Fino all’11 dicembre in mostra due altorilievi provenienti da Palmira, i ritratti di un uomo e una donna. Saranno ristrutturati a Roma. In rassegna anche la ricostruzione in 3D del Toro androcefalo alato dell’antica città assira di Nimrud nel nord dell’Iraq, dell’archivio di Stato di Ebla del 2300 a.C. e della sala dell’archivio

Roma- “È iscritta nell’animo umano la chiamata all’immortalità. Essa è iscritta nell’animo dell’artista, quando con l’opera del proprio talento, del suo genio, cerca di superare il limite del transuente e della morte”.

La frase di Giovanni Paolo II è perfetta per motivare la spinta non solo emotiva che ha portato ad una splendida realtà. Un progetto fortemente voluto da Francesco Rutelli all’indomani dello scempio messo in atto da sedicenti appartenenti all’Isis che hanno frantumato, in molti casi annullato per sempre, alcuni tra i tesori più antichi al mondo. Si tratta di testimonianze quali il Toro di Nimrud con la testa dalle fattezze umane che oggi purtroppo non esiste più. Polverizzato. Del soffitto del Tempio di Bel a Palmira del quale restano frammenti. Aggredita anche la sala dell’archivio di Stato del Palazzo di Ebla, che custodiva 17.000 tavolette cuneiformi e che versa in grave stato di abbandono.

Ed eccola l’idea: ricostruire, per il momento virtualmente, questi tesori, testimonianze di civiltà lontane, per poter un giorno ricostruire quanto distrutto, sul posto, al termine del conflitto. Una vera e propria resurrezione. Delle pietre, della storia, delle radici dell’uomo.

Dall’idea all’elaborato finale che oggi è visibile al secondo anello del Colosseo (fino all’11 dicembre, salvo probabile proroga). Si tratta di un eccezionale lavoro, tutto italiano, di ricostruzione in scala 1:1.

Rinascere dalle distruzioni. Ebla, Nimrud, Palmira”, questo il titolo della mostra patrocinata dall’Unesco, inaugurata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presenza del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini che hanno avuto in Rutelli una guida appassionata e competente.

Una ricostruzione realistica e a grandezza originale, effettuata grazie alla tecnologia in 3D ma soprattutto grazie al lavoro di tecnici ed esperti d’arte che hanno lavorato per due anni a questo straordinario progetto. Ebla, Nimrud e Palmira, sono tre luoghi condannati a morte dal terrorismo; ma possono e devono tornare a vivere. Come peraltro le testimonianze romane della Città Eterna, ha sottolineato Emmanuele Emanuele, oggi presidente della Fondazione Roma e della Fondazione Terzo Pilastro-Italia e Mediterraneo. “Anche il Colosseo come altri siti archeologici, nel tempo hanno subito trasformazioni ed interventi per preservarli. Oggi, anche con Ebla, Nimrud e Palmira è possibile quantomeno ricostruire per non dimenticare”.

Si potrà dire che ci si occupa delle pietre e non delle persone ma non ci si può occupare delle persone senza salvaguardare la cultura, patrimonio dell’umanità.

Non ci occupiamo delle pietre dimenticando le tragedie che hanno colpito e colpiscono le persone – afferma Rutelli – al contrario, non vogliamo che il brutale ritorno dell’iconoclastia sia considerato un problema marginale: esso coinvolge i fondamenti della nostra civiltà comune, le persone che vengono espropriate della loro identità e, dunque, noi tutti”.

Scopo dell’iniziativa è proprio sensibilizzare il pubblico internazionale alla conoscenza, alla cultura e alla salvaguardia di luoghi e monumenti. Un modo anche per favorire il dibattito sulla ricostruzione di quanto viene distrutto, e sul restauro di quanto resta. Ideata e curata da Francesco Rutelli e Paolo Matthiae con l’impegno dell’Associazione Incontro di Civiltà e il fondamentale sostegno della Fondazione Terzo Pilastro-Italia e Mediterraneo, promossa e realizzata dalla Soprintendenza Speciale per Il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma, con Electa, la mostra ospita due tesori: due altorilievi provenienti da Palmira, violentemente danneggiati dalla furia iconoclasta. I ritratti panneggiati di un uomo e una donna, scolpiti nella pietra, riportano profonde ferite. Sono stati presi a martellate ma sono ancora “vivi”.

Due “feriti di guerra”, soccorsi e miracolosamente salvati. Una sorpresa per i visitatori. Dopo la mostra saranno presi in consegna dal ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo per essere restaurati e riconsegnati poi al Museo Nazionale di Damasco.

Eccezionale la ricostruzione fedele del Toro androcefalo alato dell’antica città assira di Nimrud nel nord dell’Iraq. Un gigante dell’arte distrutto nel 2015 dai miliziani dell’Is durante un’azione contro il sito archeologico meticolosamente pianificata: prima i colpi di piccone e le frese, poi un bulldozer, infine una carica di esplosivo, il tutto ripreso in un video poi diffuso su internet con tanto di terrorista con in mano quello che sembrava un detonatore a distanza.

In mostra anche una affascinante video installazione firmata da Studio Azzurro, che contribuisce a immergere lo spettatore nelle atmosfere assolate dei paesi dei tre monumenti ricostruiti: Siria e Iraq.

L’archivio di Stato di Ebla del 2300 a.C., tra le massime scoperte delle civiltà della scrittura, è invece andato parzialmente distrutto in questi anni di guerra: le sue tavolette, friabilissime, hanno bisogno di interventi di manutenzione e restauro continuativi, ma la situazione della Siria ovviamente lo ha impedito. Nel Colosseo rivive la sala dell’archivio (16 mq), simbolo di una civiltà che a lungo si è considerata come un ponte tra Oriente e Occidente, ma che ha rivelato, proprio grazie all’archivio di Ebla, una incredibile profondità storica. Infine il soffitto del Tempio di Bel a Palmira, distrutto dall’Is nell’agosto 2015 e ricostruito per metà al Colosseo grazie a dei disegni del 1930.

Perché la mostra al Colosseo? Perché è il monumento più visitato d’Italia con i suoi 6 milioni e mezzo di visitatori all’anno. Perché, aggiungiamo noi, è il simbolo della civiltà romana. Perché è testimonianza di civiltà e storia. Radici da non estirpare.

Ed è dei giorni scorsi la storica condanna, al tribunale dell’Aja, del jihadista responsabile di aver guidato nel 2012 la distruzione a Timbuctu di preziosi monumenti islamici. La Corte Penale Internazionale, per la prima volta, afferma che la distruzione intenzionale del Patrimonio Culturale è un crimine contro l’umanità.

Si realizza così, a distanza di quasi 20 anni, l’aspettativa di noi che, sul Campidoglio, avevamo auspicato che lo Statuto di Roma della Corte si applicasse anche agli iconoclasti di oggi – dichiara Francesco Rutelli – è un fondamentale ammonimento ai barbari devastatori del Medio Oriente e una conferma del grande valore di questa mostra”.

Emanuela Sirchia

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