Storia dell’Enalc Hotel. Dai fasti di Hollywood all’abbandono di oggi. Ecco, l’albergo fantasma di Ostia. Di fronte allo storico trampolino dello stabilimento Kursaal, un mostro di cemento che ancora custodisce i segreti della Dolce Vita

Roma- Era un’attrazione unica fin dal 1959, anno della sua costruzione. Ci cantò Mina con Corrado, qui soggiornò Re Farouk e Frank Sinatra, Liz Taylor e John Wayne. Fu scelto anche dalla nazionale italiana di calcio prima dei mondiali Messico’70. Dell’Enalc Hotel restano solo i ricordi. Un albergo, al centro del lungomare di Ostia, che da anni è in uno stato di abbandono e la cui rinascita è stata ostacolata da mille contenziosi. Ora, anche la Regione Lazio ci rinuncia. L’amministrazione Zingaretti ha infatti avviato le pratiche per revocare la concessione, stipulata con un bando del 2009, alla Confcommercio Lazio. «Stiamo provvedendo alla rescissione in autotutela dell’assegnazione», spiegano dalla Pisana. All’atto pratico, tra i motivi che hanno portato al dietrofront, ci sarebbero progetti di ristrutturazione che non sono stati portati a termine e contese aperte persino per il pagamento delle bollette. La Regione è pronta a intraprendere una nuova gara per la gestione e del «vecchio» albergo non ne vuole quasi più sapere.

Dai fasti di Hollywood ai cani randagi che scorrazzano tra i campi da tennis abbandonati. Ecco, l’hotel fantasma che da via Bernardino da Monticastro spicca sulla Rotonda, a due passi dalla Cristoforo Colombo. Settantadue camere, di cui 40 extralusso, 120 posti letto e anche una piscina olimpionica che, se rimessa a posto, sarebbe potuta tornare utile per i mondiali di nuoto del 2009. Il giardino e il cortile sono lasciati alle erbacce. Parquet ammuffiti e spaccati, maniglie delle porte rubate come la storica fontana all’ingresso, pezzi di cantiere ovunque mescolati ai bivacchi dei senzatetto. Dodicimila metri quadrati, tre piani di architettura razionalista e spazi enormi oggi ricoperti dalla polvere dell’incuria. «Qui ha dormito l’Italia di Zoff, Albertosi, Burgnich e Facchetti – rivela Giorgio Bertusi, storico albergatore del Lido- era la nazionale di Valcareggi, quella della storica vittoria contro la Germania. Fa tristezza vederlo oggi ridotto così».

Mai utilizzato dal 1975, di tagli del nastro, negli ultimi anni, se ne contano almeno quattro: da Francesco Storace a Piero Marrazzo, passando per Renata Polverini che nel 2012 fa partire una scuola dedicata al turismo. Quasi 10 milioni di euro di fondi spesi insieme alla Cogeim-Confcommercio, ma nessuna apertura al pubblico. Nel gennaio del 2014, è il turno di Nicola Zingaretti. «Riattiviamo la struttura a breve, presto un ostello sul mare», annunciò allora l’attuale presidente del Lazio.

Si aprì solo la «Scuola del Gusto», ma in uno dei manufatti più piccoli accanto all’ex mega-hotel. L’unico fiore all’occhiello dell’Enalc (acronimo di Ente Nazionale del Lavoro e Commercio) è ormai da dieci anni il centro provinciale di formazione professionale. Cinque classi di futuri chef e professionisti – con un futuro nella migliore ristorazione – ma costretti a studiare in classi sovraffollate, mentre a pochi metri si erge l’imponente albergo di cento stanze. Il crack del vecchio Ente «carrozzone», destinato a formare tecnici alberghiere invidiati da mezz’Europa, avviene nei primi anni’70 quando la neonata Regione Lazio diventa proprietaria dell’immobile. Ma gli interventi di consolidamento non sono mai partiti. È l’inizio del calvario: l’albergo viene abbandonato e nel 1984 viene anche occupato da 30 famiglie sfrattate dal Borghetto dei Pescatori. Dopo gli sgomberi, il tentativo di rilancio. L’Enalc del terzo millennio, secondo i piani dell’amministrazione, sarebbe dovuto diventare il polo congressi dell’area sud di Roma, in collegamento con l’Eur e l’aeroporto di Fiumicino. Nella realtà, lo scheletro di cemento che purtroppo continua a essere dimenticato