Spazio Kabul

L’oro rosso afghano

Per l'ottavo anno consecutivo, lo zafferano afghano è il migliore al mondo

Kabul (Afghanistan) – L’International Taste Institute organismo internazionale della valutazione e certificazione degli alimenti con sede a Bruxelles, ha valutato lo zafferano afghano come il numero uno al mondo per l’ottavo anno consecutivo. Oramai il paese dell’Asia centrale è riconosciuto come il leader incontrastato della spezia color giallo oro.

Nonostante i decenni di guerra hanno avuto un impatto devastante nel settore agricolo di un paese senza sbocco sul mare, il governo afghano in questi ultimi anni è riuscito a rilanciare l’economia e creare opportunità di lavoro grazie ai forti investimenti adottati verso la coltivazione di zafferano. Soprannominato “l’oro rosso”, lo zafferano afgano viene esportato in Europa, Stati Uniti e Paesi del Golfo. I dati del Ministero dell’agricoltura, dicono che l’Afghanistan fornisce circa 8 tonnellate, il 7% del consumo mondiale, che è di 430 tonnellate all’anno.  Il prezzo per ogni chilogrammo nei mercati locali può arrivare a 1000 euro, mentre nei mercati internazionali supera i 1300 euro. “Ogni anno, c’è un miglioramento nella coltivazione e produzione dello zafferano, e questo migliora la qualità del nostro prodotto”, ha dichiarato Bashir Ahmad Rashidi, presidente dell’Unione dei produttori di zafferano a Kabul.

Il più pregiato e raro è quello con i bulbi della Wakhan Valley, situato a 700 metri di altitudine nella regione Hindukush-Kashmir,   riconoscibile dal suo colore bordeaux scuro. Questo zafferano è il più scuro del mondo, segno di purezza e aroma forte. I petali hanno un colore che varia dal lilla al viola e all’interno della corolla si trovano tre stimmi rossi, da questi che si ricava la preziosa spezia.

Lo zafferano è considerato strategico per l’economia afghana, anche come coltura alternativa all’oppio, tuttavia la qualità del raccolto non è ancora in grado di soddisfare gli standard qualitativi richiesti dal mercato, se a questo si aggiunge che la maggior parte degli agricoltori afghani sono mezzadri, i cui proprietari dettano ciò che possono coltivare, questo determina che il papavero da oppio di alto valore è ancora il raccolto preferito.

 

Pierluigi Bussi

Pierluigi Bussi è giornalista dal 2003 e inviato in zone di guerra e all'estero. E’ stato, tre gli altri paesi in Afghanistan e Tunisia. Si è laureato in Relazioni Internazionali presso L’Università La Sapienza di Roma con approfondimenti sui conflitti nel Corno d’Africa e Medio Oriente. Da anni segue le sorti politiche e sociali afgane. Tra i vari ruoli ricoperti è stato capo redattore del mensile Europe Today, ha collaborato con i quotidiani Pubblico, Roma News, Il Mezzogiorno d’Italia, con approfondimenti in materia di politica estera. Ha scritto, inoltre, per Storia in Network. Attualmente collabora con La Stampa.

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