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L’INTEGRAZIONE AL FEMMINILE DEL “KARAWAN FEST 2016”

Con una V edizione alle spalle, appena conclusasi nei meandri di Torpignattara, Carla Ottoni, direttore artistico alla guida del Karawan Fest, analizza nascita, crescita e sviluppi della manifestazione, focalizzando l’attenzione su come la convivenza tra culture diverse non debba essere vista unicamente da un punto di vista drammatico, sfociando anche in una dedica tutta al femminile.

Il quartiere romano di Torpignattara ha accolto la V edizione del “Karawan Fest – Il sorriso del cinema migrante”, Festival che racchiude una pluralità di eventi volti a far emergere in superficie il tema dell’integrazione e della sempre più difficile convivenza tra culture diverse. Grazie alla direzione artistica di Carla Ottoni e Claudio Gnessi la manifestazione, svoltasi alla fine dello scorso novembre, ora tira le somme di una programmazione che non si è limitata ad assumere un carattere unicamente cinematografico, ma ha inglobato anche il mondo del fumetto e della fotografia, per un evento che ha abbracciato diverse forme d’espressione, tutte di ampio respiro creativo.

«Il Karawan Fest è nato per le strade di uno dei quartieri più “melting pot” di Roma, Torpignattara, dove, tra mille difficoltà, persone che parlano lingue diverse e provengono da culture differenti si sono ritrovate a convivere insieme – spiega a Kim – International Magazine Carla Ottoni – Molte di queste persone non hanno niente in comune, solo quelle strade, quelle case, il posto in cui vivono. Noi crediamo che quartieri come il nostro, e ce ne sono molti in giro per l’Italia, siano una sorta di laboratorio della società italiana di domani, noi riteniamo che sia in contesti come questo che vada costruita e sostenuta una politica europea dell’accoglienza e soprattutto siamo convinti che sia arrivato il momento di introdurre anche un approccio nuovo alle tematiche della convivenza, delle migrazioni, dell’identità». Carla Ottoni sottolinea come queste tematiche siano spesso raccontate mettendo in evidenza gli aspetti drammatici, ma lo scopo che si è prefissato il Karawan Fest è stato quello di mettere in luce gli aspetti che solitamente restano più in ombra, ripartendo da quartieri come Tor Pignattara «per sovvertire gli stereotipi, ribaltare i punti di vista, invitare le persone ad abbandonare la diffidenza e le paure per ritrovarsi insieme a guardare un bel film. Per questo abbiamo deciso di proporre commedie, film brillanti, road movie e documentari che raccontino storie di formazione e riscatto, perché crediamo che niente sia più rivoluzionario di un sorriso».

La V edizione appena trascorsa è stata volutamente dedicata alle donne. «A parte la sezione “Making Heimat” curata dal Goethe Institut di Roma ed incentrata su una serie di film cult della recente produzione tedesca, film che hanno esplorato la multiculturalità della Germania di oggi sempre nel vivo segno della commedia, tutti i prodotti audiovisivi selezionati sono stati film sulle donne, in gran parte diretti da donne e prevalentemente documentari, tranne qualche eccezione, come il film di apertura, “Unlikely Heroes”, una commedia svizzera che ha vinto il Premio del Pubblico a Locarno lo scorso anno». E sulla scelta di offrire al pubblico del festival non solo film (lungometraggi e cortometraggi), ma anche una mostra di tavole originali di fumetti, una mostra fotografica ed un workshop, sempre di fotografia, «da sempre Karawan propone anche eventi collaterali, che possono svilupparsi sotto forma di concerti, performance artistiche, mostre o workshop, questo per garantire un approccio poliedrico e multidisciplinare, in quanto ci sembra più coinvolgente, e anche più divertente, mischiare i linguaggi – poi, soffermandosi sulla programmazione di quest’anno, Carla Ottoni chiarisce il percorso intrapreso nella V edizione – Quest’anno ci siamo soffermati maggiormente sulle arti visive perché con i lavori di Takoua Ben Mohamed e il workshop curato da Mohamed Keita, in collaborazione con Civico Zero, abbiamo approfondito le tematiche sociali che sono al centro del nostro progetto. Con Takoua abbiamo lavorato sul punto di vista di una giovane donna esponente della cosiddetta G2, che ci sembra abbia molto da dire sull’Italia di oggi, mentre attraverso il workshop di Keita ci siamo inoltrati nel rapporto tra identità e territorio».

E proprio perché il Karawan Fest 2016 ha avuto un occhio di riguardo nei confronti della posizione della donna, è stato in prima fila quando si è trattato di manifestare contro la violenza sulle donne, nel memorabile incontro romano di sabato 26 novembre. «Abbiamo partecipato alla manifestazione e sfilato insieme alle migliaia di donne arrivate a Roma da tutta Italia – precisa Carla Ottoni – come progetto abbiamo aderito e sostenuto la manifestazione così come hanno fatto tante altre realtà».

Ma lungo il tortuoso cammino che conduce alla realizzazione di un evento così ambizioso, perché volto ad unificare cittadini e culture profondamente diverse sotto il comun denominatore dell’arte nelle sue più cangianti forme, è doveroso ricordare che il Karawan Fest opera dal basso «Il nostro Festival non ha sponsor, né pubblici né privati – afferma la direttrice artistica – Abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding, abbiamo chiesto supporto, e hanno risposto in 72, permettendoci di raggiungere e superare l’obiettivo che ci eravamo prefissati». Un’aderenza ed una vicinanza così sentita nei confronti della manifestazione «è la dimostrazione più importante non solo del legame che in cinque anni si è creato con il pubblico, ma anche della voglia che c’è di partecipazione e condivisione, di non essere solo spettatori, ma di contribuire attivamente. E per noi fa una grandissima differenza! Ci spinge a continuare nella nostra direzione, insieme a molte altre associazioni e operatori culturali».

 

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Silvia Ricciardi

Laureata con il massimo dei voti in “Arti e Scienze dello Spettacolo: Cinema” presso La Sapienza di Roma con una tesi su “Partner” di Bernardo Bertolucci, collabora con diverse testate cartacee e online, tra le quali il mensile Marie Claire ed il bimestrale Just Cinema. Desiderando approfondire le sue conoscenze in settore cinematografico, ha seguito corsi incentrati su critica, ma anche su sceneggiatura e scrittura creativa, realizzando diversi cortometraggi. Ha collaborato con un ufficio stampa di cinema e libri e ha lavorato anche come segretaria di edizione per diversi film.

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