Cronache di Roma

LE MASCHERE DI ROMA

IL CARNEVALE A ROMA E LE SUE MASCHERE.

Roma- Durante il periodo di carnevale, tra il XVIII e il XIX secolo, a Roma si mascheravano tutti, adulti, bambini, ricchi, poveri.

Ma a differenza delle classiche maschere della commedia dell’arte, quelle romane, avevano un carattere fortemente popolare, addirittura rionale, infatti i romani affermano che “Roma è fatta de cielo e de popolo”.

La maschera che rappresenta la città di Roma, nell’immaginario collettivo, è quella di Rugantino.

Nata come caricatura dei soldati pontifici, si è poi trasformata nel bullo di quartiere, vestito con calzoncini logori di color marrone, scarpe logore, fascia intorno alla vita, camicia bianca con gilet verde o marrone, fazzoletto al collo, e a volte, cappello a due punte.

Un bullo di quartiere appunto, più svelto con le parole che con le mani, la frase “L’ho prese sa, e..Ma quante glie ne ho date!!” gli veniva attribuita quando veniva malmenato.

Altra maschera che rappresenta la città di Roma è quella di Meo Patacca.

Questa maschera rappresenta il quartiere romano di Trastevere.

Vestito con scarpe a punta, pantaloncini corti legati alle ginocchia, fascia rossa legata in vita, panciotto o camicia gialla, fazzoletto al collo e berretto rosso cadente, con coltello in vita, fiasco e bastone.

Attaccabrighe, astuto, veloce sia con la lingua sia con le mani, pronto a sfoderare il coltello ad ogni affronto, ma sostanzialmente, un uomo di buona compagnia.

Il nome deriva da Meo, ossia, me, in dialetto trasteverino, e dalla Patacca, che era la paga base del soldato pontificio.

Andando verso il colle dell’Aventino, si poteva incontrare Ghetanaccio, il burattinaio brontolone che andava sempre contro il potente di turno.

Questa maschera non aveva un proprio costume ma era riferita ad un qualsiasi burattinaio che inscenava, con i suoi burattini, storie contro i potenti di turno.

Il Dottor Gambalunga era il finto medico del carnevale romano, vestito con cappotto nero, cappello tricorno e borsa con arnesi da lavoro.

Proseguendo verso il Colosseo, si poteva incontrare il Generale Mannaggia La Rocca, in groppa al suo asino.

Un generale senza esercito, o al massimo, seguito da straccioni e nullafacenti che raccontava avventure mai accadute.

Sul lungotevere, nei pressi di Piazza Navona, nel rione della Roma bene, si poteva incontrare Don Pasquale de’ bisognosi, Don Pasquale, come preferiva farsi chiamare.

Con parrucca bianca, scarpe lucide con fibia, veste adornata e tanto, tanto profumo,il suo sogno era quello di risposarsi, per finire di essere sempre preso in giro “scornato” dalle donne e vittima degli scherzi dei suoi servi.

Ultima, ma non meno importante, maschera del carnevale di Roma era Cassandrino o Cassandro.

Con cappello tricorno, parrucca incipriata, vestito rosso a coda di rondine, pantaloni chiari e scarpe lucide con fibia.

Cassandrino aveva un carattere facilmente raggirabile, ingenuo.

Con il passar del tempo, questa maschera, venne trasformata in voce del malcontento popolare, frasi come “Chi porta la veste, c’ha le gambe storte”, riferita ai prelati che avevano sempre qualcosa da nascondere, o “SPQR, Solo i Preti Qui Regneno”, riferita sempre contro il clero sono da attribuire a Cassandrino.

La maschera femminile per eccellenza era la Zingara, intelligente, scaltra, astuta, sempre pronta a leggere il futuro nelle mani di chi si fosse avvicinato.

Chi non poteva permettersi una maschera o un vestito poteva cucirselo da solo anche utilizzando delle foglie di insalata.

Era assolutamente vietato, però, vestirsi da gendarme pontificio e da prelato, per non ingannare le persone.

Stefano Campidelli

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Stefano Campidelli

Dopo gli studi in Scienze della Comunicazione, sviluppa il suo interesse per il mondo dell'editoria on-line. Divora riviste, giornali e tutto ciò che è attualità, inchiesta e approfondimento. Ama il collezionismo e i libri di genere storico o fantasy, come viaggiare su due binari paralleli. E' appassionato e cultore di vini e della buona gastronomia. Oltre che delle vere tradizioni popolari. Romane, soprattutto.

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