco delle utenze, mentre il consiglio comunale ha bocciato una mozione presentata dal Partito democratico e da Italia Viva che chiedeva di non sospendere le utenze. La regione Lazio ha assicurato che parteciperà all’asta del 7 aprile e proverà a rilevare l’immobile, ma non ha alcun diritto di prelazione sulla struttura, un’ex stazione dell’Atac, che parte da una base di asta di 2,4 milioni di euro. Secondo le operatrici e le attiviste, l’asta dovrà essere seguita e monitorata con la massima attenzione, il timore è infatti che ci siano degli interessi immobiliari da parte di costruttori e speculatori edilizi. “Tutto ciò ha il sapore dell’approssimazione e dell’incapacità. Ci verrebbe da pensare che un tale accanirsi derivi dal possibile profitto che le liquidatrici fallimentari potrebbero trarne dalla vendita dell’immobile”, continua il comunicato delle operatrici.

Una storia di vita locale ricca di contraddizioni tipiche di una città di quattro milioni di persone che viene rallentata dalla burocrazia.

L’Istat ci dice che nel corso della sua vita una donna su tre ha subìto violenza”. Al momento in città sono attivi quattro centri antiviolenza e due case rifugio per un totale di circa 30 posti rispetto agli almeno quattrocento necessari. La convenzione del Consiglio d’Europa sulla violenza contro le donne, ratificata dall’Italia nel 2013, prevede che sia disponibile un posto in un centro antiviolenza ogni diecimila abitanti. In Italia ne servirebbero 5.700, ma ce ne sono cinquecento.

Una grave perdita quella subita dalla società e dai noi donne, è come perdere l’abbraccio di qualcuno che rappresenta un porto sicuro in cui rifugiarsi. Talvolta – troppo spesso – noi donne perdiamo cose importanti: casa, libertà, dignità e diritti. Tuttavia – sempre troppo spesso – troviamo la forza di lottare per conquistare ciò che abbiamo a cuore. Spero che tutte, spero che tutti, sentano e provino a far qualcosa per ridare “casa” a quelle donne che hanno perso troppo.

 

 

Maria Perillo

Maria Perillo è nata a Napoli il 07.12.1983. Graduato dell’Esercito Italiano, blogger, scrittrice e Life Coach. Appassionata di tecniche della comunicazione, attualmente studia presso una scuola di leadership e tecniche di comunicazione

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