Lo scultore espone a Palazzo Valdina fino al 10 gennaio le sue opere in terracotta dedicate alla Passione e morte del Cristo. Un progetto che le trasformerà in sculture in bronzo alte tre metri destinate al Santuario del Divino Amore

 

 

Per un artista, per uno scultore, la realizzazione della Passione di Cristo deve essere un punto di arrivo dal significato alto. E soltanto un animo sensibile e un essere che ha voglia di conoscere e approfondire, al di là di ogni credo religioso, può dare anima alla terracotta, al bronzo, alla forma. 

Alessandro Romano, tra gli Artisti più noti al mondo, ha realizzato tutto questo interpretando il dolore di Gesù nella maniera più intima eppure più ricettiva al visitatore che fino al 10 gennaio, alla Camera dei deputati in piazza di Campo Marzio, 42, può ammirare i bozzetti in terracotta che presto diventeranno sculture in bronzo alte tre metri. Una Via Crucis che collegherà l’antico Santuario del Divino Amore al nuovo, in un ideale percorso che indica un tempo che è passato eppure è ancora presente. L’idea, l’ispirazione di Via Dolorosa, come lo stesso Romano racconta, è nata nel realizzare la Crocifissione. Sì, ma come? Dall’anima alla mente alle mani, per un artista il passo è tormentato ma breve.

Cristo un tutt’uno con la Croce. Cristo dentro la Croce, ecco l’idea, l’ispirazione che ha mosso le mani dell’artista. Romano ha cercato nelle testimonianze, nel racconto tramandato ma ha aggiunto di suo quanto di più tenero, doloroso, straziante ed attuale si possa immaginare.

“…come un viandante assetato scopre una pozza d’acqua nel deserto e vi si getta per saziare la propria arsura, rimanendo assetato più di prima, così io mi gettavo in queste opere cercando qualcosa che non riuscivo mai a trovare. Spesso ne uscivo animato da una strana irrequietezza, avevo la sensazione dell’assenza di qualcosa, una indefinita incompletezza…”.

Così racconta la genesi di questo progetto Alessandro Romano e nulla di più calzante dell’immagine di un essere assetato che non sazia la sua sete, può rendere l’idea di come l’uomo abbia bisogno di cercare e cercare per conoscere e per migliorarsi.

Pietà

Nelle opere di Romano c’è il dramma dei giorni nostri perché l’orrore purtroppo si ripete nella storia che a molti non insegna la pietà.

E tra le opere esposte ecco la nuova Pietà, Maria che va al sepolcro, che accoglie suo figlio tra le sue braccia, quel corpo inerme. Solleva il braccio del suo Gesù e porta la sua mano senza vita al suo volto di mamma per una carezza.

Ed ancora le cadute del Cristo sul Monte Calvario acquistano particolari sconosciuti come la seconda che, come spiega lo scultore, è dovuta all’inciampo nella veste.

Che dire della crudeltà della Crocifissione, del martellare sui chiodi al polso e nella mano di Gesù. Sembra di sentirne il rumore. Il volto sofferente e incredulo del Cristo. 

Da queste sculture però il dolore esce sconfitto e si trasforma in speranza con la Resurrezione non solo del Cristo ma anche delle anime già scomparse.

A completamento di questo ideale cammino nell’arte di Alessandro Romano, in un’altra Sala di Palazzo Valdina, altre sculture raccontano l’artista. La maestosità delle sue opere.

Nel cortile, il sogno spezzato di Icaro commuove e sorprende. I particolari di questo corpo scagliato sulla terra; le mani, i piedi, le dita, il volto di chi sa che sta per morire, parlano dell’incredulità del ragazzo sconfitto dalla cera sciolta.