Case color pastello, acque blu, tram che evocano San Francisco e l’Alfama che ricorda le Medine poco lontano. Una capitale ricca di fascino, anche per il suo background di cultura.

Lisbona- Case color pastello graffiate di sfumature ricordano la meravigliosa decadenza dell’Avana mentre spiriti vagabondi e creativi fanno festa nel Bairro Alto fino all’alba, fragranze shabby-chic echeggiano la moda delle strade di Londra, tram colorati come bohémiens in fuga si perdono all’orizzonte del Ponte 25 de Abril, sospeso tra le acque blu e l’anima di San Francisco, fino a quando nei vicoli dell’Alfama non si ode la melodia del Fado che delinea il profilo di un vicino Nord Africa, simile ad una medina (lett. “città”, un quartiere antico, caratteristico di molte città del Nord Africa).

Lisbona fugge e sfugge alle definizioni, la sua personalità è una mezcla di odori e sfumature che rallentano il tempo e travolgono i sensi, la luce atlantica illumina i tram d’epoca gialli, accarezza le torri manueline, attraversa i cieli color cobalto ed esalta l’oro del castello al crepuscolo. I miradouros (belvedere) di Graça ospitano sognatori di tutti i tempi mentre chiunque si trovi a passare per Largo de São Domingos potrà sorseggiare la ginjinha (liquore a base di ginja-nome scientifico Prunus Cerasus-simile alla ciliegia) accanto ad angolani con abiti multicolori, sushi bar, piccoli bistrot, botteghe retrò e negozi di design. Echeggia tra le sue strade la storia dei Romani amanti del teatro, la dittatura di Salazar, l’influenza delle ex colonie in Brasile, Asia e Africa, i tratti del volto dei lisboetas racontano ognuna di queste storie. I ciottoli dell’Alfama riflettono ancora gli arabi che frequentavano le terme, chiamandole al-hamma (sorgenti in arabo), si odono ancora gli echi dei crociati su quelle strade solcate dai romani.

L’Alfama è unica tra stretti travessas (vicoli) scavati sul fianco della collina, tortuosi becos (violi ciechi) che si intersecano tra esili case color limone e rosa, panni stesi ad asciugare sventolano e disperdono gli ultimi segreti degli alfacinhas (gli abitanti della zona) e dei loro mexericos (pettegolezzi), mentre il sole riscalda le piccole cappelle, o praças (le piazze) ombreggiate dalle palme e dalle fontane eterne. Il Rio Tejo appare all’orizzonte intervallando gli scorci sugli enormi bastioni del Castelo de São Jorge, fortezza moresca che racconta degli arabi, dei crociati, dai re portoghesi e delle persone recluse nelle carceri. Se si arriva prima della folla si potrà godere dai cortili cinti dai pini di una vista meravigliosa. Eccoli i chiostri di azulejos bianchi e blu dell’Igreja de São Vicente de Fora, monastero color avorio del XII secolo e la Casa dos Bicos, originale dimora cinquecentesca di Afonso de Albuquerque con la facciata decorata da piccole piramidi. Gli alberi di un arancio luminoso colorano l’immagine della Cattedrale del Sé, la cattedrale romanica fortificata, costruita dai cristiani sulle rovine di una moschea araba, il rosone illumina l’interno dalle volte a costoni mentre le luci del crepuscolo intensificano le sfumature dei suoi mattoni color miele.

Lisbona si palesa dal vertiginoso Miradouro da Senhora do Monte, il punto più alto della città, il belvedere Miradouro de Santa Luzia domina i tetti rossi dell’Alfama mentre una gioventù multietnica si ritrova nel Miradouro da Graça, una piazza bordata di pini, per bere un aperitivo davanti al panorama del centro città. L’odore delle sardine da gustare a Porta d’Alfama, lascia poi scivolare le ore verso la siesta, fino a quando la sera non avvolge l’anima con le melodie del fado raccontando di corride, amori contrastati e di quella saudade (desiderio nostalgico- forma di melanconia) che invade gli spazi ed i tempi. I fadistas si riuniscono al Clube de Fado ma per ascoltare un buon fado vadio ( bohémien, vagabondo, dilettantesco) si potrà provare in un bar vecchio stile dove per un attimo ci si sentirà parte di quella atmosfera antica. Il profilo di Graça, è disegnato dalle cupole perla del Panteão Nacional mentre per chi vorrà lasciare il passato potrà visitare i locali di tendenza frequentati da John Malkovich come il Lux in perfetto stile contemporaneo.

Il tram 28 con la sua vernice gialla regala paesaggi meravigliosi da Campo de Ourique a Martim Moniz, tra scossoni, salite ripide e un cigolio caratteristico che accompagna la risalita verso Alfama. Informale ed eternamente vivo il Bairro Alto ha trasformato le sue zone degradate in luoghi di tendenza, con negozi alla moda e centri artistici alternativi dove si ascoltano vecchi vinili. Durante il giorno dimora qui una strana quiete ma la notte vede le sue lanterne accendersi, odori invitanti giungono dalle cucine e Rua do Norte, Rua da Atalaia e Rua do Diário de Notícias ricominciano a vivere tra merengue, rock, ritmi anni ’80 e techno. Il Bairro volge alle sue notti insonni estendendosi a sud fino a Santa Catarina con i suoi bar indie e regalando al mondo sapori provenienti da tutto il mondo. Più verso est per Praça Luis de Camões si incontra il Chiado, il cui nome sembra che derivi dal poeta António Ribeiro soprannominato Chiado (squittio), eccolo con i suoi edifici settecenteschi, i suoi teatri, le sue boutique ed i vecchi caffè, gli amanti dell’arte apprezzeranno i Rodin del Museu do Chiado e il resto del mondo rimarrà affascinato dal Convento Do Carmo che con la sua veste gotica mostra ciò che resta delle sue arcate, colonne ed archi.

Qui su Rua Garrett, vi attenderà Fernando Pessoa nel suo profilo in bronzo seduto su un tavolino, a simboleggiare quello che era il punto d’incontro degli intellettuali della sua epoca e sembrerà per un attimo di ascoltare le sue parole che tanto hanno reso eterna Lisbona. Una statua molto alta rappresentante Pessoa con un libro al posto della testa, omaggio dello scultore belga Jean-Michel Folon, ci indicherà invece la casa dove lo scrittore ha vissuto.

La città bassa o Baixa, venne ricostruita sulle macerie del terremoto del 1755 con strade che si incrociano ad angolo retto, la sua uniformità viene tagliata da Rua Augusta, che collega le arcate di Praça do Comércio al Rossio, qui si troverà un misto di eleganza, maestosità e kitsch come i negozi di souvenir che vendono piccoli tram, magliette con “I love Pessoa” e gli immancabili Galos de Barcelos, i galletti tipici che vengono rappresentati in ogni forma ( Barcelos si trova nel Portogallo settentrionale e la leggenda che li rese famosi racconterebbe che un pellegrino condannato a morte per furto dimostrò la sua innocenza facendo cantare il galletto). Baixa affascina però per i suoi meravigliosi scorci sul fiume, fino a che non si arriva a Rossio tra i suoi caffè all’aperto, il castello che fa capolino in cima alla collina, i suoi skater che si esibiscono su Praça da Figueira e la zona intorno a Largo de São Domingos che racconta, come in un quadro, di donne in meravigliosi abiti africani e di gente del luogo che sorseggia ginjinha.

Le case imbiancate descrivono l’anima del quartiere di Belém, avvicinarsi al Tejo equivale ad immergersi in quel mondo lontano delle scoperte geografiche, con la prua del Padrão Dos Descobrimentos e la Torre de Belém che si innalza verso il sole nel ricordo di quel Vasco da Gama che voleva scoprire la rotta per le Indie. Manuel I celebrò questa scoperta facendo innalzare il Mosteiro dos Jerónimos, Patrimonio dell’Unesco con le sue splendide torrette sottili e la pietra lavorata a filigrana, mentre il profumo degli squisiti pastéis de nata serviti nell’Antiga Confeitaria dovranno essere un must prima di ripartire. L’arte continua il suo cammino alla Colecção Berardo dove si potrà ammirare Warhol mentre le sinuose torri manueline svaniscono all’orizzonte. Il remoto quartiere industriale a nord-est di Parque das Nações (Parco delle Nazioni), ha visto svanire gli agglomerati e le ciminiere ed è oggi un parco giochi futuristico dove il vetro e l’acciaio giocano disegnando il profilo di una bellezza ultramoderna, qui le famiglie passeggiano tra gli squali nel secondo Oceanário d’Europa, il Ponte Vasco de Gama sfila all’orizzonte e chi è appassionato di architettura ammira le splendide volte della Gare do Oriente.

A nord della città arriva l’avanguardia, con i suoi grattacieli, piazza Marquês de Pombal mentre le ragazze fanno shopping di grandi firme magari su Avenida da Liberdade. Rato, più ad ovest espone il suo Jardim Botânico e il suo Aqueduto das Águas Livres e a nord il vivace quartiere di Saldanha racconta del Parque Eduardo VII e del Museu Calouste Gulbenkian con il suo eterno abbraccio di Rodin e gli insetti di René Lalique. I quartieri di Estrela e Lapa sono l’emblema delle gallerie d’arte e di un’atmosfera signorile, sarà qui che si potrà visitare la Basílica da Estrela e le opere di Dürer al Museu Nacional de Arte Antiga, i quartieri Doca de Alcântara e Doca de Santo Amaro mostrano al mondo i loro centri culturali come il Museu do Oriente mentre chi li popola frequenta lounge bar e ristoranti prelibati dove mangiare sushi.

Si giunge in poco più di mezz’ora in alcune località alle porte di Lisbona, tra queste Sintra, con le sue ville color pastello che scendono verso l’Atlantico, i palazzi rubati alle fiabe, le montagne e le foreste popolate di felci, Cascais da villaggio di pescatori a splendida località di villeggiatura alla moda, con le sue tre baie: Praia da Conceição, Praia da Rainha e Praia da Ribeira richiama chiunque voglia bagnarsi, rilassarsi e bere qualcosa in riva all’oceano, mentre Estoril è un’ insieme di ville turrite del XIX secolo disegnate da palme e caffè sulla spiaggia. In quella che oggi è la Fundação José Saramago, ospitata all’interno della Casa dos Bicos, in Rua dos Bacalhoeiros, ai piedi dell’Alfama, si odono ancora le parole schierate tenacemente contro il regime di Salazar di questo sorprendente scrittore che ricevette il Premio Nobel per la letteratura e che raccontò Lisbona in ogni sua sfumatura. Qui si potranno assaggiare piatti tipici presso il ristorante Solar dos Bicos, immergendosi in un’atmosfera di altri tempi. Il Cristo-Rei dalla città di Almada, sulla riva sinistra del fiume, davanti a Lisbona, per un attimo confonde e il salto al Cristo Redentore di Rio de Janeiro è immediato, costruito dal dittatore Salazar le sue braccia trascendono i tempi, si liberano dalle catene e vanno oltre i confini, abbracciando una città pronta ancora a raccontarsi.

 

Amita Zechender