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L’ANIMA DELLA DONNA MAORI

Arriviamo in Nuova Zelanda e andiamo alla scoperta di Wakarewawa, uno dei villaggi maori più conosciuti dell’isola del Nord per giungere poi alle isole Cook e scoprire che l’anima del popolo maori vive negli occhi delle sue donne

Wellington (New Zeland) – “…Marikoriko, secondo la mitologia maori rappresenta la prima donna che fu concepita dai raggi caldi del sole di mezzogiorno, grazie alla dea dei miraggi Arohirohi. Quest’ultima, una volta generata Marikoriko, chiese a Paoro (la dea degli echi) di dargli voce e così la prima donna fu completa. Il nome Marikoriko in lingua maori significa aurora o primo raggio di luce, questa si sposò con Tiki, il primo uomo co-creatore della terra ed ebbero una figlia: Hine Kau Ataata e cioè il primo bambino mai nato..”.

Siamo in Nuova Zelanda per andare  a visitare le sue meravigliose terre ed i villaggi tipici di questa isola del Nord dove il Signore degli Anelli ha trovato dimora. Lineamenti ambrati, occhi scuri come l’ebano, ci accolgono con un sorriso bianco e genuino. Sono le donne maori, dalla corporatura possente e dai lineamenti delicatamente marcati. La donna che ci fa da guida, ci accompagna alla scoperta del  Wakarewarewa, uno dei villaggi maori più famosi di queste zone. In lontananza tra casette bianche e totem variopinti, tra lagune fumose e cespugli dispersi in lande argillose, scorgiamo il volto nascosto di questa terra, unica alcova di fate e folletti leggendari. Proprio vicino alle dimore, come vuole la tradizione di questo popolo, appaiono le croci bianche in ricordo di alcune donne. Il mito e la fantasia in questi luoghi raccontano la storia, mentre restiamo incuriositi e rapiti dall’atmosfera, la guida del “Waka” (il modo con cui la gente del posto chiama il villaggio Wakarewarewa) ci racconta la sua verità.

Chi sono le donne ritratte nelle foto all’ingresso del villaggio? “Sono le antiche guide maori, rigorosamente donne, che fin dalla notte dei tempi, si sono occupate di gestire i villaggi e di guidare visitatori e pellegrini alla scoperta delle nostre terre e tradizioni. Se si osservano bene le loro foto, si comprende pienamente che si tratta di donne affascinanti, coraggiose, che si sono distinte per particolari doti e talenti. Il loro ricordo è l’anima ancestrale del villaggio, motivazione e orgoglio della nostra gente”. Cosa sono queste buche sul terreno coperte da lastre di legno? “Queste sono pozze di acqua calda chiamate hangi, che le donne del villaggio hanno imparato fin dall’antichità ad utilizzare per il riscaldamento delle abitazioni e per cucinare. Tra i piatti tipici ci sono pannocchie cotte in ammollo che hanno un sapore gustoso e dolce”.

Poco più avanti, i fumi del gayser Pohutu, il cui getto può arrivare fino a 20-25 metri di altezza, regala fumate bianche circa una volta all’ora, gli occhi si chiudono salutando la Nuova Zelanda e si riaprono davanti alle meravigliose isole di Rarotonga, nell’arcipelago delle isole Cook. Qui c’è un clima decisamente più caldo ma quel sorriso dolce in lontananza è inconfondibile, una donna maori ornata di fiori ci accoglie all’aeroporto tra note aromatizzate ed eleganti. I suoi occhi questa volta sono verdi come le lagune degli  oceani incontaminati, la luce che sprigionano ci fa da subito sentire  a casa.

E’ la settimana del Te Maeva Nui, uno dei festival di danza più conosciuti del Pacifico e la sera stessa  ci rechiamo al centro dell’isola dove bimbi scalzi, donne con ghirlande di fiori e uomini intenti a cucinare il marlyn danno vita con maestria ad un evento atteso tutto l’anno. La festa ha inizio e mentre la Maori ci dona una meravigliosa collana di fiori, le confidiamo, con l’aiuto di un amico che conosce la sua lingua, di essere invasi da una sensazione di pace inspiegabile. Lei non ci risponde e annuisce ma il suo sguardo tenero e affascinante ci svela in un gesto il mistero dell’esistenza femminile.

Anita Zechender

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Anita Zechender

Nasce ad Orvieto e dopo numerose esperienze professionali all’estero, tra cui Londra, Berlino, Madrid, Andalusia, Emirati Arabi, Costa Rica e Panama, si stabilisce a Roma, dove attualmente lavora e vive con la sua famiglia. Giornalista freelance, scrittrice ed insegnante, concepisce il viaggio come un percorso dell’anima, un ponte per incontrare mondi possibili e occhi ancora ingenui. Si laurea con lode in “Lingue e Letterature straniere” presso “La Sapienza”, ottenendo poi un riconoscimento della sua laurea in quella di “Filología Alemana”, da parte del Ministerio de Educación di Madrid. Consegue diversi master tra cui, quello in “Fashion Marketing Management for Fashion Buying”, quello in Pedagogia Didattica e Ricerca Educativa presso l’Università pubblica di Macerata e quello in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso l’Università Guglielmo Marconi di Roma. Ha lavorato con diverse testate: Roma Giovani, Dietro le Quinte, Happy Hour e B-Magazine, dove scrive di arte, interior design, architettura e viaggi. Dal gennaio 2012 collabora con Repubblica.it, nel settore Viaggi.

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