La statua di Ramses II.

A Menfi, capitale dell’Antico Regno a circa 19km a sud dalla città odierna del Cairo, sulla sponda occidentale del Nilo, con un unico obiettivo: la statua di Ramses II, il più grande, potente e celebrato faraone dell’impero egizio.

Ramses II fu il terzo faraone della XIX dinastia che regnò dal 1279 a.C al 1213 (o 1212) a.C. A causa della durata eccezionale del suo regno (75 anni di governo effettivo del Paese)l’egittologo scozzese Kenneth Kitchen lo ha paragonato a quello della regina Vittoria del Regno Unito: «il suo regno contrassegnò un’epoca e fu caratterizzato nel suo corso sia da eventi politici eccezionali, sia da uno stile ben definito nelle arti e nei monumenti, venuto in auge dopo un’epoca più raffinata ed elegante. Lo stile “ramesside” e quello “vittoriano” si sono impressi entrambi per l’eterno nella storia delle rispettive nazioni».
Mentre l’egittologo francese Pierre Montet ha così commentato la vita di Ramses II: «ha ben meritato d’essere chiamato grande; avendo fatto prova nella battaglia di Qadeš d’un coraggio straordinario, è entrato ancora in vita nella leggenda. In tutta la sua vita ha esercitato coscienziosamente il mestiere di re, il suo egoismo mostruoso era temperato dalla bontà di cui hanno beneficato i suoi soldati, i suoi artisti, i membri della sua famiglia e si può perfino dire l’insieme dei suoi sudditi».
Ramses II consacrò numerosi monumenti presso Menfi, e la ornò con vari colossi alla propria gloria.

Il grande colosso sdraiato, in calcare, lungo 10 metri anche se mancante dei piedi e del piedistallo, è situato all’interno di una apposita struttura nell’attuale centro della città. Il faraone è ritratto nell’atto di muovere un passo. Il busto e la testa sono fieramente eretti e le braccia rigidamente lungo i fianchi; nella mano destra impugna una sorta di cilindro che, nel codice iconografico della statuaria egizia, rappresenta uno scettro; il capo di Ramses è sormontato dal tipico copricapo nemes, e quest’ultimo dalla Doppia Corona dell’Alto e del Basso Egitto, oggi in parte mancante; al mento figura la consueta barba posticcia, piuttosto massiccia; un gonnellino finemente plissettato gli cinge il bacino: nella cintura sono incisi i cartigli con i suoi nomi, inoltre vi è infilato un pugnale in bassorilievo. A causa della mancanza di stinchi e piedi, non è possibile metterlo in posizione eretta, ragione per cui è tuttora esposto in posizione sdraiata. Sono visibili tracce dei colori originari. La notevole bellezza di quest’opera gigantesca e priva di imperfezioni risiede nella notevole cura dei dettagli: tutte le forme dell’anatomia umana, anche le più complesse e sottili, sono state cesellate con somma maestria. Lo scultore statunitense Stuart Edelson ha commentato così il colosso:
«di fronte a un incarico di tale portata, si formerebbe un sudore freddo sulla fronte di ogni moderno lavoratore della pietra. Ho esaminato una porzione lunga 3 metri della gamba reale. In tutta la sua lunghezza, non un difetto distrae dalla grazia e dal potere del nervoso passo reale. In che modo i maestri intagliatori siano giunti a superfici così perfette su questa scala, con strumenti semplici, va ben oltre la mia comprensione. Questi 10 metri di pietra possono essere stati portati in vita solamente attraverso la mano attenta e l’occhio sensibile di un maestro scultore, e con grande e amorevole cura».
Tra le tante meraviglie artistiche lasciate dagli antichi egizi il Colosso di Ramses II è sicuramente tra le più belle. Fu scoperto nel 1820 da Giovanni Battista Caviglia, un esploratore italiano, vicino al villaggio di Mit Rahina dove sorgeva l’antica capitale Menfi. Era interrato nei pressi del cancello meridionale del tempio di Ptah. Caviglia ne fece offerta, tramite l’egittologo Ippolito Rosellini, al granduca Leopoldo II di Toscana, che rifiutò per gli alti costi di trasporto e la necessità di segare la statua. Il pascià dell’Egitto Mehmet Ali propose di donarlo al British Museum di Londra, che a sua volta declinò l’offerta per gli stessi motivi. Così rimase a Menfi, dove tuttora si trova, e attorno vi fu costruito un piccolo museo per proteggerlo.

Anche se all’esterno del museo è collocata un’altra statua di Ramses, molto più piccola, tutto l’attenzione rimane sul Colosso. Una statua suggestiva, con la precisione con cui sono scolpiti i dettagli che rimane impressionante. Serve altro per dimostrare la bellezza sconosciuta e imperdibile dell’Egitto?

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Emanuele Forlivesi