Un dialogo con la disegnatrice romana Elena Blasio alla scoperta delle sue illustrazioni che si servono solo di due strumenti: i post-it e un pennarello nero.

Roma – Pochi centimetri quadri di carta colorata e un pennarello nero possono bastare, se nelle giuste mani, a coniugare arte e realtà. Dei semplici post-it sono la tela su cui si riversa la creatività di Elena Blasio, giovane disegnatrice romana dalla sensibilità acuta e irriverente. Grazie a immagini ai limiti dell’essenziale affiancate ad altrettanto scarne didascalie, BE, questo il suo pseudonimo, dà vita a un nuovo strumento di riflessione dal linguaggio inconfondibile.

Elena guarda la realtà e ne trae ispirazione, a volte prelevandola fisicamente e rendendo oggetti materiali parte integrante dei suoi disegni. In balia della creatività, ogni elemento può mutare forma, esser ciò che vuole, vestire panni immaginosi e mostrare allo spettatore un volto inconsueto. Bastano pochi tratti e, in barba a Cenerentola, mezzo mandarino può divenire una carrozza. Un cavatappi sentirsi ballerina, ma anche un pinguino. Una conchiglia passare dal mare al cielo per esser mongolfiera. Si tratta di uno dei due progetti continuativi dell’artista romana: “BE_whatyouwant”. Ponendo un oggetto al centro del suo foglio da lavoro e contornandolo di pochi tratti, viene offerta alla realtà la possibilità di essere altro: «è l’occasione per uscire dagli schemi, per essere qualcosa di diverso. È la volontà di non essere ciò che gli altri si aspettano da te. È pura rinascita».

Altro format di Elena Blasio è BE_postit. Nel piccolo spazio di un foglietto in genere dedicato ai veloci appunti della vita quotidiana, inserisce rapidi sketch di cui è protagonista la società odierna. Nel limite di un post it, può esser lanciata una provocazione sulla politica contemporanea, si può ironizzare sull’esito calcistico dell’Italia ai mondiali, omaggiare i grandi scienziati del presente e del passato, aprire uno spaccato sulla scuola di oggi. E ancora scendere in mondi privati, intimi e personalissimi, in cui ogni osservatore può riconoscere sé stesso. Protagonista delle “BE_illustrazioni” è la realtà in tutte le sue forme, ma attraverso il filtro degli occhi che ne portano la firma. È il mondo tradotto nel linguaggio di BE, fatto di una manciata di linee e due soli colori: il giallo dello sfondo e il nero delle forme. Ne nasce un’arte nuova, irriverente, ma soprattutto comunicativa e di impatto, con cui dialogare diviene necessario.

 

Da dove deriva il tuo nome d’arte BE?

La pronuncia è anglossasone “BI”,  rappresenta un gioco di parole tra le mie iniziali e il verbo “ TO BE”. Non sono solo i post di BE, ma, più semplicemente, BE è i suoi post it!

Il tuo è un modo molto particolare di disegnare, da dove prende avvio?

C’è stato un momento particolare della mia carriera in cui è nato il progetto be-post. Sono architetto di professione e c’è stato un momento della mia vita in cui ho dovuto mettere da parte la mia creatività lavorando in un’azienda. È stato per me un periodo di vera sofferenza. Fin da bambina ho sempre disegnato molto in maniera creativa e sono amante dell’estetica del bello in tutte le sue forme. I post it sono diventati il mio modo per stare a galla. Ogni giorno, invece di prendere il caffè, disegnavo con gli strumenti che trovavo sulla mia scrivania, quindi un semplice pennarello e dei post it. I primi disegni del progetto be_whatyouwant sono infatti creati a parti da accessori di cartoleria.

Da cosa traggono ispirazione i tuoi disegni?

L’ironia è per me importantissima. Mi ispirano molto le false verità, le situazioni strane, che possono essere letto in modo diverso da come appaiono a primo impatto. Mi interessa la società che mi circonda, l’attività politica e anche le forti ingiustizie, che fanno scattare in me sempre la necessità dell’espressione artistica. I miei progetti sono anche un piccolo diario illustrato. I sentimenti sono legati alla mia vita privata, ma cerco di rendere compatibile questa cifra personale con una visione più generalizzato. Solo chi mi conosce bene è in grado di riconoscermi nei miei disegni.

Perché scegli l’inglese per supplire alle tue immagini?

Per arrivare a tutti attraverso internet, anche perché sono molto essenziale nei miei disegni e l’inglese è una lingua sintetica, immediata.

Serena Mauriello