SPIRITUALITA’, ESUBERANZA E COLORI NEL PIU’ FOLLE FESTEGGIAMENTO DELL’INDIA IN CUI SI CELEBRA LA VITTORIA DEL BENE SUL MALE.

Mathura (India) – A partire dall’ultima luna piena dell’inverno, per due giorni l’India celebra la più sfrenata delle sue mille ricorrenze: l’Holi Festival. Le quarantottore di festeggiamenti, quest’anno svoltesi l’1 e il 2 marzo, danno il benvenuto alla primavera in un tripudio di euforia e colori. L’Holi è la festa dell’amore, della vittoria del bene sul male, della rinascita, ma, soprattutto, dell’incontro con gli altri: coperti dalla maschera dei colori, tutti gli individui divengono pari dimenticando le divisioni in caste e le differenze sociali all’insegna della condivisione.

L’Holi Festival ha origine dall’amore di Shri Krishna per la bella Radha, pastorella dalla pelle bianchissima. Innamorato della donna e al contempo invidioso del candore della sua pelle, il dio dall’incarnato di uno azzurro scuro e profondo decise di dipingerle il volto con polveri di moltissimi colori e profumi, le cosiddette gulal. Da allora, ogni anno i devoti della religione induista celebrano il primo giorno di primavera in un bagno di pigmenti colorati. Nell’ultimo decennio, la tradizione dell’Holi ha contagiato anche l’occidente in cui si sono cominciate a diffondere feste strutturate sulla falsa riga di quelle indiane.

Non esiste luogo migliore in India per prendere parte all’Holi Festival delle città di Mathura e Vrindavan, luoghi che rispettivamente diedero i natali a Krishna e Radha. Nei due giorni di celebrazioni, le piccole città sono invase da migliaia di turisti provenienti da tutto il paese ma anche da oltre confine. È il secondo giorno il momento in cui i festeggiamenti arrivano all’apice della loro adrenalinica follia. Alle 10 del mattino a Mathura vengono aperte le porte del Dwarkasheesh Mandir, il tempio principale di Mathura e dedicato proprio a Krishna. Nonostante il luogo di culto rappresenti il punto nevralgico della celebrazione, fin da un chilometro di distanza dalla struttura le strade sono affollate da un gran ressa di persone che già prima di entrarvi dimenticano ogni freno inibitorio abbandonandosi ai festeggiamenti seguendo il ritmo dei tamburi. L’ingresso del tempio è un momento indimenticabile. Un tuffo in un’euforica, adrenalinica, folle nuvola di colore da cui è impossibile uscirne puliti, ma, soprattutto, non contagiati dalla gioia collettiva che la anima.

Serena Mauriello

Foto di Jacopo Naddeo