Spazio Kabul

LA VOCE DEL CALIFFATO

In Afghanistan la propaganda mediatica dell’Isis avviene attraverso la radio. Le cellule del terrore islamico si stanno radicando anche nelle regioni dove è in corso la missione Nato a cui partecipa il contingente italiano.

Kabul (Afghanistan)- La radio torna ad essere il veicolo di comunicazione più efficace, nei tempi del “bombardamento” mediatico, figlio dell’attuale società globalizzata, l’Isis adotta la vecchia ma efficace radio, come strumento di propaganda in Afghanistan. Al momento Internet viene messo da parte, le truppe fedeli ad Al-Baghdadi hanno scelto “La voce del Califfato”, questo è il nome della emittente, con l’intento di coinvolgere e convertire il maggior numero di fedeli alla loro politica di espansione, incoraggiare la popolazione e soprattutto incitare i giovani a combattere contro il governo centrale. La nuova “voce” trasmette nel capoluogo di Jalalabad, zona orientale afghana al confine con il Pakistan, e in alcuni distretti limitrofi. L’attacco suicida  del 18 aprile a Jalalabad, davanti ad una filiale della Kabul Bank, che aveva fatto almeno 33 vittime ed oltre 100 feriti, dipendenti pubblici in attesa di entrare per riscuotere lo stipendio, era stato il primo segnale forte lanciato dai miliziani dello Stato Islamico, e dell’avanzata del gruppo “Isis Wilayat Khorasan” verso tutta l’Asia Meridionale ed in particolare le regioni afgane.  A rivendicare l’atto terroristico fu il suo portavoce Shahidullah Shahid, il quale aveva rinnegato i talebani pakistani nel 2014, scegliendo la strada alternativa, quella al  servizio  del Califfo Al-Baghdadi.  Isis Wilayat Khorasan significa letteralmente “Provincia del Khorasan dell’Isis”. Khorasan è l’antico nome della provincia più orientale dell’impero persiano. In un primo momento si pensava che i mandatari dell’attacco fossero stati i talebani, ma immediata fu la smentita del leader talebano della provincia, Zabihullah Mujahid, il quale condannò l’attacco, confermando ai mass media internazionali che l’obiettivo della sua organizzazione non erano gruppi di civili ma i contingenti stranieri, gli invasori e le forze di sicurezza del governo centrale di Kabul. Non è chiaro se Isis Wilayat Khorasan sia un gruppo ufficializzato dall’Isis in Afghanistan o se si tratti di una formazione indipendente che ha dichiarato la sua adesione all’Isis. La verità su cui non si possono avere dei dubbi, è che con questa azione lo Stato Islamico ha inviato un forte segnale in direzione di tutta l’Asia Meridionale, dove presto potrebbe cominciare a espandersi. In queste aree l’Isis ha già iniziato a radicarsi attirando soprattutto giovani combattenti che non ritengono più vantaggioso rispondere alla leadership talebana. La penetrazione dello Stato Islamico in Afghanistan rappresenta una nuova sfida per il Paese, martoriato da decenni di guerre e sotto la minaccia dei Talebani. Secondo i servizi segreti afghani il gruppo capeggiato da Al-Baghdadi è già operativo nelle province di Helmand, Nangarhar e Farah.  La difficile situazione della sicurezza in Afghanistan fa aumentare le preoccupazioni per un allargamento dell’Isis nel Paese, infatti potrebbe riuscire a stabilirsi in Afghanistan e poi utilizzare il paese come un punto di lancio verso la Russia e anche verso altri stati dell’Asia Centrale come l’Uzbekistan e il Tagikistan. In definitiva mentre nella coalizione anti-Isis tutti litigano con tutti, gli uomini del califfato sono entrati in Afghanistan. Circa 2000 combattenti nel silenzio internazionale sono penetrati in almeno quattro province afghane a sud di Jalalabad. Alcune dichiarazioni di residenti delle regioni in questione,  parlano di brutalità efferata condotta da uomini, di difficile identificazione che avrebbero imposto la stessa disciplina adottata in Iraq e Siria con l’applicazione più stretta della Sharia. La realizzazione di una stazione radiofonica, è l’ultimo tassello che dimostra in maniera definitiva che in Afghanistan da svariato tempo l’Isis prova a costituire una figura forte e costante, beneficiando delle diserzioni sempre più frequenti dei talebani. Gran parte del palinsesto è costituito da messaggi che mirano alla radicalizzazione dei giovani afghani e minacce al governo centrale, trasmette in FM, ogni giorno da circa un mese,  fra versetti del Corano e notizie di “gloriose vittorie” del movimento.

 

Preoccupazione autorità afghane e Nato. La nascita inaspettata della  “Voce del Califfato”,  ha messo in allarme il presidente Ashraf Ghani e tutto il suo entourage, le onde radio su cui trasmette  sature di messaggi anti-governativi, e il timore che possano raggiungere molte persone e convincerne più di una, comincia a serpeggiare con grande apprensione. Responsabili del Consiglio provinciale hanno dichiarato che non si sa ancora da dove parta il segnale della radio che è ricevuto chiaramente nel capoluogo, Jalalabad City, e in molti distretti chiave.  L’ingresso dell’Isis in Afghanistan, dovuto originariamente all’iniziativa di un comandante, Abdul Rauf Khadem, è oramai una seria minaccia a cui devono far fronte le forze di sicurezza afghane ed il governo del presidente Ashraf Ghani, senza più sottovalutare la crescita costante e la grande cassa di risonanza all’interno del Paese. Pochi mesi fa il comandante delle forze Nato in Afghanistan, generale John Campbell, ha sostenuto che i seguaci del gruppo terroristico stanno cercando di stabilire la loro base in Nangarhar, grazie all’adesione di gruppi di ex talebani dell’ala più radicale e l’arrivo di militanti da Siria e Iraq. Il vero progetto dell’Isis, è la costituzione di un “Califfato” che si estenda dall’Atlantico alle Repubbliche ex sovietiche. Un piccola e sconosciuta Radio, seppur ai più sembra un piccolo segnale di propaganda, deve essere identificata come un vero punto di contatto nel territorio, forte e radicato, ed un terminale di comunicazione corretto in un Paese martoriato da anni di guerre, dove anche un sola parola di rinascita trasmessa anche attraverso uno speaker sconosciuto, può essere percepita come un segnale di speranza, qualunque sia la fonte.

Pierluigi Bussi

Pierluigi Bussi

Pierluigi Bussi è giornalista dal 2003 e inviato in zone di guerra e all'estero. E’ stato, tre gli altri paesi in Afghanistan e Tunisia. Si è laureato in Relazioni Internazionali presso L’Università La Sapienza di Roma con approfondimenti sui conflitti nel Corno d’Africa e Medio Oriente. Da anni segue le sorti politiche e sociali afgane. Tra i vari ruoli ricoperti è stato capo redattore del mensile Europe Today, ha collaborato con i quotidiani Pubblico, Roma News, Il Mezzogiorno d’Italia, con approfondimenti in materia di politica estera. Ha scritto, inoltre, per Storia in Network. Attualmente collabora con la Repubblica e La Stampa.

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