Storie dal Mondo

LASCIARE TUTTO E ANDARE. VIAGGIO NEL NORD DELL’INGHILTERRA

Diario di un’italiana e della sue esperienza nello York Shire. Dalla città conquistata dagli antichi romani, tra letteratura e le canzoni di Simon e Garfunkel. Dalla nostra corrispondente

Scarborough (Uk)- Ognuno di noi ha qualche obiettivo nella vita e raggiungerli fino a tenerli stretti nelle nostre  mani potrebbe essere difficile. Il giorno della mia laurea doveva essere uno dei migliori giorni da vivere e lo è stato; in quel momento sono riuscita ad afferrare uno dei miei obiettivi, a vedere la mia famiglia fiera di me sentendomi un piccolo, piccolissimo passo avanti nella vita e fu proprio dopo aver festeggiato quella piccola gioia che decisi di partire lasciando tutto: la mia città, la mia famiglia ed i miei amici.

L’Arrivo. Alcuni dicono che il problema del partire sia il lasciare tutti, lo credevo anche io, ma poi, ho capito che il vero problema forse è arrivare dove si sta andando. Durante tutto il volo credevo di morire, avevo come la sensazione che sarei stata punita per la mia insana scelta di andare in quel paesino, nel nord dell’Inghilterra, senza conoscere una parola di inglese, senza mia madre che mi rincuorasse nei momenti più difficili o senza tutto quello che mi facesse sentire protetta in ogni istante, e poi, credevo di morire perché quell’aereo sembrava proprio un giocattolo, piccolo e giallo ballava nel cielo, si agitava così tanto che volevo chiedere al ragazzo seduto accanto a me di stringermi la mano fino all’atterraggio. Dopo essere arrivata sana e salva a Scarborough nello York Shire, ho incontrato la famiglia che la scuola di inglese mi aveva assegnato. Ho visto Jennifer: bionda, sorridente, occhi grandi e blu, che agitava le braccia verso di me. Mi guardavo intorno come i bambini quando vedono per la prima volta il mondo, fai i tuoi primi passi, cerchi di capire cosa le persone ti stiano dicendo, emetti suoi strani all’inizio ma poi cominci a rispondere e tutto prende forma, tu compreso.

Come in un film. Mi sentivo in uno dei telefilm che ho sempre guardato in televisione ma questa volta lo stavo vivendo in prima persona, la gente intorno a me non lo sapeva ma guardavo tutti come degli alieni, non capivo niente di quello che si dicevano e qualche volta con Jennifer abbiamo anche utilizzato carta e penna per capirci, adesso invece, posso dire che sia stato difficile ma divertente, anche se la prima settimana, ogni sera in camera mia piangevo come una fontana per la difficoltà che avevo nel comunicare. Avevo tantissime cose da dire, avevo la mente affollata di pensieri ma nessuna parola comprensibile per loro, quando finalmente ho cominciato a masticare un po’ della lingua non mi sono più fermata fino a farmi chiedere di tacere. Con il tempo ho imparato che gli amici che riesci a crearti lontano da casa tua e da quella che era stata la tua vita fino a quel momento, diventano la tua famiglia e la cosa più bella della giornata era dirsi a vicenda  “ci vediamo domani”, essendo sicuri che davvero, il giorno dopo, saremmo stati ancora insieme.

E’ una di quelle esperienze che consiglierei a tutti, ti apre la mente, incontri persone di culture diverse, impari a conoscere meglio te stesso ma soprattutto scopri tutta la forza che hai. Lo diceva Hermann Hesse, d’altronde: “La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di conoscere sé stessi”.

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Livia Iraci

L’ultima dei romantici. Scrive da quando ne ha memoria, anche da piccola in classe appuntava tutto quello che capitava su un quaderno che doveva invece servire a fare esercizi matematici. Laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul linguaggio non verbale, ha collaborato con giornali Online ed è alla ricerca di se stessa e per farlo ha cominciato da Scarborough piccolo paese dell’ Inghilterra.

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