Commento della Prima Lettera ai Corinzi, versetto 13,13.

Roma – Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità. (1 Cor 13,13)

La carità del cristiano è la forma di ogni virtù, in quanto costituisce l’essere comunionale dell’uomo, orizzontale e verticale, con Dio e con gli altri uomini, discendente ma in risposta anche ascendente. Perciò la carità è la più grande, è la virtù con la quale lo Spirito rinnova la capacità di amare sia Dio, che se stessi e il prossimo.

Inoltre la carità, completando e portando a compimento le altre virtù, è l’unica che rimarrà e che non avrà mai fine. La fede e la speranza, una volta raggiunta la meta escatologica, quel conoscere “faccia a faccia”, necessarie a raggiungerlo, non ci saranno più e non saranno più necessarie all’uomo. La carità, invece, rimarrà perché è l’essenza stessa di Dio, il conoscere Dio pienamente e goderne, il senso ultimo dell’essere umano.

Tutto viene da Dio, tutto da Lui prende forma ed a Lui tutto tende, dalla sua carità. E Dio, essendo Amore Eterno e Carità Assoluta, si può ben affermare, che l’Amore-Agape-Caritas è nella Verità ed è Verità stessa.

Benedetto XVI al numero 2 di Caritas in Veritate, sua seconda enciclica sulla carità, sottolinea con forza che tutto l’agire dell’uomo, sia individuale che sociale, deve essere permeato della carità che viene da Dio.

Ma va oltre il pensiero di Ratzinger – dicendo che non basta cercare la verità nella carità ma anche la carità nella verità – ovvero la verità si trova dentro la carità, ma a sua volta, la carità deve essere avvalorata dalla luce della verità. Sono quindi complementari ed inscindibili: senza la verità – infatti – la carità scivolerebbe nel sentimentalismo, sarebbe un amore senza verità, svuotato del suo significato più pieno e vero. Un amore vuoto, esclusivamente emozionale e soggettivo. E’ la verità che lo rende oggettivo. La carità è donazione, accoglienza e comunione, e senza la luce della verità rimarrebbe soltanto come buone azioni e propositi, perdendo la dimensione oggettiva dell’Agape attraverso il suo Logos.

Vanno quindi insieme, Agape e Logos, Carità e Verità, non c’è alcuna possibilità di separarle, pena lo svuotamento di esse.

                                                                                                                           Emanuele Cheloni