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L’Egitto visto da un turista egiziano. DIARIO DI BORDO #1

Roma-Il Cairo.

Gli egizi, i geroglifici, il fiume Nilo; le mummie e le piramidi con Tutankhamon. E poi ancora il deserto, i secoli che passano, l’islam e la cultura araba; gli anni 70’ e i conflitti con Israele, Mubarak, le vacanze a Sharm el sheikh. La primavera di rivoluzioni del 2011, Al Sisi e la verità per Giulio Regeni. Questa è la rappresentazione comune dell’Egitto che ha il mondo occidentale oggi, ma forse c’è di più, forse si deve andare oltre questi elementi per conoscere cosa davvero esiste nella realtà degli egiziani del duemila, nella loro cultura e politica. Perché sono nostri vicini del  Mediterraneo, vivono nelle nostre città emigrando; perché il futuro è condivisione, rispetto dell’altro, globalizzazione consapevole.  Possiamo immergerci in questa avventura di scoperta seguendo Akrm, un ragazzo nato in Italia nel 1994 da una famiglia egiziana, che è tornato alle sue origini per riscoprire, da ospite, le radici che crescendo nel nostro paese hanno dato vita un cittadino del mondo, con un mix di culture diverse e una mentalità aperta.   

Con un volo Egyptair di tre ore circa, la compagnia di bandiera egiziana, da Roma si giunge al Cairo. La capitale, sorge sul fiume Nilo. Con i suoi oltre 10 milioni di abitanti è la più grande e sovraffollata metropoli del mondo arabo e la seconda del continente africano. Fulcro politico, amministrativo e commerciale dello Stato egiziano, principale nodo delle comunicazioni terrestri e fluviali del paese, Il Cairo è anche il maggiore centro politico e culturale dell’Islam. La città concentra la maggior parte delle industrie egiziane, soprattutto cotonifici, setifici e impianti per la raffinazione del petrolio. Negli ultimi decenni ha avuto un rilevante sviluppo anche il settore dei servizi, che ha il suo punto di forza nel turismo e nelle attività a esso legate: si calcola che al Cairo affluisca ogni anno più di mezzo milione di visitatori. Anche i servizi finanziari costituiscono una voce importante dell’economia del Cairo, che rappresenta oggi un centro d’affari per tutto il Vicino Oriente.
Tra le prestigiose istituzioni culturali della capitale egiziana ricordiamo la Biblioteca nazionale, che possiede uno dei più cospicui patrimoni di manoscritti arabi del mondo, e il Museo egizio, con le più importanti collezioni di reperti dell’età faraonica, tra cui le mummie reali e gli oggetti d’oro del faraone Tutankhamon. Nel cuore della città si trovano piazza Tahrir e nei pressi il celebre sito di Giza in cui si trovano le piramidi e la Grande Sfinge, che risale al XXVI secolo a.C. Capitale dell’Egitto
L’espansione della città è avvenuta in gran parte in modo caotico e incontrollato: interi quartieri sono vere e proprie bidonville, formate da costruzioni abusive prive dei servizi essenziali. La pittoresca e spesso stridente convivenza di maestose costruzioni dell’epoca faraonica, cupole di moschee islamiche, grattacieli moderni e misere costruzioni abusive caratterizza oggi il paesaggio della città, che, afflitta da molti mali tipici delle metropoli del Terzo mondo, vuole crescere per diventare il centro di una società moderna.

Ma la metà è un’altra: Alessandria, la città d’origine di Akrm; in macchina si impiegano tre ore impegnative. Deserto a destra e a sinistra, ogni tanto piazzole di sosta. La strada è fatta da 4 carreggiate, due per i mezzi di trasporto grandi, tir e autobus, composte da due corsie per senso di marcia. Le altre due corsie sono per le auto normali e i minivan, composte da 4 corsie per senso di marcia. Insomma un fiume d’asfalto in mezzo al deserto per collegare le principali provincie, senza che si blocchi la circolazione per il traffico.
Una sosta per cenare; e già si sente casa: si mangia a terra, si sentono sapori diversi, odori diversi.

 

Emanuele Forlivesi

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Emanuele Forlivesi

Dottore in Lettere a Roma Tre e laureato magistrale con Lode in Scienze dell'Informazione, della Comunicazione e dell'Editoria a Tor Vergata, prosegue le sue passioni cercando sempre nuove esperienze e orizzonti. Pianista, batterista, sportivo e creativo, ha trovato in Kim una seconda avventura giornalistica che possa permettergli di offrire ai lettori il racconto e le riflessioni più utili e profonde per conoscere ed essere critici verso la realtà circostante. Con curiosità vive il nostro tempo, seguendone i più interessanti ritmi, dalla politica all'arte.

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One Comment

  1. Ci sono una serie di cose che non funzionano in questo racconto. È un racconto palesemente di un italiano, pieno di brutto esotismo. Un esempio? Nessun egiziano si vanta di mangiare per terra. Mangiare per terra significa provenire da una famiglia povera. Nessuno in Egitto ha voglia di sbandierare che proviene da una famiglia povera. Secondo (ma gli esempi sono tanti) nessun egiziano chiamerà mai il deserto Sahara ma sahra, con la s minuscola, che non significa altro in arabo che “deserto”. Ma l’idea del Sahara con il tè alla mente è tutto esotismo. Una cosa buona per un racconto alla indiana jones… Ultimo consiglio: non scrivete “diario di un egiziano” ma “di un italo-egiziano” che è molto più reale.

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