Mentre a Napoli si susseguono le aggressioni da parte di baby gang nei confronti dei loro coetanei, qualcuno sta cerando di trovare soluzioni alternative. Mobilitare la società civile ed impegnare i ragazzi in attività ludiche che possano portarli via dalla strada

Napoli (Quartieri spagnoli) – “Si avvicinano con la scusa dell’accendino, poi iniziano a spintonarti e ad insultarti. La paura prende il sopravvento e ti fa assecondare ogni loro richiesta. Sono in tanti, spesso anche in 10, tu sei da solo ed indifeso. La militarizzazione della città non credo serva a molto. Quello che, invece, potrebbe essere utile è la presenza dello Stato”.

“Non trovo giusto che ci dobbiamo guardare le spalle ogni volta che usciamo di casa. Vogliamo passeggiare tranquilli per le strade della nostra città. Il problema principale, credo sia l’assenza di luoghi di aggregazione che possano portare via dalla strada questi ragazzi”.

“Ho vissuto un’aggressione circa un mese fa a Scampia. Ero con un mio amico e stavamo per prendere la metro che ci avrebbe portato a Napoli centro. Ad un certo punto, si è avvicinato un gruppo di 5 o 6 ragazzini e hanno cominciato a chiederci dove eravamo diretti, da dove venivamo ed altre domande di questo tipo. Al momento, abbiamo pensato che rispondere alle loro interpellanze fosse l’unico modo per scongiurare il pestaggio. Solo dopo avergli detto di essere di Secondigliano ci hanno lasciato andare”.

“Io e una mia amica siamo state aggredite mentre stavamo passeggiando. Un gruppetto di 5 o 6 ragazzini, di un’età compresa tra i 10 e i 15 anni, ci hanno bloccate al muro. Per fortuna, la mia amica ha iniziato a gridare e a chiedere aiuto. Così, siamo riuscite a scappare. Da circa 2 o 3 anni la sera non esco quasi più”.

Liberiamo Napoli dalla paura! La scritta campeggia su uno striscione in una delle tante manifestazioni, che da qualche giorno a questa parte, si susseguono con regolarità quasi giornaliera nel capoluogo campano. Hanno paura le ragazze e i ragazzi di Napoli. Paura di uscire da soli o con gli amici, questo non fa molta differenza, e di essere aggrediti, picchiati o derubati dei soldi o del cellulare. Hanno deciso di gridare al mondo tutta la loro frustrazione per una situazione che si è fatta davvero pesante, qui come anche in altre città italiane va detto.

Arturo, Ciro e Gaetano sono solo alcuni dei ragazzi malmenati negli ultimi giorni da “bande” di loro coetanei fuori controllo. Chissà, però, quanti altri ragazzi sono stati aggrediti e per paura non hanno denunciato. Hanno dai 10 ai 16 anni. Armati di mazze, bastoni e tira pugni. Negli occhi, secondo i racconti di coloro che si sono trovati sul loro cammino, la rabbia di chi si sente già Boss o spera di esserlo presto. Un modo per sentirsi grandi, importanti, e magari attirare l’attenzione dei più grandi. Quelle pistole e quei bastoni, commenta Roberta Saviano, sono l’unico capitale di cui dispongono.

Chiedono sicurezza i compagni di classe di Arturo, da poco rientrato tra i banchi di scuola, e la chiedo allo Stato appunto. Ed ecco allora che lo Stato, nella persona del Ministro Minniti, è arrivato nella città partenopea per elaborare una strategia di sicurezza pubblica che possa mettere la parola fine a questa stato di cose. “Non si deve permettere a queste baby gang di cambiare le abitudini dei giovani di questa città” – ha detto il Ministro – annunciando un’ulteriore sforzo da parte delle Istituzioni. Una affermazione che nello specifico significa l’invio di ulteriori 100 agenti al fine di contrastare un fenomeno che solo negli ultimi due mesi a prodotto 11 feriti e decine di tentativi di aggressione.

Il capo del Viminale ha poi spiegato che, inseguito all’impennata di episodi di “terrorismo urbano” si è deciso di promuovere un “rapporto diretto tra le forze dell’ordine e le municipalità locali”. Nello specifico, infatti, saranno realizzati 10 nuovi distretti di polizia che non si sostituiranno a quelli già presenti, ha aggiunto, ma “serviranno da referenti unici nei quartieri garantendo anche politiche di sostegno sociale”.

Rimane il dramma di adolescenze buttate nel cesso, passatemi la metafora se pur forte. Inseguendo un mito, falso ed artificioso, come quello dell’adrenalinica vita da criminali. Ritenuta, erroneamente, fatta di valori e rispetto quando non è altro che un inganno. Un’infanzia perduta, come l’ha definita Save the Children nel suo rapporto annuale dell’anno scorso. Fatta di degrado e vissuta a margini di una società che si accorge di loro sono quando arrivano i feriti o, ahimè i morti ammazzati.

Secondo la Dott.sa Maura Manca Presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, infatti, parliamo di adolescenti estremamente problematici e a volte “disturbati”. In altre parole, ragazzi privati di esempi validi e lasciati a loro stessi proprio da chi, invece, dovrebbe stargli a fianco come la famiglia e la scuola. Proprio i genitori, secondo la Dott.sa Manca, sono i primi responsabili. L’idea stessa di non dover rispettare nessuna regola è sintomatico del sistema educativo in cui sono stati inseriti fin da piccoli. A scuola, poi, molto spesso non ci arrivano proprio e se lo fanno non è per rimanerci e costruirsi un futuro migliore.

Così, come spesso accade in contesti disagiati come questo deve pensarci qualcun altro ad offrire alternative valide alla violenza e allo spaccio di droga. È il caso dell’Orchestra dei Quartieri spagnoli e messa insieme da Enzo de Paola in risposta alle violenze di queste giorni. La società civile che alza la testa, viene da dire. Che prende in mano la situazione e si sostituisce alla Stato, quello assente e a cui si faceva riferimento prima.

La nostra baby gang non spara, ma colpisce al cuore –  recita così il motto di questa particolarissima orchestra. La foto, scelta per lanciare l’iniziativa di un “Laboratorio di coabitazione”, è tutta un programma. La stessa, più o meno, che ritraeva i ragazzini della gang di Montesanto con tanto di pistole e bastoni tanto per intenderci. I ragazzi di Enzo de Paola, però, a posto delle armi hanno in mano i loro strumenti musicali. Il messaggio è chiaro: “La buona musica in cambio della brutta vita”. La musica come collante universale per mettere in contatto ragazzi di estrazioni sociali diverse.

Mattia Bagnato