Dossier

L’Australia continua a bruciare: mezzo miliardo gli animali morti negli incendi

Non si placano gli incendi nel continente australiano: oltre 6 milioni di ettari di terreno distrutti e 25 le vittime

Australia – Nonostante i venti siano diminuiti, le temperature si siano abbassate e la pioggia stia portando una breve tregua negli Stati australiani di Victoria e del Nuovo Galles del Sud, le autorità di entrambi gli Stati hanno spiegato che il pericolo di altri incendi è ancora elevato. La comunicazione è arrivata dopo che le temperature, due giorni fa, hanno raggiunto picchi di 49 gradi e che centinaia di case sono state distrutte dalle fiamme. Il servizio metereologico nazionale ha inoltre allertato che da giovedì le piogge cesseranno e le temperature ricominceranno ad alzarsi: una condizione estremamente favorevole per il divampare di nuovi incendi.

I NUMERI DELLA TRAGEDIA

Da settembre, periodo di inizio dei roghi, il numero delle vittime è salito a 25 (di cui 14 in questi primi giorni del 2020), oltre 6 milioni di ettari di terreno sono stati distrutti, 500 milioni di animali, tra mammiferi, uccelli e rettili, sono morti. Più di 1.200 case sono andate in fumo, mentre altre decine di migliaia sono senza corrente elettrica e nelle cittadine costiere si trovano migliaia di persone che sono state evacuate dalle zone interne nell’ultima settimana.

Il WWF ha inoltre dichiarato che sono circa 8mila i koala dispersi nelle fiamme, che nella costa nord del New South Wales hanno già ucciso circa il 30% dell’intera popolazione di questa specie. “Una notizia gravissima, dato che in tutta la regione, prima che iniziassero gli incendi, i koala erano solo circa 28.000. La maggior parte dei koala della costa orientale australiana, infatti, vive all’interno del ‘Triangolo dei Koala’, regione in cui la specie potrebbe estinguersi in soli 30 anni”, ha sottolineato il WWF.

Nonostante la pioggia, gli incendi attivi nel New South Wales rimangono oltre 140, fortunatamente tutti al livello di allerta più basso. Nello stato di Victoria, invece, i focolai attivi sono 39, nessuno dei quali a livello di emergenza. La pioggia ha però consentito un po’ di sollievo ai vigili del fuoco e agli abitanti impegnati nella battaglia contro le fiamme e ha permesso ai soccorritori di portare gli aiuti anche alle comunità più isolate.

Nella città costiera di Mallacoota, rimangono in attesa di evacuazione circa 300 persone, dopo che il fumo ha costretto gli aerei di soccorso a rimanere a terra. A Canberra, uffici pubblici, università, musei, parchi e attività commerciali rimangono chiusi e le autorità hanno consigliato la popolazione di restare in casa, per via dell’aria resa irrespirabile dal fumo.

Il primo ministro australiano Scott Morrison ha ordinato di richiamare tremila riservisti dell’esercito per aiutare con le operazioni di soccorso e ha annunciato che sarà istituita una nuova agenzia federale per coordinare i soccorsi e la ricostruzione.

A Canberra, la capitale, che si trova all’interno del territorio del Nuovo Galles del Sud, la qualità dell’aria è attualmente la peggiore al mondo: i residenti sono stati avvisati di non uscire di casa, mentre aziende, istituzioni pubbliche e università resteranno chiuse, tutti i voli sono stati cancellati e il servizio postale sospeso.

 

I CAMBIAMENTI CLIMATICI SONO LA CAUSA DEGLI INCENDI?

Nonostante l’Australia sia un paese abituato da sempre agli incendi poiché parte fondamentale del clima e degli ecosistemi del territorio, quello che si sta verificando in questi ultimi mesi è un fenomeno di proporzioni enormi con effetti catastrofici che non si era mai verificato prima.

Studi come il 2018 State of the Climate affermano infatti che si è verificato un aumento della lunghezza della stagione degli incendi e della sua intensità in Australia, a causa del riscaldamento globale. La stessa NSW Rural Fire Service, l’agenzia dei vigili del fuoco del New South Wales, dice che questi livelli di devastazione quasi non hanno precedenti nella storia. L’unica volta che la superficie bruciata raggiunse livelli paragonabili fu nel 1974, quando però gli incendi furono provocati da una crescita eccessiva della vegetazione dovuta alle forti piogge, e colpirono le zone remote dell’ovest del paese.

Di solito il periodo caratterizzato dai roghi comincia in ottobre, a metà della primavera australiana, ma nel 2019 gli incendi hanno iniziato a verificarsi già a luglio. La siccità era cominciata in realtà nell’Australia orientale tre anni fa, producendo una grande quantità di materiale secco particolarmente infiammabile. 

Come ha spiegato il New York Times, i primi segnali della catastrofe erano arrivati già da settembre, quando era andato a fuoco il Binna Burra Lodge, uno stabilimento alberghiero in una zona delle montagne del Queensland solitamente fresca e umida, dove gli incendi sono molto rari. I roghi erano poi aumentati nelle settimane successive, diventando oltre settanta a novembre, quando c’erano già 1.500 vigili del fuoco impegnati a combatterli. L’11 novembre, lo stato del New South Wales aveva catalogato come “catastrofico” il rischio incendi, per la prima volta nei dieci anni in cui è usato l’attuale sistema di classificazione.

All’inizio di dicembre alcuni ex vigili del fuoco hanno invitato il governo a organizzare un incontro di emergenza per discutere la minaccia incombente, resa più urgente dal riscaldamento globale. Il primo ministro Scott Morrison ha però declinato l’invito, sostenendo che il surriscaldamento globale è soltanto “uno dei molti fattori” all’origine dell’emergenza, e partendo per le Hawaii assieme alla famiglia per le vacanze, senza comunicarlo alla popolazione. Dopo le forti critiche e la morte di due pompieri in sua assenza, Morrison è dovuto però rientrare nel continente australiano, ma ha respinto la richiesta di cambiare l’approccio della coalizione liberal-conservatrice per affrontare l’emergenza climatica.

Quando a novembre gli incendi hanno cominciato a devastare il territorio, il vicepremier Michael McCormack ha accusato i “pazzi di città” di voler collegare per forza i roghi alla politica climatica e all’industria del carbone australiana. Il carbone, infatti, rappresenta una delle principali fonti di emissioni di CO2, è al secondo posto tra le esportazioni del paese ed è utilizzato per generare quasi due terzi dell’elettricità. Il ministro dell’energia Angus Taylor ha dichiarato però che l’Australia, producendo appena l’1,3 % delle emissioni globali, “non può avere da sola un impatto significativo”.

Mentre la situazione dei roghi si faceva sempre più drammatica, i rappresentanti di alcuni paesi alla COP25, la conferenza ONU sul clima di Madrid tenutasi lo scorso mese e conclusasi con un nulla di fatto, lamentavano l’assenza dell’Australia al convegno.

Nel frattempo, il 18 dicembre, in Australia si registrava la giornata più calda di sempre, con una temperatura media di 41,9 gradi. Gli incendi si sono così diffusi velocemente in tutto il paese, arrivando a bloccare l’autostrada che attraversa il Nullarbor Plain e collega l’Australia occidentale alla costa orientale.

Non solo fuoco e fiamme, in questi ultimi giorni anche l’atmosfera, a causa del fumo e della cenere, è diventata irrespirabile: l’aria a Sydney è tra le più inquinate del pianeta, e in ampie zone del sud est del paese il cielo è perennemente grigio e arancione a causa delle ceneri sollevate negli incendi. Il fumo e la cenere sono arrivati perfino in Nuova Zelanda, dove le nevi e i ghiacciai si sono colorati di marrone.

Nonostante le dichiarazioni scettiche sulla crisi climatica del governo australiano, il dibattito è ormai aperto e si fa sempre più rovente.

“A causa del cambiamento climatico, gli incedi diventeranno ancora più frequenti e si teme che intere specie animali e vegetali endemiche dell’Australia, possano andare perdute per sempre” ha spiegato il WWF in questi giorni. “Anche Kangaroo Island, l’isola dei canguri nonché meta molto ambita dai turisti, è stata evacuata per l’emergenza incendi: un altro scrigno di natura divorato dalle fiamme che nessuno potrà più vedere come prima” afferma preoccupata l’organizzazione ambientalista.

Greg Mullins, ex capo dei pompieri, è deciso a organizzare, insieme ad altri suoi colleghi, un incontro per discutere il problema anche se il governo continuerà a non interessarsi. La richiesta di un approccio più incisivo al cambiamento climatico è condivisa anche da alcuni leader dell’imprenditoria. Peter Harmer, a capo della compagnia assicurativa Iag, ha parlato di “necessità urgente per l’Australia di prepararsi e adattarsi al cambiamento climatico”.

Secondo gli scienziati, pochi posti nel mondo sono esposti ai cambiamenti climatici come l’Australia: già un rapporto del governo australiano risalente al 2009 indicava come le proiezioni climatiche modellizzate mostrassero che gran parte dell’Australia meridionale sarebbe potuta diventare più calda e secca nei successivi dieci anni. E così è stato: la maggiore siccità legata all’aumento delle temperature causate dal riscaldamento globale ha reso gli incendi sempre più frequenti e devastanti, con conseguenze catastrofiche sull’ecosistema, sulla popolazione e sulle attività umane.

LE DONAZIONI E I FONDI PER SPEGNERE GLI INCENDI IN AUSTRALIA

Se le istituzioni e le organizzazioni internazionali sembrano sorde e cieche di fronte all’emergenza climatica in atto, sui social tutti i riflettori del mondo sono invece puntati sugli incendi in Australia: dall’hashtag #prayforAustralia, alle campagne di sensibilizzazione sulla tragedia alla gara di donazioni dei vip e degli influencer, tutti cercano in qualche modo di dare una mano e di spostare l’attenzione e l’interesse degli utenti su questo dramma umanitario che sta sconvolgendo il mondo intero.

Fra le foto postate in questi ultimi giorni, ce n’è una in particolare che nelle ultime ore è diventata virale sui social. Si tratta di una ricostruzione in 3D ricavata dalla mappa interattiva degli incendi in Australia realizzata da un servizio della Nasa. A realizzare e postare l’immagine su Instagram, poi condivisa da migliaia di utenti sui social, è stato Anthony Hearsey, un fotografo di Brisbane specializzato nella post-produzione. Lo stesso autore, nelle stories del suo profilo Instagram, ha spiegato come ha operato per arrivare alla ricostruzione grafica di un mese di incendi, mostrando gli screenshot della mappa tratta dal Firms della Nasa che mostra i roghi verificatisi in Australia tra il 5 dicembre 2019 e il 5 gennaio 2020.

È necessario sottolineare che non si tratta quindi di una foto né di un’immagine satellitare in tempo reale ma di una ricostruzione grafica che raccoglie più incendi verificatisi nell’arco di un mese in momenti differenti, nonostante centinaia di utenti e di pagine l’abbiano ricondivisa sui social pensando si trattasse di una foto “reale”.

Fra i vip che in questi giorni stanno dando un aiuto concreto al Paese in ginocchio, troviamo Nicole Kidman e il marito Keith Urban che hanno donato ben 500 mila dollari ai vigili del fuoco, P!nk che ha donato la stessa cifra dell’attrice australiana, la giovane cantante e influencer Selena Gomez, la star della serie tv Stranger Things Dacre Montgomery, che ha lanciato una raccolta fondi, Naomi Watts, Adam Levine e Hugh Jackman che hanno espresso il loro dolore sui rispettivi profili social, invitando i loro follower ad effettuare delle donazioni.

Se anche voi foste interessati a dare una mano agli australiani con una donazione, vi segnaliamo di seguito alcuni siti e organizzazioni che si stanno impegnando in operazioni di soccorso, nella spedizione di acqua e vivande e nello spegnimento dei roghi:

  • Australian Red Cross Bushfire Appeal

Le donazioni alla Croce Rossa australiana possono essere effettuate tramite ogni sportello della Commonwealth Bank branch del NSW e del Queensland, oppure online, attraverso il sito internet della Croce Rossa. Si possono effettuare donazioni anche via telefono tra le 9 di mattina e le 5 di pomeriggio dal lunedì al venerdì chiamando la Croce Rossa al 1800 733 276.

  • NSW Rural Fire Service

Il NSW Rural Fire Service si occupa del contenimento degli incendi e si affida all’opera di volontari che offrono il loro servizio a titolo gratuito e nei periodi di ferie dal loro lavoro abituale.

Le donazioni all’organizzazione possono essere fatte direttamente tramite bonifico o carta di credito cliccando qui.

  • The Victorian Country Fire Association Bushfire Disaster Appeal

Un’organizzazione simile svolge lo stesso lavoro nel Victoria, dove la situazione ha raggiunto livelli critici nel Gippsland Orientale e nella regione di Hume.

In questo caso le donazioni posso essere effettuate direttamente alle popolazioni locali attraverso gli sportelli della Bendigo Bank oppure online sul sito della community enterprise foundation.

  • The Salvation Army

In Victoria, New South Wales e Queensland è attivo anche il team che fa capo ai Salvation Army Emergency Services, dispiegato sul terreno per fornire servizi sia di prima assistenza sia per il sostegno a lungo termine alle popolazioni colpite dal disastro.

Potete effettuare donazioni online alla Salvos’ Emergency and Disaster Appeal. 

  • Food Bank Bushfire Appeal

La Food Bank è l’unica organizzazione australiana autorizzata dal governo a fornire assistenza alimentare in caso di disastri naturali. Le donazioni vengono utilizzate per assicurare cibo e bevande sia agli abitanti delle zone colpite – in questo caso dagli incendi – sia ai volontari impegnati nelle operazioni di soccorso.

Chiunque volesse può versare somme di denaro online a questo indirizzo. Per donare invece cibo o altri articoli e beni di prima necessità potete scrivere a supplychain@foodbank.org.au.

Intanto una raccolta fondi per finanziare i vigili del fuoco del Nuovo Galles del Sud ha messo insieme più di 20 milioni di dollari australiani, pari a 12,2 milioni di euro, in sole 48 ore.

Anche Il primo ministro Scott Morrison, arresosi di fronte all’evidenza della catastrofe, ha dichiarato che il governo stanzierà 2 miliardi di dollari australiani (1,4 miliardi di dollari) per i prossimi due anni.

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Alessandro Mancini

Direttore editoriale e fondatore di Artwave. Laureato in Letteratura e Linguistica italiana, appassionato di fotografia e di arte, inguaribile sognatore, ritardatario senza speranze. Cerco la bellezza nei dettagli.

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