Dossier

LA VENDETTA DI QAMAR GUL

La vicenda della ragazza ha fatto il giro del mondo, le sue dichiarazioni in esclusiva a Kim International Magazine dimostrano il coraggio di questa eroina a cui sono stati uccisi i genitori davanti agli occhi

Si chiama Qamar Gul ed è una giovane afghana della provincia di Ghor, diventata famosa per aver imbracciato un Kalashnikov e ucciso due talebani che le avevano assassinato i genitori. La ragazza è diventata un simbolo non solo nel paese asiatico, ma anche in tutto il mondo, per la sua scelta di ribellarsi all’ingiustizia a ogni costo. Tanto che oggi deve vivere in una località protetta a Kabul, lontana dalla sua casa, per paura che l’Emirato Islamico tenti di ucciderla per vendetta. Ha accettato di incontrarci per raccontare la sua storia e lanciare un messaggio di speranza a tutte le persone oppresse dai fondamentalisti, soprattutto le donne. Lei, infatti, non ha alcuna intenzione di cedere o di “pentirsi” di quanto avvenuto. Anzi. È pronta per continuare la sua battaglia personale, anche da sola, affinché torni la pace nel suo paese e la popolazione possa vivere senza la minaccia delle armi.

«Non ho alcun problema a ripetere quanto ho fatto. Se necessario, andrò in guerra con i talebani per difendermi». Sottolinea con forza, ripercorrendo quanto accaduto quella notte. «Era mezzanotte quando sono arrivati i talebani nella nostra zona e hanno bussato alla nostra porta. Mia madre ha risposto, ma si è rifiutata di aprire – ha spiegato -. Allora hanno rotto la porta e trascinato i miei genitori nel corridoio. Poi li hanno uccisi entrambi a colpi di arma da fuoco». A quel punto Qamar è intervenuta, insieme al fratello dodicenne, imbracciando un kalashnikov e sparando sugli aggressori. In due sono rimasti sul terreno, mentre gli altri hanno ripiegato non capendo cosa succedesse. A quel punto sono intervenuti gli altri abitanti, che hanno fatto fuggire i miliziani. «Sono orgogliosa di aver ucciso gli assassini dei miei genitori. L’ho fatto perché li hanno assassinati a sangue freddo e senza motivo, sapendo che poi sarebbero venuti per me».

In questa tragedia ci sono, però, due elementi positivi. Il primo è che «quando abbiamo sparato ai talebani – conclude Qamar Gul – gli altri abitanti del villaggio sono venuti in nostro aiuto. Si sono precipitati e hanno costretto il gruppo a dileguarsi. Questa cosa mi dà la forza di andare avanti». Il secondo è che la storia della ragazza ha fatto non solo il giro dell’Afghanistan, ma anche del resto del mondo e ha dimostrato a tante giovani che si può e si deve reagire, a prescindere dalle conseguenze. Non a caso, in diverse zone del paese asiatico c’è fermento e in molti villaggi si cominciano a organizzare una sorta di servizi di vigilanza, mentre finora la popolazione subiva passivamente le scorribande dei fondamentalisti. È un piccolo segnale, ma di grande importanza che può portare a risultati insperati. Il tutto grazie a una semplice teenager, che da sola ha sconfitto due volte l’Emirato Islamico.

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Pierluigi Bussi

Pierluigi Bussi è giornalista dal 2003 e inviato in zone di guerra e all'estero. E’ stato, tre gli altri paesi in Afghanistan e Tunisia. Si è laureato in Relazioni Internazionali presso L’Università La Sapienza di Roma con approfondimenti sui conflitti nel Corno d’Africa e Medio Oriente. Da anni segue le sorti politiche e sociali afgane. Tra i vari ruoli ricoperti è stato capo redattore del mensile Europe Today, ha collaborato con i quotidiani Pubblico, Roma News, Il Mezzogiorno d’Italia, con approfondimenti in materia di politica estera. Ha scritto, inoltre, per Storia in Network. Attualmente collabora con La Stampa.

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