Will&Grace: raccontare la vita gay con ironia e assoluta leggerezza

Roma- Irriverente, caustica, commovente. E, soprattutto, terribilmente spassosa. “Will e Grace” era ed è molto più di una serie tv, quelle che vengono definite sit-com (situation comedy all’americana). I luoghi comuni sul mondo dell’omosessualità venivano spazzati via con una risata e – il più delle volte – con una battuta sconcia. Raccontare la vita “gay” con ironia e assoluta leggerezza, era una caratteristica davvero speciale del telefilm che tra il 2001 e il 2007 ha divertito milioni di fan anche in Italia. Otto strepitose stagioni che in queste settimane vengono riproposte dal canale tv Paramount Channel intorno alle 20 (per chi se la fosse persa).

Non è stata intaccata dal passare del tempo, più che mai attualissima alla luce non solo dell’insensata strage di Orlando. Ma anche perché a tutt’oggi – incredibile ma vero – postare su Facebook una semplice foto di due ragazzi che si baciano, significa vedersi segnalati al social o farsi criticare da presunti amici. E allora si, largo alle checcheria sfrontata e anti-perbenista del mitico Jack, straordinario comprimario dei due protagonisti, l’avvocato gay Will e l’amica di sempre, l’arredatrice Grace. Impossibile poi non citare la quarta co-protagonista, l’alcolizzata, ninfomane Karen. Con lei la ciliegina su tutta una serie che prende seriamente in giro, con un diluvio di gag, il “politically correct”.

Ma soprattutto Will e Grace, il loro, un rapporto di co-dipendenza totale, una storia d’amore vera di quelle che durano una vita, condita da situazioni comiche da incorniciare, ma anche di momenti più profondi. Si toccano temi serissimi – vedi matrimoni gay, maternità surrogata e famiglie super allargate – ma sempre con un insolente e delicato humour. Che alla fine però lancia un messaggio ancor più penetrante perché filtrato dall’irresistibile ironia: #loveislove. L’amore è amore. Punto, risate e basta.

Valeria Costantini