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LE RUSPE DELLA VERGOGNA

Dopo mesi di scontri ed insulti, il lungo braccio di ferro tra Matteo Salvini e i Comitati Studenteschi sembra aver raggiunto il punto di non ritorno. Una scelta scellerata ha palesato tutti i limiti di un confronto politico privo di contenuti

Bologna – 7.30 del mattino. Il suono stridulo, ripetitivo che proviene dal comodino non lascia scampo. La sveglia! È ora di alzarsi. Con gli occhi ancora assonati accendo la TV. Con immenso stupore prendo atto che tra i più importanti fatti della giornata c’è il comizio di Matteo Salvini. Da mesi, ormai, ad ogni apparizione pubblica del leader leghista corrisponde una manifestazione di protesta nei suoi confronti. Ed infatti così sarà, anche oggi. Lo sgomento, però, lascia rapidamente il posto alla più fredda razionalità. Profughi in fuga dai bombardamenti, centinaia di morti annegati, niente sembra attirare l’attenzione dei media quanto il Segretario della Lega in visita a Bologna. Così, messa da parte l’incredulità decido di partire, direzione Bologna.

Scherzi a parte, la questione è seria e non permette affatto di riderci su. L’impressione che si ha è che la situazione stia sfuggendo di mano. Non passa giorno, infatti, che da una parte e dall’altra non si faccia di tutto per infiammare lo scontro. All’angolo destro, Salvini con i suoi slogan a metà tra il nazional-populismo e la più bassa propaganda razzista. All’angolo sinistro, loro, i comitati studenteschi da mesi sul piede di guerra, pronti a cogliere al volo ogni occasione buona per “gridare” in faccia al Segretario della Lega nord tutto il loro risentimento.

Tutto ebbe inizio in un giorno d’aprile sui microfoni di Radio Padania. Matteo Salvini penso bene di accendere le polveri del duello chiamando in causa l’ormai nota ruspa lanciata a bomba contro i campi Rom. Alle dichiarazioni seguì la visita al campo di Via Erbosa. Le proteste e gli scontri che ne seguirono sono storia, ormai. Resta, comunque, il fatto che sono diventati, inevitabilmente, la miccia capace di far deflagrare un’epica battaglia combattuta all’ombra della Torre degli asinelli. Da quel giorno, nella rossa Bologna, rossa come la proverbiale passione dei suoi abitanti, prima ancora che per la sua storia politica, qualcosa si è rotta irreversibilmente.

Piazze e vie del Capoluogo emiliano sono diventati avamposti, fortini da difendere a tutti i costi dalle invasioni nemiche. Piazza Stalingrado, Piazza Verdi, Via Zamboni sono solo alcuni dei “campi di battaglia” di questa interminabile diatriba. Bandiere rosse, zecche, bocche imbavagliate, gommoni e materassini da mare. Sono questi i simboli contemporanei di una lotta politica che da Via Bellerio tutti definiscono anacronistica. Salvini cerca lo scontro, ci provoca, e noi reagiamo dicono i manifestanti. Quattro incappucciati figli di papà non possono minacciare la democrazia, rispondo gli altri.

La radicalizzazione dello confronto, per usare un eufemismo, sembra ormai all’apice. Libri strappati e boicottaggi delle linee ferroviarie, per impedire l’arrivo dell’odiato nemico, sembra riportare questa città indietro nel tempo. Quando ad un sciagurata strategia della tensione seguirono bombe, come quella del 2 agosto 1990, o gli omicidi di importanti uomini dello stato. Lungi da noi, ovviamente, provare ad ipotizzare, anche solo per un attimo, che quando sta avvenendo in questi giorni possa essere lontanamente paragonabile a quel tempo che fu. Certo è, però, che la tensioni vista a Bologna non fa niente bene confronto politico.

L’ultimo atto di questa kermesse tutta bolognese si è consumato lo scorso 2 giugno. Piazza Verdi, luogo simbolo del panorama studentesco, il Cua decide di reagire all’ennesimo comizio organizzato dalla Lega occupando la piazza. Grandi balle di fieno sono state sistemate, a mo di barricate, pronte ad impedire l’ingresso del leader leghiste e dei suoi sostenitori. E poi, giù botte da orbi. Gli scontri, le cariche della polizia, il fumo acre dei lacrimogeni hanno scandito il ritmo della giornata. Nel frattempo, turisti da tutto il mondo assistevano allibiti all’ultimo giorno di campagna elettorale trasformatasi in guerriglia urbana. Alla fine della giornata si conteranno decine di contusi e 4 fermi.

Se possibile, però, nella tollerante bologna è successo anche di peggio. Già, perché come si dice, non c’è limite alla stupidità umana. Come se tutta la violenza, verbale e non, non fosse già abbastanza. La notizia è di qualche settimana fa, poco importa perché è una di quelle che fa accapponare la pelle. Nel parco giochi del Parco nord, mimetizzata fra altre decine di attrazioni per bambini c’era una ruspa. Fin qui niente di strano. Chi di noi da bambino non ha posseduto un piccolo escavatore giocattolo, capace per pochi secondi ti trasformarti in un adulto.

Gli adulti, con i loro pregiudizi e i loro egoismi, sono la causa di questo ignobile gesto. Un atto intollerabile, perché invasivo di un mondo incantato fatto di sorrisi genuini e spensieratezza. Una dimensione parallela dove solo la candida coscienza di bimbo può entrare. Dove l’odio e il razzismo sono banditi, vietati da un tacito accordo tra chi ha altre cose a cui pensare. Il disprezzo e l’intolleranza per il diverso, infatti, quando si è piccoli non si sa nemmeno cosa sia.

Viene da chiedersi, allora, che senso aveva violare quel luogo incantato. Derubarlo della sua innocenza con quella ruspa verde dove capeggiava la faccione sorridente di Matteo Salvini. Nessuno, evidentemente se non la riprovevole provocazione a fine a se stessa. L’ingloriosa conclusione di lunga sfida a distanza, finita nel peggiore dei modi. Vale quindi la pena ricordare le parole di Nelson Mandela: “Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe politica a cui appartengono. Gli uomini imparano ad odiare, e se possono imparare ad odiare, possono anche imparare, perché l’amore, per il cuore umano, è più naturale dell’odio.” Un monito per una stagione politica che sembra aver davvero toccato il fondo e ad alla quale, come si dice, è rimasto solo raschiare il fondo.

Mattia Bagnato

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Mattia Bagnato

E’ laureato in Relazioni Internazionali con una specializzazione in Diplomazia multilaterale e sicurezza collettiva presso l’Università degli Studi di Perugia. Attento alle questioni internazionali come la sensibilizzazione e la tutela dei diritti umani e i metodi di risoluzione dei conflitti internazionali. Ha un diploma in Diritto Internazionale Umanitario e un Diploma in risoluzione di conflitti internazionali presso l’Universidad Complutense de Madrid. Ha collaborato con diverse ONG italiane quali Oxfam Italia e la Tavola della pace di Perugia. Esperienze professionali alle quali si aggiunge un periodo di stage presso l’Ufficio relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo dell’Università di Granada. Attualmente, sta collaborando con il giornale on-line Ghighliottina.it per il quale si occupa di scrivere articoli di politica nazionale ed economia.

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