UNA MOSTRA PER CAPIRE E APPROFONDIRE IL III SEC. D.C. DA MOLTI IDENTIFICATO COME L’EMBLEMA DELLA DISASTROSA CRISI CHE COLPÍ ROMA E IL SUO IMPERO

Roma – Il termine ultimo per visitare L’età dell’Angoscia – Da Commodo a Diocleziano (180-305 d.C.), ovvero la quarta tappa del ciclo quinquennale di mostre dal titolo I Giorni di Roma, è fissato per il 4 ottobre 2015. Inaugurata infatti lo scorso 28 gennaio presso i Musei Capitolini, la mostra rappresenta un’ottima opportunità per gli amanti della storia antica e dell’archeologia, ma anche per i meno esperti intenzionati a conoscere meglio il contesto, i personaggi e le dinamiche che animarono il III secolo d.C., generalmente identificato come il periodo di “crisi” della Roma Imperiale. Una crisi profondissima, che arrivò ad intaccare tutta la spiritualità di un mondo che stava ormai perdendo (o forse aveva già perso) tutte le sue certezze, finendo ormai in preda a sentimenti come lo smarrimento e la paura.

Promossa da Roma Capitale e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, curata da Eugenio La Rocca, Claudio Parisi Presicce e Annalisa Lo Monaco, col coinvolgimento di diversi musei di fama internazionale, L’età dell’Angoscia ospita duecento opere tra statue, busti, sarcofagi, mosaici e ritratti per un totale di sette sezioni relative alle seguenti tematiche: I protagonisti, perciò gli imperatori, le loro famiglie e le mogli, i nobili romani; L’esercito, vero e grande protagonista di quel secolo di nera crisi politico-economica, oltre che sociale; La città di Roma, “caput mundi”; La religione; Le ricche dimore private e i loro arredi; infine, Vivere (e morire) nell’impero e I costumi funerari.

Con riferimento alle ultime due sezioni della mostra, in effetti la morte è un fatto e un concetto necessario per la comprensione di quel secolo, durante il quale numerosi regnanti si avvicendarono, governando in modo instabile e spesso cadendo vittime di assassinii e congiure. Come nel caso di Commodo, di cui tutti ricorderanno la versione cinematografica resa da Joaquin Phoenix ne Il Gladiatore, perfetto nel restituire la controversa umanità e la pazzia dell’imperatore.

L’età dell’Angoscia consentirà, in definitiva, al pubblico di riflettere su quanto è stato, sul passato e sulla storia, ma soprattutto su come certe dinamiche ritornino, ripetendosi inevitabilmente, nel corso del tempo. Tanto da ricordare quelle che caratterizzano, oggi, la “crisi” dell’uomo nel mondo moderno.

Simona Cappuccio