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L’ANTONIONI DI ENRICO APPETITO

I QUATTROCENTO SCATTI FOTOGRAFICI DI APPETITO RACCONTANO IL CINEMA DEL MAESTRO MICHELANGELO ANTONIONI TRA IL 1959 E IL 1964

Roma ˗ Un’ottima occasione per avvicinarsi al cinema di Michelangelo Antonioni è sicuramente la mostra allestita presso la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea ed inaugurata il 4 dicembre dell’anno appena trascorso. Fino al 7 febbraio sarà infatti possibile ammirare gli scatti del fotografo di scena Enrico Appetito (appartenenti all’Archivio che porta il suo nome), che ritraggono momenti, emozioni e soprattutto emblematici silenzi sui set di quattro pellicole realizzate dal regista di Ferrara tra la fine degli anni ’50 e la metà del decennio successivo.

Inoltre alla mostra, tra i cui curatori oltre al prof. Marco Maria Gazzano c’è Antonio Passa (uno dei più celebri rappresentanti dell’astrattismo italiano, ex Direttore della capitolina Accademia di Belle Arti), è legata un’altra imperdibile occasione: la realizzazione della rassegna cinematografica, ad ingresso gratuito, Michelangelo Antonioni: raccontare l’incomunicabilità. Quest’ultima, dal 15 gennaio al 5 febbraio, accompagnerà per quattro venerdì gli spettatori con proiezioni e incontri curati dalla Società Psicanalitica Italiana e dal Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università degli Studi Roma Tre, in particolare col coordinamento dello psicanalista Paolo Boccara e di Gazzano.

Dunque, dal film L’Avventura, di cui hanno già parlato il prof. Vito Zagarrio e Baccara, si passerà nel pomeriggio del 22 gennaio a La notte, con un commento della prof.ssa Veronica Pravadelli e del dott. Giuseppe Riefolo; poi a L’Eclisse il 29 gennaio, con la prof.ssa Stefania Parigi e il dott. Jones De Luca; infine, il 5 febbraio sarà la volta de Il deserto rosso, con la presenza del prof. Giorgio De Vincenti e di Aldo Cono Barnà, vice presidente S.P.I.

Questi quattro film sono essenziali per la carriera di Michelangelo Antonioni e la comprensione della sua poetica, poiché con essi il regista portò il cinema italiano definitivamente lontano dalle tematiche del Neorealismo, passando pertanto dall’attenzione verso la realtà del dopoguerra e dei suoi protagonisti a quella verso la soggettività dei personaggi. In particolare, Antonioni scelse di esplorare la dimensione della comunicazione tra individui, che nei suoi lavori risulta però sempre incompiuta, in un certo senso.

Ed è proprio Appetito a saper cogliere, tramite le sue foto di scena, la tematica dell’incomunicabilità, centrale nel cinema di Antonioni, restituendoci per giunta splendidi ritratti tra cui quello di una giovane Monica Vitti, musa e compagna di vita dell’autore.

Simona Cappuccio

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Simona Cappuccio

Laureata in Italianistica, le sue grandi passioni sono la letteratura, il cinema, il teatro, la scrittura creativa. Ha collaborato per anni con magazine online di letteratura e critica cinematografica. Lavora inoltre come ufficio stampa nell'ambito formazione.

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