Storie dall'Italia

L’olio del Diavolo

 

La nuova caccia alle streghe è aperta, e stavolta sotto la lente dell’inquisizione alimentare abbiamo il tanto discusso “ olio di palma” .

Diffusasi ormai la psicosi da alcuni mesi non c’è quasi industria alimentare che sia corsa ai ripari eliminando, sostituendo, o demonizzando a piena voce l’uso inappropriato dell’olio equatoriale più temuto al mondo.

Se a torto o a ragione non è qui la sede per discuterlo , una ricerca dell’Istituto superiore della sanità si limita a dire “ contiene grassi saturi, assumerne troppi fa sempre male”

A noi interessa invece la rincorsa mediatica, l’allontanamento e la dissociazione selvaggia che stanno facendo le industrie alimentari di moltissimi paesi in tutto il mondo , cavalcando l’onda dell’isteria collettiva più che per correre ai ripari di un eventuale calo delle vendite, quasi invece a rilanciare il proprio prodotto sottolineando l’assenza dell’ingrediente come se bastasse a voler dire “ siamo sani, oltre che buoni” .

Questo possiamo dirlo invece, non è ovviamente ( del tutto ) vero, è infatti inevitabile che un prodotto alimentare, principalmente dolciario, usi tra i suoi ingredienti un qualche tipo di grasso, sia animale o vegetale, per insaporire il prodotto.

Che si tratti di olio di oliva, di palma, di semi di girasole o di semi di carrube , o che si usi burro, margarina o strutto infatti, stiamo parlando sempre della stessa solfa, si tratta di merendine, golosità o dolcetti che assunti in quantità eccessive fanno male, da quando l’uomo ha inventato i dolci.

Ci si chiede a questo punto se il punto focale della demonizzazione dell’olio di palma non sia invece l’immagine struggente ed evocativa del povero primate che abita le sterminate foreste di palme che nell’immaginario collettivo vengono abbattute da schiere di soldati, nemmeno fosse l’invasione di Pandora su Avatar, dando fuoco e distruggendo l’habitat dei simpatici scimpanzè.

Eppure gli stessi prodotti alimentari non si fregiano di diciture che potrebbero aiutarle in ben più antiche antipatie alimentari. Non sono spariti i latticini, o il glutine da tutti i prodotti alimentari, semmai si sono create nicchie di alimenti per vegani o per vegetariani, o senza glutine per gli intolleranti.

Perfino la moda del “ senza zucchero “ non è stata cosi’ invasiva sulla nostre tavole, contrastata immediatamente dallo scotto che si paga per usare dei sostituti altrettanto se non più nocivi dello zucchero stesso.

Qual è il problema allora? Forse che l’immagine di una palma evoca l’immagine di un lontano prodotto straniero? Che i consumatori lo associno all’oriente, e quindi all’Islam che attualmente in occidente non gode di grandi simpatie? O forse gli scimpanzè sono animali sentiti più vicini di bovini e suini?

Non ci sono risposte certe, anche se il sospetto che la rincorsa delle aziende, od anche di interi gruppi alimentari, sia andata più veloce della reale percezione dell’astio verso l’olio di palma da parte dei consumatori.

La prova? Una delle pochissime, forse una delle uniche aziende che non ha tolto, e non ne ha la minima intenzione di eliminare l’olio di palma dai propri ingredienti, senza subire cali di vendite o cori di odio per l’utilizzo è anche una delle più amata del paese e non solo .

Smettereste di mangiare nutella perché contiene olio di palma? No? Lo immaginavo.

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Patrizio Ricciatti

Nato a Roma nel 1982, coltiva da subito la passione per il teatro e la recitazione. Avido lettore di letteratura antica e moderna , appassionato di cartografia e di archeologia, si laurea a Roma Tre in scienze storiche del territorio per la cooperazione internazionale, dove impara a seguire la politica con il distacco tipico dello storico. Attualmente lavora come grafico in una piccola agenzia del litorale romano.

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