Più che una serie un vero franchise e quasi una forma mentis. Chi dopo aver seguito per vent’anni “Law and order”, non si è ritrovato a rischiare di chiamare la polizia al 911 piuttosto che all’italianissimo 113? Applicandosi ai casi di cronaca nera come un navigato detective o imparando più su la legge americana che su quella nostrana? Nata sulle orme dei classici telefilm anni ’80, che raccontavano con crudo realismo la violenza nelle metropoli (da “New York New York” a “Hill Street – Giorno e notte”), “Law and Order – I due volti della giustizia” ha però aggiunto una formula innovativa, seguendo passo dopo passo il percorso del crimine: dalla scoperta del delitto, alle indagini degli investigatori, fino al tribunale e alla sentenza. Si mescolano così i due fronti, da un lato il lavoro dei poliziotti dall’altro quello dei procuratori. Recita la dicitura a inizio delle puntate, prima della storica sigla: «nel sistema penale, lo stato è rappresentato da due gruppi distinti, eppure di uguale importanza: la polizia, che indaga sul crimine, e i procuratori distrettuali, che perseguono i criminali. Queste sono le loro storie”.

Andata in onda dal 1990 al 2010 sul canale statunitense NBC, la serie è quella che in gergo viene definita “police procedural”, firmata da Dick Wolf già produttore di Miami Vice. L’appeal di Law and Order è tutto nei casi, avvincenti e complessi, basati su ottime sceneggiature e soggetti originali (spesso liberamente ispirati a fatti realmente accaduti), che negli anni hanno toccato anche temi contemporanei di un America che deve fare sempre i conti con i suoi fantasmi: dal razzismo all’estremismo dei gruppi anarchici, dalla violenza sulle donne all’aborto, dalla pedofilia nella chiesa al terrorismo. Il tutto nelle mani di un sistema giudiziario in cui l’ultima parola spetta a dodici giurati, persone comuni che devono lasciar fuori dal tribunale convinzioni personali, religiose, politiche, etniche.

Indimenticabile una delle coppie di detective più amate e longeve della serie, formate da Lenny Briscoe e Mike Logan (il Mr Big del cult Sex and the City): navigato e disilluso il primo, irruente e giovane il secondo. Lo spettatore accompagna i poliziotti nella difficile ricerca del colpevole che si sviluppa nella prima parte dell’episodio: lo spettatore non conosce la verità, ogni frammento della vita delle vittima la scopre insieme a loro, ricostruisce il puzzle di una morte violenta pezzo dopo pezzo tra ipotesi e piste. Poi la parola passa ai procuratori che hanno l’altrettanto arduo compito di restituire giustizia alla vittima.

Qui il meccanismo si può complicare, tra leggi da rispettare, il dibattito in aula sul filo del rasoio e problemi di natura etica: il personaggio più apprezzato dai fan negli anni è stato in questo caso il procuratore Jack McCoy, quindici stagioni magistralmente interpretate da Sam Waterston, al servizio di una legge “al di sopra delle passioni” e delle proprie idee. Law and Order è stata trasmessa in Italia per anni sulla Rai, ma le repliche sono ormai stabili su diversi canali tematici come Giallo e Fox Crime: ha prodotto anche diversi spin-off come “Unità vittime speciali”, “Criminal Intent”, Law & Order: Los Angeles, più diverse versioni straniere, francese, russa e inglese. Law and Order lascia tuttora traccia in una lista infinita di altre serie del genere “legal”. Ancora oggi attualissima. Intramontabile.