Un appuntamento fisso tra le mura di Viterbo, tra la calma dei monti cimini e la bellezza di un’antica città medioevale.

Viterbo- Anche quest’anno a Viterbo si è svolta la festa dedicata a santa Rosa con il tradizionale trasporto della Macchina. All’interno delle mura di cinta, tra le vie della città medievale, la popolazione di Viterbo e molti curiosi si sono incontrati per assistere ad un bellissimo spettacolo che, nonostante risalga al ‘600, affonda le sue radici storiche a ben più di cinquecento anni fa. Uno spettacolo di grande valore simbolico per i viterbesi, che ancor oggi partecipano calorosamente al ricordo di una ragazza che Giovanni Paolo II descrisse come un “modello per le ragazze e per le giovani” e un invito “a comprendere a fondo, nella loro vita, l’assoluto di Dio in una piena donazione d’amore al di là di ogni rispetto umano!”.

La Macchina, insieme ad altre macchine a spalla come i Gigli di Nola, i Candelieri di Sassari e la Varia di Palmi, è stata riconosciuta nel 2013 quale patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’ UNESCO e, quest’anno, è stata inserita all’interno dell’EXPO 2015 di Milano. In tal senso, rappresenta un ottimo esempio di come una tradizione sia riuscita a porsi all’interno dello scenario globale facendo conoscere una piccola realtà, come è quella di Viterbo, che però porta in sé un importante compito quale è quello di rappresentare una parte importante dell’identità e della storia di un popolo.

Con i suoi facchini, più di cento, benedetti in articulo mortis, a sorreggerla e trasportarla, la Macchina, alta circa trenta metri e del peso di quarantasei quintali, ha percorso le strade della città seguendo il tradizionale tragitto che, iniziando da Porta Romana, si conclude al sagrato della Chiesa di santa Rosa,  dopo la difficile e suggestiva salita.

Il trasporto, iniziato con un leggero ritardo, è stato seguito da un incredibile spettacolo pirotecnico durato circa venticinque minuti, che ha saputo incorniciare a dovere Viterbo e la sua festa. Una festa in teoria di due giorni, ma che in realtà dura un mese con l’introduzione del Settembre viterbese, risultato del lavoro di un anno, che unisce la popolazione viterbese ed il sempre maggior numero di turisti, in un giorno di festa attraverso un sentimento di fede e fiducia verso l’anno che viene.

I facchini, la popolazione viterbese e tutte le persone presenti alla festa (molti gli stranieri), tra sbandieratori, bancherelle ed una splendida città da visitare e di cui andar fieri, hanno potuto godere di una tradizione unica che, muovendosi tra il cristiano ed il pagano, riesce ogni anno a portare un po’ di unità e serenità.

 

                                                                                                                                Federico Molfese