Viaggio nel mondo dei graffiti nei depositi ferroviari del sud Italia. Al confine della legalità, tra il timore di essere scoperti e la consapevolezza di farla franca. Cosa si nasconde dietro i graffiti?

Napoli – Di notte, oltre i limiti della legalità, nelle yard – i depositi ferroviari –  prende vita il mondo dei graffiti dei writer urbani. Ogni graffito è un’impresa che richiede lo studio non solo  delle immagini e delle bozze di lavoro, ma anche una serie di sopralluoghi nei posti prescelti.  Tutto è studiato nel minimo dettaglio, non bisogna correre rischi, è necessario agire consapevolmente. Quello del writing non è solo un modo di produrre immagini, ma è vivere in un mondo ai limiti della società e misconosciuto. Tra i binari, alla luce della luna, in quegli stessi posti  brulicanti di vita e di rumori dettati dalla quotidianità, il writing è adrenalina, è il timore di essere scoperti e la consapevolezza di essere in grado di scamparla. «Non importa il parere degli altri, vogliamo esprimere noi stessi e abbiamo deciso di farlo in questo modo», racconta un membro della crew in foto.

I writers tendono a lavorare in gruppi di quattro o cinque persone con un unico nome spesso in sigla, le crew, mantenendo però salda la propria individualità creativa. «Ogni carrozza può essere dipinta con stili diversi come  il bubble, il wild, il block… Oltre allo stile può cambiare anche l’approccio al modo di dipingere il treno. Per esempio si può partire dall’alto per procedere verso il basso, in questo caso si parla di top2botton e generalmente si lavora in questo modo quando il treno è fermo sulla banchina, oppure si può decidere di partire da un’estremità del treno e muoversi orizzontalmente verso il capo opposto, sarebbe l’end2end», spesso le crew si organizzano comprando gli stessi spray e dipingendo insieme con un’unica colorazione. La libertà artistica è assoluta, ognuno ha una propria concezione delle lettere,  del colore e dello stile. Con le tag si lascia la propria firma in pseudonimo dove si vuole, è un modo per lasciare circolare la propria arte non solo nella città in cui si vive, con i treni il proprio nome può risuonare ovunque superando i limiti dello spazio.

Arrivati nelle yard, silenziosamente si controlla ogni angolo dell’ambiente, «dobbiamo essere sicuri che non ci vedano guardiani, la polizia ferroviaria o qualsiasi tipo di worker». Avuta la certezza di essere soli, si inizia a dipingere tanto velocemente quanto meticolosamente. L’adrenalina sale in maniera direttamente proporzionale alla rischiosità della situazione, «ci vuole coraggio e quando si viene scoperti un bel po’ di fiato per correre». Ogni sessione è unica e irripetibile, molti fattori variano di volta in volta, anche in maniera del tutto inaspettata. In base alla situazione in cui si è immessi si può lavorare per una manciata di minuti ma anche per mezz’ora, varia il numero di pezzi dipinti e la loro complessità. Terminato il lavoro, lo si fotografa. Lo scatto ricordo può essere anche eseguito il giorno successivo nel caso in cui si conosca la destinazione e l’orario di partenza del treno. Dopo un ultimo sguardo, con la stessa prudenza con cui si è arrivati si va via per ritornare in un mondo altro, quello di tutti, quello delle regole.

Serena Mauriello

Photoreportage di Jacopo Naddeo