Nell’amichevole in Svizzera, il debutto di Mancini c.t. dà nuova fiducia alla squadra e ai tifosi italiani. Mario rientra dopo quattro anni e va subito a segno. Gli azzurri non vincevano da ottobre, venerdì nuovo test con la Francia.

 

Obiettivo dimenticarsi del fallimento mondiale con la Svezia e rinascere come movimento calcistico per tornare grandi. Si parte da qui: La Nazionale di calcio ha vinto 2-1 l’amichevole contro l’Arabia Saudita, giocata ieri sera allo stadio di San Gallo, in Svizzera. Era la prima partita della Nazionale con il nuovo allenatore Roberto Mancini. Per l’Italia hanno segnato Mario Balotelli, al suo ritorno in Nazionale dopo quattro anni di esclusione, e Andrea Belotti; sul finire della partita, complice un pasticcio della difesa italiana con Zappacosta, ha segnato anche l’Arabia Saudita con Al Shehri.
Ottimo primo tempo per gli azzurri che hanno divertito con tante occasioni da rete che però si sono concretizzate solo con il gol di SuperMario. Ripresa con i sauditi più intraprendenti ma mai in grado di impensierire seriamente Donnarumma. Il raddoppio di Belotti viene dopo essere subentrato proprio a Balotell, che ha iniziato a prendersi la sua rivincita. Nel 2014 fu criticato da stampa e compagni per scarso impegno quando l’Italia venne eliminata nel girone dei Mondiali brasiliani, adesso dopo quattro anni è tornato, anche per la convocazione a furor di popolo, con il primo gol della nuova Nazionale di Roberto Mancini, il tecnico che lo aveva lanciato nel calcio che conta.
Questa Nazionale deve, necessariamente, procedere per piccoli passi. Il primo mattoncino della costruzione azzurra di Mancini è stato messo: bisogna partire da qualcosa di solido. E cosa c’è di più solido dei risultati? Non vincevamo da quattro partite, non segnavamo più di un gol dall’incrocio col Liechtenstein, l’unico degli otto ultimi c.t. a vincere all’esordio era stato Antonio Conte. Portare a casa la pelle nonostante il calo finale, e mettere insieme tre punti per un ranking piuttosto triste è un primo step. Certo, in futuro ci toccheranno avversari più duri, da venerdì con la Francia fino a Polonia e Portogallo in autunno.
Ma da San Gallo sono arrivate buone notizie: sul ruolo di centravanti dovremmo essere coperti. Mario Balotelli, al netto di avversari diretti più tosti e degli acciacchi, sembra recuperato alla causa: 14 gol in 34 gare sono un bottino importante, anche perché le reti sono state spesso pesanti. Appena uscito lui, abbiamo ritrovato Belotti, che doveva e deve essere il futuro: il gol è un bel modo per cominciare un nuovo ciclo, dopo essere stato travolto nel naufragio dell’ultimo. Aggiungeteci Immobile, capocannoniere di A, e Cutrone, il più giovane: i terminali dovrebbero esserci. I giovani stanno arrivando: un solo esordiente stasera, Politano, che non ha regalato grandi squilli. Però la formazione scesa in campo nel nord della Svizzera era la più giovane della storia azzurra dal 2010 (contro la Romania): 26 anni e 8 giorni. Mancini ha annunciato una ulteriore iniezione di gioventù per la prossima contro la Francia: Chiesa e Cristante sono pronti, Mandragora potrebbe essere il futuro prossimo del centrocampo. Il gioco sta nascendo: per i primi 45 minuti abbondanti in cui le gambe hanno retto si sono visti alcuni meccanismi che giravano come dovrebbero, il centrocampo ha visto gli inserimenti giusti dei centrocampisti (Pellegrini in testa), gli esterni sono saliti con i tempi corretti, saltuariamente si è anche innescato Insigne (uno da valorizzare) con il classico tiro a giro sul secondo palo. Non sta nascendo una corazzata, la casa azzurra è ancora tutta da tirar su, ma forse abbiamo cominciato a liberarci dalle macerie, e a mettere qualche prima pietra per le fondamenta.
Il difetto è sempre lo stesso, anche quello dell’ultimo Ventura: la precisione negli ultimi sedici metri. L’Italia fa la partita, gioca con gli avversari come il gatto fa con il topo senza però infliggere all’Arabia Saudita il colpo di grazia. L’occasione migliore del primo tempo, al di là del gol, è il sinistro violento di Criscito, liberato da Pellegrini, che fa tremare la traversa. E anche nella ripresa sbagliamo parecchio, almeno tre occasioni ghiotte con Pellegrini e poi con Belotti. Non sempre ci può andare bene. Altro problema: quando gli azzurri abbassano la guardia, specialmente in amichevole, rischiano sempre grosso. Ma Mancini lavorerà anche su questo.
Intanto “dimentichiamo il fallimento, da oggi cuore, grinta e attaccamento”, come diceva uno striscione ad accogliere la squadra azzurra in campo; e la squadra lo ha fatto, ci ha messo l’anima fin dalle prime battute per dimostrare una svolta verso il futuro.

Il tecnico azzurro, nella conferenza stampa post partita, ha parlato della prossima sfida della Nazionale, che affronterà la Francia: «quando giochi contro una squadra più forte, come sarà contro la Francia, sicuramente giochi meglio. La tenuta fisica sarà diversa, ma già oggi abbiamo fatto delle buone cose. Nella prima ora di gioco abbiamo fatto benissimo alcune cose. Contro la Francia cambieremo diversi giocatori e sarà una grande chance per i più giovani. Il peso di ripartire? Anche dopo l’errore nel gol si è un po’ sentito il peso della vittoria che mancava da tempo, ma c’è anche il peso di quanto successo nei mesi scorsi. Adesso è importante fare bella figura contro la Francia».

La cronaca della partita
 Mancini opta per un 4-3-3 e lancia subito dal 1′ Balotelli in attacco: con lui Insigne e Politano. Florenzi mezzala, Jorginho in regia con Pellegrini a completare la mediana. In difesa capitan Bonucci con Romagnoli e Zappacosta e Criscito esterni. Tra i pali ci va Donnarumma. Pizzi risponde schierandosi a specchio, quindi un 4-3-3 ma più accorto e difensivo. Il match nel primo tempo è a senso unico con l’Italia a fare la partita e ad attaccare e l’Arabia Saudita tutta chiusa dietro a difendere. Dopo 7′ prima chance per Balotelli che di testa raccoglie un cross di Bonucci, ma non trova la porta. Si fanno vedere spesso e volentieri anche Florenzi, Pellegrini e Politano ma senza mai trovare la via del gol. Rete che invece arriva al 21′ quando Balotelli controlla, si mette la sfera sul destro e insacca sul primo palo da circa 20 metri. Quattordicesimo gol in azzurro per SuperMario. La partita procede con ritmi bassi che a tratti si accendono. Gli arabi non insidiano mai la porta difesa da Donnarumma, mentre gli azzurri sfiorano il raddoppio con Romagnoli (mezza girata in area dopo una mischia) e Pellegrini (destro da pochi metri ma sfera altissima), ma soprattutto con Criscito, altro uomo di fiducia di Mancini, che coglie una clamorosa traversa con un bolide di sinistro dopo una splendida azione corale.
Al-Dawsari rimpiazza Kanno e il secondo tempo può iniziare. Una ripresa sotto tono per gli azzurri che accusano la fatica e sono meno brillanti rispetto ai primi 45′. Ma la chance per il raddoppio arriva al 10′ quando Zappacosta pesca perfettamente in area Pellegrini che però sbaglia tutto calciando alto da ottima posizione. Al 13′ tocca a Belotti che sostituisce Balotelli, visibilmente stremato. Il ‘Gallo’ al 19′ potrebbe già segnare ma Hawsawi si immola e lo ferma. Intanto entra anche Bonaventura al posto di Florenzi. Al minuto 23 siamo 2-0: angolo, colpo di testa di Belotti con respinta del portiere, ma l’attaccante del Torino è svelto e pronto a insaccare il tap in. Insigne manca il 3-0 al 25′ con un gran destro a giro, ma è bravo il portiere Al-Owais a deviare in angolo. Due minuti dopo black-out azzurro con Zappacosta che perde palla, Al-Shehri, in posizione sospetta di fuorigioco, viene lanciato verso la porta, salta Donnarumma in uscita disperata e realizza. Al 34′ altro regalo, stavolta di Criscito, e Donnarumma salva l’Italia opponendosi alla grande a una girata di Al-Muwallad. Entrano anche Verdi, Cristante, Chiesa e De Sciglio, ma il risultato non cambia nonostante un’ultima grande occasione finale che Cristante ha sui piedi, ma la difesa fa muro e respinge.

Il tabellino di Arabia Saudita-Italia 1-2
Arabia Saudita (4-3-3): Al Owais; Al Shahrani, Osama Hawsawi (39’st Al Bulayhi), Othman (49’st Mothaz Hawsawi), Alharbi; Kanoo (1’st Al Dawsari), Otayf, Al Faraj (48’st Al Moqahwi); Al Shehri, Abu Radiyah (25’st Al Muwallad), Al Jassam. In panchina: Al Muaiouf, Al Mosailem, Al Qarni, Jahfali, Alburyak, Bahri, Al Sahlawi, Al Khaibri, lmowalad, Al Khaibari, , Al Abid, Al Kuwaykibi. Allenatore: Pizzi
Italia (4-3-3): Donnarumma; Zappacosta, Bonucci, Romagnoli, Criscito (43’st De Sciglio); Florenzi (22’st Bonaventura), Jorginho, Pellegrini (28’st Cristante); Politano (28’st Verdi), Balotelli (13’st Belotti), Insigne (39’st Chiesa) In panchina: Sirigu, Perin, Caldara, D’Ambrosio, Rugani, Baselli, Mandragora, Zaza, Berardi Allenatore: Mancini
Arbitro: Scharer (Svizzera)
Reti: 21’pt Balotelli; 24’st Belotti, 27’st Al Shehri
Ammoniti: nessuno
Angoli: 11-1 per l’Italia
Recupero: 0′; 3′.

Scoppia il caso Ventura-Tavecchio
Come un fulmine a ciel sereno, come il dolore di una ferita ancora aperta, Giampiero Ventura ha rivelato i retroscena gravissimi e insospettabili dell’ultimo periodo della sua gestione azzurra, scatenando nuove polemiche e risentimenti. In primis quelli dell’ex presidente della FIGC Tavecchio.
«Sono diventato il capro espiatorio di tutti i mali del calcio italiano e di questo sono dispiaciuto, perché ci ho creduto». L’ex ct della Nazionale azzurra Ventura così ha rotto il suo lungo silenzio appena prima del nuovo corso della Nazionale e, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, ha parlato della sua più grossa delusione professionale, la mancata qualificazione ai Mondiali in Russia dopo la sconfitta ai playoff contro la Svezia. «Dopo la Spagna c’è stata una violenza inaudita nei miei confronti, tutti hanno chiesto le dimissioni e c’è stata una delegittimazione esterna e interna, in Federazione. Ho sbagliato a non dimettermi subito dopo Madrid, l’ho fatto dopo la Macedonia ma le mie dimissioni sono state respinte», ha proseguito il tecnico. La sofferenza che ho dentro di me non passerà mai e me la porterò sempre con me, è una sofferenza atroce».
Ventura è andato più nel dettaglio per chiarire il momento più caldo della sua gestione, quello dopo il ko contro la Spagna: «Viste come sono andate le cose vedrò i Mondiali da casa mia, magari vedrò solo la parte finale così soffrirò di meno. Tutto si è rotto a Madrid: abbiamo perso con la Spagna perché era più forte di noi, volevamo provare a vincerla per arrivare primi nel girone. Dopo la partita c’è stata una violenza inaudita contro di me, volevano le mie dimissioni nonostante quella era stata la mia prima sconfitta in gare ufficiali. Volevo andare via prima e invece mi sono ritrovato in panchina contro la Svezia, con una pressione enorme addosso. Non mi sono dimesso dopo la gara di Milano perché altrimenti avrei ammesso di essere l’unico responsabile di quella sconfitta, invece non era così perché le colpe erano anche di altri. Sono andato da solo in sala stampa al termine del match di ‘San Siro’, ci ho messo la faccia e sono diventato il capro espiatorio di un sistema che non funzionava. Avevo già programmato una conferenza stampa per annunciare la mia decisione di rinunciare ad andare al Mondiale in caso di qualificazione. Era impossibile per me lavorare in quelle condizioni: chiunque fosse arrivato avrebbe avuto l’opportunità di svolgere un lavoro migliore», ha detto Ventura che ha concluso sulla nuova Italia di Mancini:  «un grosso in bocca al lupo a Roberto Mancini per la nuova avventura: spero che sia messo nelle condizioni migliori per poter lavorare. Personalmente ho più che mai voglia di allenare, di rimettermi in gioco per dare delle risposte sul campo. Mi auguro possa succedere presto».
L’ex presidente della FIGC  Carlo Tavecchio, rispondendo a quanto affermato da Ventura ha tuonato: «ho ascoltato solo falsità. Non ha mai dato le dimissioni, anzi diceva sempre che avrebbe voluto fare un gran Mondiale. Con me ha parlato sempre di soldi e l’ho accontentato su tutta la linea. Mi disse che ci avrebbe stupito in Russia».
Dov’è la verità? Lo scontro rimane aperto, come la grande ferita di un Mondiale senza l’Italia.

 

Emanuele Forlivesi