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LE GRANDI DIONISIE: GLI “OSCAR” DELL’ANTICA GRECIA

A poche ore dalla notte degli Oscar, facciamo un tuffo nel passato alla scoperta della più prestigiosa celebrazione delle rappresentazioni teatrali: le Grandi Dionisie, la festa dedicata a Dioniso, durante le quale venivano portate in scena le saghe tragiche e le commedie più irriverenti. 

Per gli amanti del cinema, la notte degli Oscar è un giorno sacro almeno quanto il Natale. Il Dolby Theatre di Hollywood è stato addobbato a festa per accogliere gli attori più acclamati e le attrici più amate, che sfileranno sul red carpet con i loro abiti raffinati e sgargianti. La giuria è pronta a premiare i film più belli, le migliori regie e le prestazioni istrioniche più brillanti. In diretta da Los Angeles, la premiazione degli Academy Awards sarà trasmessa stanotte in tutto il mondo a partire dalle 17:00 (23:00 italiane). Sul web è già partito il TotoOscar: chi potrà mostrare alle telecamera la luccicante statuetta? Riuscirà il Freddie Mercury di Rami Malek a trionfare sul Van Gogh di William Dafoe o sul Dick Cheney di Christian Bale? La regia di Alfonso Cuaròn sarà più apprezzata di quella di un mostro sacro come Spike Lee? Non resta che rimanere svegli fino all’alba (con un abbondante thermos di caffè vicino!) e scoprirlo.

I Premi Oscar sono senza dubbio il più prestigioso riconoscimento cinematografico, e soprattutto il più antico: la prima assegnazione degli Academy Awards risale al maggio 1929. Non esiste regista o attore al mondo che non desideri vedersi consegnata quella lucente statuetta dorata. Il cinema, come sappiamo, è l’erede degno del teatro: probabilmente non esisterebbero Scorsese o Scott se non fossero mai esistiti Molière, Goldoni, Shakespeare e Alfieri. Allora perché non analizzare la storia dell’antesignano della notte degli Oscar?

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In assenza di microfoni, gli attori utilizzavano delle maschere per amplificare il volume della voce per farsi sentire da tutti gli spettatori seduti in platea.

Se la cerimonia degli Oscar è vissuta dai cinefili come una festa, le Grandi Dionisie, dedicate a Dioniso, dio dell’estasi, dell’ebbrezza e del vino, erano una vera e propria festa religiosa, culturale e civile. Celebrate ad Atene durante il mese di Elafebolione (tra marzo e aprile), a organizzare le Grandi Dionisie era l’arconte eponimo, il magistrato supremo della pòlis, il quale era addetto all’intera organizzazione dell’agone tragico. Dovere dell’arconte era l’assegnazione della coregia, ovvero la scelta dei tre cittadini più abbienti e carismatici a cui spettava un delicato compito: quello di finanziare l’allestimento degli spettacoli che sarebbero andati in scena, fornendo alla “troupe” i costumi, le maschere, gli strumenti musicali e l’affitto dei padiglioni per le prove. Essere scelto come corego era un privilegio inimmaginabile, in quanto tale nomina accresceva la popolarità del personaggio: non a caso, a ricoprire questa carica furono personaggi come Temistocle (che finanziò le Fenicie di Frinico) Pericle e Alcibiade. In quanto facoltosi e ricchi, questi coregi non badavano a spese pur di godere del consenso e dell’affetto della folla. Il grande teatro di Dioniso, i cui resti sono ancora visibili ai piedi dell’Acropoli, veniva addobbato a festa con nastri, decorazioni floreali e statue di pregiata qualità. Il “palinsesto” veniva annunciato il giorno della grande processione in onore di Dioniso, al termine del sacrificio rituale al dio.

Ma quanto costava partecipare a questa festa? E chi poteva partecipare?
Il biglietto, stando ad Aristofane e ai suoi scoliasti, costava due oboli, prezzo totalmente irrisorio, che serviva giusto a compensare le spese statali, che prevedevano il pagamento degli attori e dei coreuti. Inoltre, in questi due oboli era compreso il prezzo del pasto: gli spettacoli duravano tutto il giorno, e per non mettere in difficoltà gli abitanti dei dèmi (suddivisioni territoriali interne di Atene) più lontani, veniva offerto agli spettatori qualcosa da mettere sotto ai denti tra uno spettacolo e l’altro. 
L’ingresso era consentito a tutti: uomini, bambini, donne (la cui vita sociale era pressocché inesistente) e addirittura schiavi potevano sedersi tra gli spalti del teatro per assistere ai drammi che andavano in scena sulla skenè. Nessuno poteva mancare alla grande festa di Dioniso! 

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Un biglietto per assistere alla cerimonia degli Oscar costa 750 $… Altro che due oboli!

                                                                                                                       

I tre autori finanziati dai rispettivi coregi dovevano portare in scena una tetralogia, ovvero una saga a tema mitologico (ndr. fanno eccezione le Fenicie e la presa di Mileto di Frinico e i Persiani di Eschilo) composta da tre tragedie e un dramma satiresco.  Nel Teatro di Dioniso andarono in scena le più toccanti e struggenti tragedie, quali Edipo Re, Aiace, Sette contro Tebe, Alcesti e l’Orestea, opere che affrontavano temi delicati quali la caducità dell’esistenza umana, la morte, il freddo distacco degli dèi di fronte alle vicende umane, e l’espiazione dalla colpa. Sono drammi che parlano di eroi che si ritrovano di fronte al proprio io, di divinità capricciose e vendicative, di uomini che sbagliano e pagano caro il prezzo dei propri errori. I vari Edipo, Medea, Eracle o Agamennone diventavano rappresentanti della vasta gamma di emozioni umane, e ciò che assicurava ai tragediografi la vittoria era il senso di partecipazione che connetteva il pubblico alla tragedia che veniva recitata sulla scena: Aristotele, nella Poetica, definisce questo legame “catarsi“, prendendo in prestito tale vocabolo dal lessico medico. Lo spettatore infatti si immedesimava così tanto nei personaggi che aveva di fronte ai suoi occhi, i quali passavano da uno stato di beatitudine a una condizione drammatica, che si sentiva parte dello spettacolo; le vicende narrate suscitavano nella platea forti emozioni, e il pubblico si ritrovava a provare pietà per i protagonisti del dramma e terrore all’idea che anche ciascuno di loro avrebbe potuto trovarsi in situazioni simili a quelle rappresentate. La catarsi diventava a questo punto una purificazione, una liberazione delle proprie passioni che faceva provare agli spettatori un’esperienza unica e irripetibile. Come molti film, anche le tragedie avevano una morale o un messaggio da trasmettere: esso poteva essere un invito all’ospitalità (la xenìa, valore fondamentale nella mentalità greca), un’esortazione al giusto senso della misura o alla pietà umana. L’ingrediente patetico era una formula vincente per ottenere il primo premio…

Belle le corone d’edera… ma nulla a che vedere con una statuetta d’oro 24 carati!

E qual era il premio? 

Al termine della gara veniva attribuito un premio al miglior attore, al miglior autore e al miglior coro. Mancano solo i premi per i migliori effetti speciali e per il migliore attore o attrice non protagonista per fare delle Grandi per fare delle Grandi Dionisie i perfetti antesignani dei premi Oscar! Anche il corego, in caso di vittoria, riceveva un premio ufficiale. La giuria era composta da dieci persone, generalmente non esperti, ma spettatori pescati a sorte tra il pubblico, uno per tribù, chiamati a scrivere il nome del vincitore su una tavoletta e a depositarla poi in un’urna. Certamente il voto della giuria popolare era molto influenzato dalla reazione del pubblico che aveva assistito alle rappresentazioni dei drammi. Forse proprio per questo si arrivò a stabilire che la fortuna avesse un certo peso, perché dall’urna in cui i dieci depositavano la tavoletta con la loro personale graduatoria venivano estratte solo cinque tavolette. Per tutti i vincitori era prevista una gratificazione economica, non solo simbolica (il corega ad esempio vinceva un tripode d’oro), ma talvolta anche affiancata da una cospicua somma di denaro. Uno dei premi più in uso era la corona d’edera, simbolo di Dioniso.  A volte i resoconti con i nomi dei vincitori veniva inciso sulle epigrafi esposte pubblicamente, quasi come per consacrare a imperitura memoria il trionfo dell’agone.

Esisteva anche il premio per la miglior commedia, per la quale era previsto però un agone a parte. Cinque commediografi presentavano ognuno una commedia. A differenza delle tragedie, che sottolineavano l’interiorità, le debolezze e l’umanità dei personaggi della mitologia, le commedie si basavano su personaggi e situazioni estrapolate dalla quotidianità dell’epoca, e mettevano alla berlina le stravaganze, i vizi e il malcostume degli ateniesi, parodiando e sbeffeggiando senza troppe censure i politici o i personaggi più in voga della pòlis.

Anche il kòmos, il banchetto all’insegna della baldoria e dell’eccesso, riscontra notevoli somiglianze con i party che vengono organizzati in concomitanza alla cerimonia dei premi Oscar.

La notte degli Oscar e le Grandi Dionisie presentano numerose differenze e analogie: entrambi premiano le migliori prestazioni e le migliori sceneggiature, ma mentre la prima è una cerimonia dal valore artistico, la seconda era invece una celebrazione di carattere religioso, civile e culturale, che si rifletteva sul tessuto sociale della pòlis di Atene. Non è un caso che le tragedie di Sofocle, Eschilo ed Euripide siano considerate tra le più preziose perle dell’intera letteratura greca e occidentale. In ogni caso le somiglianze che si possono riscontrare tra gli Oscar e le Grandi Dionisie sono la prova che la storia tende a ripetersi ciclicamente, a ripresentarsi con i suoi corsi e ricorsi, a essere riadattata secondo le esigenze pur sfruttando il passato come base portante… 

                                                                                                                                                         Michele Porcaro

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Michele Porcaro

Giornalista, scrittore e archeologo. Nato a Benevento nel 1995, è diplomato al Liceo Classico “Anco Marzio” di Ostia e laureato in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza” con tesi in Archeologia. Appassionato di lingua, civiltà, storia e archeologia greca e romana, è autore di saggi e romanzi storici sul mondo antico, e ha girato il documentario "ASSTEAS - Storia del Vaso più bello del mondo" in collaborazione con Vittorio Sgarbi. Nel tempo libero svolge attività di rievocazione storica, collaborando a progetti di ricostruzione archeologica sperimentale sull'ambito religioso, civile e militare dei Greci, Romani ed Etruschi.

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