Il web 2.0 ha determinato un cambiamento radicale nel modo di comunicare. Le emozioni e il ruolo che giocano oggi nell’era dei social network

Roma- Per affrontare una tematica così attuale e ricca di infinite sfaccettature come la comunicazione, non possiamo prescindere dal sottolineare che essa si basa fondamentalmente sul coinvolgimento di tutti gli organi di senso di cui è dotato l’essere umano e che è sufficiente la carenza di uno di essi per rendere confuso il messaggio che si vuole veicolare e la comprensione diventare alquanto complicata. Se pensiamo ad un media altrettanto complesso, come Internet, possiamo già renderci conto che la comunicazione stessa diventa parziale e, comunque, impedisce ad emittente e ricevente di veicolare quella emozione che rende il messaggio ‘empaticamente’ coinvolgente e dona a tutto quello che si ha intenzione di trasmettere, una magia unica. Dagli anni 70 in poi possiamo assistere ad un lento ma irrefrenabile modificarsi dei canali di comunicazione sfruttabili, che costringono quasi ogni singolo individuo ad adeguarsi e, nel contempo, perdere di vista la qualità del messaggio a vantaggio di variabili più legate all’immediatezza, alla velocità ed alla quantità.

Basta fare l’esempio che mette a confronto un telefonata attraverso l’utilizzo della cabina telefonica (oggi per lo più fuori uso o totalmente eliminate) ed il cellulare. Per non parlare del concetto di ‘possesso’ che permette oggi a giovani e meno giovani di chiamare chiunque senza attese e senza chiedere permesso, rispondendo semplicemente all’impulso della digitazione di tasti. Negli anni 80 e 90 grande successo e diffusione hanno avuto, per esempio, le chat line. Vere e proprie ‘stanze virtuali’, hanno permesso a chiunque di vincere inibizioni, paure, timidezze e fobie sociali, semplicemente dotandosi di un computer e di una connessione. Sulle chat line sono stati scritti testi e realizzati approfondimenti che non saranno mai esaustivi del grande passaggio epocale che ha visto sempre più uomini e donne ‘incontrarsi’ virtualmente e scambiarsi emozioni, anche effusioni (grazie all’introduzione delle web cam), fino a strutturare veri e propri rapporti di coppia che bypassavano il contatto tattile, facendo venire meno proprio quanto si affermava all’inizio di tale articolo: la possibilità di vedere coinvolti tutti gli organi di senso nella comunicazione.

Sono sorti negli anni amori e relazioni, alcune divenute realtà a tutti gli effetti; altre risultate poi prive di fondamenta, perché l’emotività e l’affettività represse dallo strumento, sterile e passivo, quale sempre sarà un PC. Quale dovrebbe essere, allora, il sistema più salutare ed esente da controindicazioni, per utilizzare Internet senza avviare meccanismi di dipendenza o di alterazione delle emozioni che possono portare a veri e propri disagi o comportamenti devianti? Innanzitutto occorrerebbe agire sulla formazione delle coscienze dei giovani del futuro. E non è solo una questione morale, ma anche di educazione psicologica e critica, che aiuti a discernere le emozioni reali da quelle idealizzate, le sensazioni tangibili da quelle che proiettano sull’altro/a aspettative che sono di se stessi e non appartenenti alla persona che stiamo ‘gonfiando’ di qualità e caratteristiche che non possiede. Formazione scolastica, quindi, che deve iniziare con la stessa facilità con la quale oggi parliamo dei ‘nativi digitali’. Perché, se un bimbo di due o meno anni oggi già sa come navigare tra le foto di uno smartphone, evidentemente già è iniziato quel cammino di autoinformatizzazione che necessita di una guida attenta e capace di mettere paletti e limiti, prima che si avvi quel processo che porta a confondere la realtà con la finzione. E tutti noi sappiamo quanto deboli siano i bambini ed incapaci di mettere i confini tra Bene e Male.

Dott. Domenico Giuseppe Bozza