Editoriali

LETTERA ALLA FALLACI

A dieci anni dalla scomparsa riflessioni e considerazioni su una delle più significative testimonianze dei nostri tempi

Cara Oriana,

quante cose da dire, quante cose da analizzare, quanti volti da guardare, quante voci da ascoltare per meglio comprendere quello che ci accade intorno.

E in dieci anni, ce ne sono stati di avvenimenti; ce ne sono stati di volti nuovi sul palcoscenico internazionale e in tutti i campi.

Si viaggia alla velocità della luce Oriana e sai, non si fa in tempo ad apprendere un fatto che già è vecchio, consumato. Tutti parlano di tutto e non c’è tempo per l’analisi e l’approfondimento, come piaceva fare a te.

Già, approfondire per capire. Questo hai fatto in tanti anni. Che fosse al chiuso del tuo studio di New York o nella redazione del Corriere; che fosse di corsa in Vietnam, elmetto in testa come un vero soldato, zigzagando tra le bombe che esplodevano attorno a te. Che fosse ancora, con i tuoi libri, lucidi, appassionati e appassionanti.

C’è un detto… “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire…”. E quanti sordi ci sono stati e quanti ancora ce ne sono; quanti anche soltanto per partito preso rifiutano l’ascolto, a prescindere.

Oggi, a dieci anni da quel giorno che l’alieno ti ha portato via, ti ricordano. C’è persino chi dice che avevi, che hai ragione. E tu sorridi ironica, immagino. Sigaretta tra le dita, smalto rosso su quelle mani che picchiano veloci sulla macchina da scrivere. Avrai sentito cosa ha detto Lucia Annunziata ricordandoti: “La verità, a 15 anni dall’11 settembre, è che lei aveva visto cose che noi non avevamo avuto il coraggio di vedere”.

Ho visto cose di un tale interesse, così sbalorditive ed affascinanti – O. Fallaci

La rabbia e l’orgoglio” che tu hai raccontato quel giorno, quando la polvere delle Torri gemelle sbriciolate, dal fondo di Manhattan saliva su fino alla tua abitazione, adesso è oggetto di revisione. Sai Oriana, prevale purtroppo la rabbia. Contro i politici, contro gli immigrati, contro il vicino. E c’è poco, pochissimo orgoglio, quello sano e consapevole che intendevi tu.

Si può essere d’accordo con te e si può non esserlo. Non è questo che conta. Conta conoscere e quindi ascoltare, senza ipocrisia.

A me piace ancora leggere i tuoi reportage e oggi, andare più nel privato e leggere ad esempio una lettera. Oggi resa pubblica, che scrivesti dall’India a tua madre.

Sono distrutta dalla stanchezza. Non hai idea di cosa siano stati questi giorni: senza sonno. Fin dal primo momento ho dovuto buttarmi a lavorare e non mi sono riposata un giorno solo…”. Stanca sì ma quanto felice, vero? Perché consapevole di fare un mestiere tra i più belli al mondo. Che importa se con “50 gradi all’ombra” perché “ho visto cose di un tale interesse, così sbalorditive ed affascinanti”.

E quando parli della città di Benares “gli ignoranti ci vedono solo la sporcizia, la lebbra, l’orrore: per me è come essere un bambino dentro una favola”. Scarafaggi e topi si possono sopportare quando sei “nei fatti”.

Hai detto: “Per non assuefarsi, non rassegnarsi, non arrendersi, ci vuole passione. Per vivere ci vuole passione”. 

Da un po’ di tempo quando scrivo, mi capita di fermarmi ad analizzare l’etimologia delle parole. La curiosità, lo sai, è alla base del lavoro di cronista e senza le parole questo mestiere mi sembra che non si può proprio fare.

Oriana”, che vuol dire il tuo nome? Si pensa che derivi dal greco “Hoorios” (ancora la Grecia nel tuo destino). Il suo significato sarebbe “bella, primaverile”. Secondo altre teorie potrebbe invece provenire dal termine “aurum” e cioè “oro” e quindi simbolo di purezza, valore e lealtà.

Cara Oriana, pungente, appassionata, a volte irriverente ma sempre ironica. Amavi dire “solo chi ha molto pianto sa ridere bene”.

Emanuela Sirchia

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Emanuela Sirchia

Nel 1983 si iscrive all'Università di giornalismo di Camerino. Nell'ottobre del 1988 approda al neo nato "Il Giornale di Ostia", dove rimarrà per 25 anni. Dal marzo 1991 è iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Già collaboratrice per Paese Sera, ha scritto per il giornale aziendale dell'Acea e per il settimanale Free Magazine. Dal 2008 al 2013, è nell'ufficio stampa e pubbliche relazioni del Municipio X e dal 2006 a tutt'oggi ricopre l’incarico di addetto stampa del teatro Nino Manfredi. Ha scritto di cronaca nera, bianca, sport, spettacolo, arte e cultura. Tra i personaggi da lei intervistati: Tito Stagno, l’uomo della luna, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Paola Gassman, Valeria Valeri, Gianrico Tedeschi e vari campioni sportivi come Bruno Conti, Rudi Voeller e Beppe Giannini. Per la giudiziaria, ha seguito la vicenda dei fratellini Brigida, il caso Marta Russo e l’omicidio di via Poma. E’ stata inviata per il Giubileo del 2000 e dal 1994 è accreditata in Campidoglio. Dice di sé: “ogni volto, ogni storia, ogni mostra visitata, ha lasciato un segno indelebile, esperienze di vita che non hanno eguali”.

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