Dossier

LE LUNGHE NOTTI DI NOVEMBRE. ORA COME ALLORA.

Non solo il Muro. Ci sono date che legano la storia e ne tracciano il profilo. Il 9 novembre è una di queste. Ma c’è un’altra Germania. Quella che non può essere ricordata solo per il muro. Occorre tornare indietro con la mente. Quella stessa notte, quella stessa data di 54 anni prima. E’ il 1938.

 

Kristallnacht. È notte, appunto. Per le strade della Germania del Terzo Reich si sentono i passi dei soldati che non preannunciano nulla di buono e poi il rumore sordo e fitto dei vetri in frantumi. Sono le vetrine dei negozi che vengono distrutte durante il più brutale “pogrom” dai tempi del Medio Evo. Quello che passò alla storia – sarcasticamente – con il nome di “Kristallnacht” (Notte dei cristalli), per via della quantità di vetri rotti. Poco prima di mezzanotte orde di nazisti dettero alle fiamme più di 1.000 sinagoghe, compresi i rotoli della Torah, i libri di preghiera e i paramenti sacri. Gli stessi pompieri versavano canestri di benzina nei templi; intervenivano solo per evitare che bruciassero le abitazioni attigue dei bravi cristiani. Poi iniziò l’assalto agli altri edifici. Migliaia di abitazioni e 7.500 negozi di ebrei furono devastati e saccheggiati. Fecero a pezzi i mobili e li buttarono dalle finestre; 29 grandi magazzini furono danneggiati e depredati. Uomini, donne, vecchi e bambini ebrei furono percossi sotto gli occhi della polizia. Altri furono obbligati a marciare per delle ore attraverso le città e gridare “siamo la rovina della Germania”. Altri furono ammassati in capannoni. Chi vomitava fu costretto a pulire il pavimento con la lingua o con i capelli. L’orgia di violenza, lo scempio e i saccheggi si protrassero per tre giorni e tre notti. Alla fine 98 ebrei furono assassinati. Molti si suicidarono (tra cui uno dei fondatori della Deutsche Bank, dopo aver messo in salvo la propria famiglia), terrorizzati dalla brutalità e dal sadismo degli aggressori. 30.000 uomini furono internati nei campi di concentramento di Dachau, Buchenwald e Sachsenhausen, dove molti di loro persero la vita estenuati dalle percosse e dalla fame. Il capo SS del Tirolo annotò nel suo rapporto: “Gli ebrei che non hanno subito danni lo devono solo al fatto che non ci siamo accorti di loro”. Quella notte, la barbarie nazista si presenta all’Europa.

 

Il valore della memoria. Ecco perché anche il ricordo non deve essere unilaterale. Magari il destino ci avrà messo del suo nel scegliere proprio la notte del 9 novembre, nella ricorrenza della Notte dei Cristalli, come l’ultima notte delle separazioni. L’ultima notte della guerra, fredda o di trincea che sia. L’ultima notte degli steccati. Essere ad Auschwitz e Birkenau proprio il 27 gennaio è uno dei regali che ho ricevuto da questo lavoro. È lì che ho incontrato Petro Mischtschuk, sopravvissuto ucraino scampato alla follia del campo di concentramento. Mi lasciò un biglietto scritto in cirillico, che ancora conservo. Voleva che continuassimo a fotografare, a riprendere…a raccontare. Per molti, oggi, la paura più grande sembra essere proprio questa: che la memoria si tronchi. In tanti chiedono di cosa sarà quando andranno via anche gli ultimi testimoni.  Se esiste questa paura è perché, forse, già sappiamo la risposta. L’avremmo dovuta già imparare da Nabucodonosor con le sue deportazioni degli ebrei nelle terre babilonesi, l’avremmo dovuta imparare già da Alessandro Magno che vietò lo Shabbat, i sacrifici al tempio e proibì la diffusione dei libri sacri. L’avremmo dovuta già imparare dall’imperatore Claudio che cacciò gli ebrei da Roma e l’avremmo dovuta già imparare anche da Tito che bruciò il tempio a Gerusalemme e per segnare il trionfo fece innalzare quell’arco che porta il suo nome e che ancora è lì, accanto al Colosseo. Se è così, non vorrei che la storia sia maestra di vita.

Ora come allora. Perché forse Auschwitz c’è sempre stata e rivive ogni volta che è la volta di un genocidio, di una discriminazione, di un pregiudizio. Auschwitz rivive a Srebenica nei Balcani. Auschwitz rivive a Meje in Kosovo. Auschwitz rivive nelle teste di maiale davanti alla Sinagoga. Auschwitz rivive ogni volta che sentiamo parlare di “tutti questi zingari”, “di tutti questi negri” e “di tutti questi ebrei”. E’ quella la più bassa percezione del razzismo che incontriamo al bar, in treno, e anche in certi politici. E purtroppo non ci indigna come dovrebbe. Auschwitz rivive a Mostar. Fu distrutto durante la guerra di Bosnia dai croati: esso rappresentava il simbolo della Bosnia-Erzegovina. Fu preso di mira, bombardato e abbattuto. Esattamente il 9 novembre. La storia o il destino che ritorna.

 

                                                                                                                               Emanuele Cheloni

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Emanuele Cheloni

È laureato in Scienze Religiose, Summa cum Laude probatus e menzione accademica, presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, con una tesi su "L' umanesimo di Gesù: universalità ed universalismo". È giornalista iscritto all'Ordine Nazionale ed è impegnato a Roma con la Società San Vincenzo de' Paoli, nell'ascolto e aiuto delle difficoltà e povertà urbane. È professore di Religione.

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