Storie dall'Italia

LIONS CONTRO IL RAZZISMO

No, non siamo in Africa ma a Caserta. I leoni, quelli sì, ci sono per davvero e si battono da anni contro il razzismo e a favore di una reale integrazione dei migranti sbarcati in Italia. Lo fanno come possono, con il calcio ma anche con la musica ska

Caserta –  mesi hanno organizzato partite di calcio coinvolgendo la numerosa comunità senegalese che vive nel casertano. Fino a quando non hanno deciso di dar vita ad una squadra mista, italo-senegalese appunto. Gli RFC Lions, che con il tempo sono diventati un progetto enorme. Pronto a sfidare la diffidenza e i pregiudizi, per fare del calcio qualcosa d’inclusivo. Inizia così questa storia: dall’indignazione di chi, stanco di assistere ad episodi d’intolleranza, ha scelto la strada dell’integrazione attraverso ciò conosce meglio: il calcio.

Per realizzare il loro obiettivo, Marco e i suoi amici, hanno pensato di attingere all’immenso panorama di squadre popolari presenti in tutto il territorio campano. Afronapoli, Stella Rossa o Quartograd, sono solo alcune delle realtà che, da anni in agli RFC Lions, si battono come Leoni per portare un barlume di speranza nel grigiore della periferia napoletana. Organizzano tornei di street soccer ed eventi musicali a ritmo di Ska. Diffondono valori come l’antirazzismo e l’antisessismo. (Stra)convinti della possibilità di cambiare le logiche monetarie che si celano dietro a questo sport per renderlo, finalmente, accessibile a tutti. Senza ostacoli, tanto economici quanto burocratici.

We want to play è stata, infatti, la prima campagna di sensibilizzazione a cui gli RFC Lions hanno dato vita. Volevano cambiare le regole del gioco. Gridare al mondo intero: che nessuno è illegale per giocare al calcio. Che lo sport non ha niente a che vedere con i permessi di soggiorno o con i tesseramenti della FIGC. La loro passione e il loro impegno sociale gli hanno permesso, in soli sei anni, di formare ben due squadre di calcio. Una amatoriale che, giusto per onor di cronaca, quest’anno si è laureata campione, e l’altra che da 2 anni milita nel campionata di terza categoria.

Hanno capito prima degli altri, che era necessario rimanere umani. Combattere quel razzismo latente che, come un virus, iniziava a serpeggiare tra le vie e le strade di Caserta nonostante l’attivismo che la città esprime. Quando è nato il loro progetto, gli SPRAR ancora non esistevano. Di sbarchi e di ”emergenza migranti se ne parlava poco. Di ragazzi in fuga da guerre e povertà, però, ce n’erano già molti. Così, anche grazie all’ARCI, hanno pensato di includerli un percorso sportivo che potesse alleviare le sofferenze patite. Per riportare un po’ di gioia nelle loro vite e, magari, dimenticare anche solo per qualche ora gli orrori a cui hanno assistito.

Con il passare del tempo, però, sempre più migranti e richiedenti asilo hanno preso parte al progetto. Mentre si spargeva la voce, infatti, i ragazzi pieni d’entusiasmo andava in massa ad allenarsi. Così, senza volerlo, gli RFC Lions sono diventati un punto fermo. Un oasi nel deserto, come si dice, per centinaia di loro. Marco e suoi amici non ha mai smesso di combattere al loro fianco. Al prezzo di enormi sacrifici ogni settimana, di sera, raccattavano borse e borsoni e con il furgone hanno iniziato a girare la provincia in lungo e in largo.

Con ogni mezzo possibile e immaginabile, hanno cercato finanziamenti. Autotassazione, t-shirt e concerti fin dall’inizio sono serviti a porre le basi per quello che, oggi, è diventato l’emblema di un progetto d’integrazione che cerca di creare momenti d’incontro, coinvolgendo anche i bambini delle periferie e i ragazzi delle scuole superiori.

Scopro poi, grazie a Marco Proto, che oltre a pub e autoricambi che nel tempo si sono aggiunti alla lista dei sostenitori economici del progetto, ad appoggiare gli RFC Lions c’è anche una fondazione davvero speciale. La Fondazione Mario Diana qui a Caserta, infatti, è per tutti la Fondazione. Quella con la F maiuscola. Nata per rendere onore ad un eroico imprenditore, che si opposto alla Camorra ed ha pogato con la vita la scelta di non chinare la testa di fronte a chi vorrebbe tenere in scacco questa bellissima città.

Sono passati quasi sei anni da quando Marco e Buba si sono incontrati. Da quel giorno, per entrambi sono cambiate molte cose. Buba adesso vive in Francia, ma non perde occasione per chiedere ragguagli sulla squadra. Quel stesso gruppo che, come ci tiene a sottolineare Marco, è diventata una famiglia. Le differenze sono diventate virtù e le divergenze di un tempo si sono trasformati in momenti di crescita. Tutto questo grazie alla dedizione di chi ha scelto l’integrazione alla diffidenza. L’umanità all’odio e al razzismo.

 

Mattia Bagnato

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Mattia Bagnato

E’ laureato in Relazioni Internazionali con una specializzazione in Diplomazia multilaterale e sicurezza collettiva presso l’Università degli Studi di Perugia. Attento alle questioni internazionali come la sensibilizzazione e la tutela dei diritti umani e i metodi di risoluzione dei conflitti internazionali. Ha un diploma in Diritto Internazionale Umanitario e un Diploma in risoluzione di conflitti internazionali presso l’Universidad Complutense de Madrid. Ha collaborato con diverse ONG italiane quali Oxfam Italia e la Tavola della pace di Perugia. Esperienze professionali alle quali si aggiunge un periodo di stage presso l’Ufficio relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo dell’Università di Granada. Attualmente, sta collaborando con il giornale on-line Ghighliottina.it per il quale si occupa di scrivere articoli di politica nazionale ed economia.

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